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È ancora utile la Leopolda a Renzi?

La Leopolda, convegno politico voluto e lanciato da Renzi nel 2010 ( ricordo che all’inizio aiutò e fu co protagonista Civati), è stata sicuramente una importante piattaforma politica di lancio per l’attuale segretario del Partito Democratico. Stamane ho letto sul Foglio, quotidiano fondato da Ferrara e ora diretto da Cerasa, un’inchiesta su che tipo di classe dirigente è uscita da quel convegno politico che si ripete ogni anno. L’inchiesta è stata scritta dal giornalista David Allegranti, il quale segue la scalata renziana – senza essere né renziano né anti renziano, giustamente –  fin dagli inizi. L’Allegranti riporta e ci spiega i nomi di chi gira intorno a Renzi, chi è uscito dal team Leopolda, chi è caduto in disgrazia chi no. Insomma ci fa un punto della situazione, spiegandoci bene cosa è successo e cosa sta succedendo. Sempre nel lungo articolo il giornalista fiorentino riporta l’indiscrezione corretta sul fatto che la Leopolda si farà molto probabilmente dopo il 31 ottobre, dopo Expo.

Mi chiedo: ha senso per Renzi politicamente fare anche quest’anno la Leopolda? Ha senso riproporla per tenere unito il gruppo, fare la conta di chi è yesman? Per il segretario del Partito Democratico è, dall’anno scorso, un momento di grande celebrazione della sua figura e può far vedere quanto è stato bravo. Dal punto di vista di Renzi e del suo Giglio Bianco direi che sì, ha senso fare la Leopolda. Poter sviare un attimo i giornalisti e militanti dai malumori e paludi del Parlamento. Magari c’è chi si aspetta scivoloni, c’è chi vorrà vedere incrinature o possibile segni di cedimento ma credo che il team di Renzi sia troppo astuto per far notare smacchiature durante quei giorni. Forse i Giglioli bianchi si aspetteranno qualche contro Leopolda. Io mi auguro di no: le contro leopolde servono solo a Renzi e a renderlo più forte. Ammetto che vi andrei a curiosare più che altro per un gusto antropologico: chi c’è e chi non c’è e soprattutto chi c’è come si comportano, per molti il ridicolo nel volersi fare notare è sempre dietro all’angolo.

Ma la Leopolda è utile per riconquistare militanti? E i militanti stanchi non sono solo i vecchi comunisti ma sono anche i trentenni, stufi di sole molte parole e inadeguatezza di parte della nuova classe dirigente. La Leopolda serve ancora come incubatore di nuove idee? Come convegno promotore di dialogo fra parti diverse coinvolgendo le forze della base? Alla base interessa davvero quello che si racconterà alla Leopolda? Se ne parlerà nei circoli o sezioni, che dir si voglia? A queste domande non so davvero dare risposta. Spero solo che non ci sia troppa aria fritta.

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Il grande comunicatore si sta rottamando da solo?

Matteo Renzi è in grande difficoltà. Ovviamente non lo ammetterà mai. Marco Damilano nel suo articolo sull’Espresso on line dice che il primo ministro ha perso verve e forza nei discorsi. Ricorda come un anno fa si presentava vincitore con il quaranta per cento alle europee e oggi invece vincitore perdente delle regionali/comunali di maggio e giugno.

È vero che qualcosa si sta rompendo. Non tanto per le uscite di Civati e Fassina ma per la totale perdita di dialogo con tutta la base. Tutta. C’è stato un sfilacciamento, iniziato a dire il vero già dall’anno scorso ma non notato causa ubriacatura da vittoria europee, con la base che si è tramutato in totale divergenza delle strade. Renzi non riesce più a incantare.

Il secondo fattore preoccupante è quella sensazione di non sapere che cosa fare, di aver paura che il Governo non sappia bene dove sta andando, perché si sta impuntando tanto su queste riforme non proprio geniali. Si aggiunge il timore di avere problemi alle elezioni nazionali con l’Italicum. Tutti coloro che erano saliti sul carro ora stanno già valutando se scendere e come scendere.

Chi vota sinistra è sperduto. Non si vedono figure in cui avere fiducia, riconoscersi. Attenzione. Non bisogna cercare figure politiche in funzione anti-Renzi! Bisogna smetterla di tramutare Renzi nel Berlusconi 2.0 per non prendere altre decisioni. Ci vuole una figura che sappia guidare il partito, il Paese, che sappia vincere, che sappia ri parlare alla base e che abbia una visione del futuro a lungo termine del Paese. Insomma: ci vorrebbe un miracolo.

Per ora sono iniziate le sabbie mobili della politica nei centri di potere. Il Napoleone toscano perde se non riesce a correre e con le sabbie mobili è diventato più lento di un bradipo. Alcuni dei suoi fedelissimi dicono che sta per tirare fuori dal cilindro una sorpresa (elezioni in autunno? Ma avrebbe senso? Non credo). In ogni caso sono davvero tutti nervosi.

Il sindaco d’Italia poi sta abbandonando al loro destino tutti i sindaci del Paese, in primis Ignazio Marino. Non ho mai visto negli ultimi anni una figura più isolata e abbandonata a se stessa del sindaco di Roma. Ora che avrebbe bisogno dell’appoggio non solo del Governo ma anche del suo Partito. Orfini non sta capendo che è stato usato e ora prova a ridare una rotta al Pd romano ma con enormi difficoltà e con una scorta. Marino non è un genio politico ma è una persona perbene che aiutata saprà lavorare egregiamente risollevando Roma, ma aiutata non abbandonata. Il Sindaco d’Italia non capisce gli errori che sta facendo con il sindaco della capitale italiana.

È un momento davvero complicato e pieno di incognite per Renzi ma anche per noi italiani. Il grande comunicatore si sta rottamando. Noi della sinistra italiana dobbiamo pensare e lavorare a ricostruire noi stessi e il nostro elettorato, con un piano per il Paese fattibile e importante, se non vogliamo essere a nostra volta rottamati. E francamente mi spaventa pensare il nostro bel Paese in mano ai grillini o ai leghisti.

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Il vuoto e il moto. Una lucida analisi politica di Marco Damilano.

Inizierò questo post dichiarando da subito che ho votato Matteo Renzi alle primarie del 2012 e a quelle del 2013. Non ho votato il nostro attuale premier perché me l’ha detto qualcuno o perché in fase semi adorante come ho visto negli occhi di molti. L’ho votato perché volevo anch’io un cambiamento e superficialmente ho scritto il suo nome. Non mi sento per nulla una renziana ma non sono neanche una cuperliana o civatiana o legabile a qualsiasi altra corrente all’interno del PD. Ad oggi però mi chiedo se non ho fatto uno sbaglio, non ho una risposta certa, devo ammettere. Leggo i quotidiani, sia italiani che stranieri che quelli su internet, da quando ho 16 anni e mi sono avvicinata per la prima volta alla politica. Leggo. Leggo davvero molto e mai in maniera superficiale; tra i tanti libri anche saggi politici/sociologici/economici e via dicendo per tenermi informata ma anche per ampliare le mie conoscenze. Seguo con interesse vero i dibattiti politici, le direzioni del mio partito in streaming, sono stata tesserata SG (giovanile DS) e dopo una pausa di sette anni l’anno scorso mi sono tesserata al PD; anche se la politica non è mai uscita da miei interessi.

Insomma per molti sono una sfigata. E non mi curo di negarlo. Qualcuno dovrà pur impegnarsi nella vita sociale, nei dibatti, e chi meglio di uno sfigato. No?

Ovviamente leggo ogni venerdì il settimanale “L’Espresso”. Gli articoli e le opinioni di Marco Damilano sono diventati per me un appuntamento da non saltare. Posso non sempre concordare con il giornalista romano ma mi aiutano a riflettere e a capire cosa sta succedendo in Italia. Vedendolo poi spesso in televisione – Gazebo, tribune politiche di approfondimento su varie reti- è diventato quasi una personaggio con cui mi sento in confidenza. Incredibile come i mezzi di comunicazione rendano tutti virtualmente vicini. Avevo già letto i precedenti libri di Damilano, “Eutansia al potere” e “Chi ha sbagliato più forte”, e li avevo trovati entrambi molto belli e interessanti e quindi quando ho letto sull’Espresso che sarebbe uscito il nuovo libro sono corsa in libreria a comprarlo.

“La Repubblica dei selfie (dalla meglio gioventù a Matteo Renzi)”, edito da Rizzoli, è un attento e necessario ripasso storico degli ultimi quarant’anni della vita politica e sociale italiana. Damilano, in una maniera totalmente oggettiva ma anche pessimistica, ripercorre quello che è successo in Italia dalla fondazione della Repubblica all’avvento di Renzi. È un ripasso storico necessario per capire come mai siamo arrivati a questa situazione nazionale. Demolisce in maniera garbata luoghi comuni e mitologie politiche riportando semplicemente i fatti. Mi azzardo a dire che è un enorme fact checking politico, di cui sentivo la necessità.

Notevole e interessante come Damilano trovi analogie tra il fiorentino Fanfani e il fiorentino Renzi. Come la storia, non ciclicamente, ma a spirale si ripeta, anche se con differenze. Ho scritto che Marco Damilano è pessimista. Trovo nel suo vedere il Vuoto (scritto proprio con la v maiuscola) politico qualcosa di estremo, qualcosa di buono si è creato! ma la spinta che ha permesso che l’Italia non fallisse è stato il Moto e cioè movimenti nati dal popolo che però non sono mai stati colti dai politici e quindi si esaurivano come nulla di fatto.

Quando c’è stata la prima frattura con i Padri fondatori della Repubblica e quindi con il passato nel 1992-1994, Damilano scrive questo:” Non è stata una rivolta di figli a rovesciare il sistema dei partiti, è una resa dei conti tutta interna al vecchio mondo. Per questo Tangentopoli è rimasta una rivoluzione solo giudiziaria. Che non ha toccato nulla dei poteri politici, economici, culturali del Paese. Non ha cambiato nessun comportamento. Non ha coinvolto nessuna spetto della vita pubblica. “. Ha assolutamente ragione. Ripercorrendo velocemente il periodo Berlusconi, arriva a parlare di Renzi e spiega che la frattura più grave è stata quella del 2011-2014. Una frattura davvero storica di cui ancora non sappia appieno che conseguenza avrà.

Spiega che Renzi è ossessionato dal tempo come un novello Napoleone ma con caratteristiche sia del Principe di Machiavelli che di quello di Gramsci, il tutto condito da una ricerca ossessiva di una sfida. Il Premier riassume bene il post ideologico che il Paese sta attraversando. Renzi è post democristiano e post comunista e per questo che molti dei suoi nemici o detrattori non lo capisce. Lui ha assimilato già tutta la storia politica, superandola, prendendo qualche esempio (Fanfani, Berlusconi) e rimodellando tutto sulla sua persona per la creazione dell’Unica Persona e la fine dei partiti, che lo stesso Andreotti aveva previsto poco prima del cataclisma di Tangentopoli. Damilano sottolinea “il potere dell’Io” di Renzi che porterà la politica italiana in una nuova fase. Mediatore, trasformista e centralizzatore. Le caratteristiche principali di Renzi che lo aiutano in questa cavalcata verso il cambiamento che ha in mente. Ho trovato efficace la definizione “leader degli United Colors della Repubblica” per spiegare che Renzi riassume in sé tutti i colori del governo e dei poteri esterni al Parlamento.

Damilano non si dimentica di parlare dei collaboratori di Renzi, ma senza cadere in pettegolezzi o fantasticherie politiche. Sottolinea in maniera giusta il ruolo di Filippo Sensi – noto ai più come Nomfup – portavoce del Premier che lo segue ovunque e che, attraverso le foto dal sapore “rubato” e non scenografiche, immortala scene che sembrano storiche ma che aiutano a rendere Renzi vicino alla gente, fruibile, come tutti. Non solo però. Ricalcano anche il lavoro del fotografo di Obama, Pete Souza, in questo modo Palazzo Chigi sembra la Casa Bianca, l’ufficio di Renzi lo studio Ovale e così via. Damilano sottolinea come il passo del ridicolo sia sottile in queste foto ma che per ora sembra prevalere una unanime forma di ammirazione e basta. Per Damilano colgono altro invece: il culto del Sé. Il Selfie. Il giornalista prevede che entreremo presto nella Terza Repubblica, la Repubblica dei Selfie e sarà l’era dell’Unico con la fine dei partiti.

L’analisi politica di Marco Damilano è lucida, oggettiva, pessimista a tratti. Non condivido appieno il finale negativo del giornalista e cioè non credo che i partiti scompariranno. Anzi. Credo che il centro sinistra stia provando a cercare un modo nuovo di capire gli italiani e coinvolgerli, anche se non potrà più fare a meno di un leader forte.

Insomma il nuovo libro di Damilano è da leggere, anche solo per capire e ricapitolare quello che è successo negli ultimi anni. Notevole e buona la bibliografia alla fine del libro, per chi vuole approfondire un’occasione per comprare buoni e utili libri.

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