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Angolo caffè e libri #6 Il gigante sepolto di Kazuo Ishiguro

L’ultimo libro di Ishiguro è uscito in Inghilterra all’inizio di quest’anno ed è stato da poco pubblicato in Italia da Einaudi. L’autore di “Quel che resta del giorno” e “Non lasciarmi” riesce costantemente a stupire e a non ripetersi romanzo dopo romanzo. La critica inglese si è molto concentrata sul fatto che Ishiguro volesse seguire la scia di successo del Trono di spade, ricollegandosi alla tradizione inglese del fantasy grazie a Tolkien. La storia è effettivamente fantasy: è ambientata in un’epoca in cui l’invasione dei Sassoni è sempre più massiccia, re Artù è appena morto, i protagonisti interagiscono con l’ultimo cavaliere della tavola rotonda, ci sono orchi e draghi e magia. Ammetto che non ho visto nessun riferimento o strizzata d’occhio al Trono di spade o al Signore degli anelli, nonostante alcuni richiami. Non è un’operazione letteraria per fare soldi.

I protagonisti, che parlano in prima persona, sono una coppia anziana, Beatrice e Axl, i quali decidono di lasciare il proprio villaggio per andare di nuovo a riabbracciare il figlio. Tutta la contea è sotto il sortilegio di una nebbia magica, la quale fa dimenticare il passato. I nostri eroi più si allontanano dalla nebbia più iniziano a ricordare. La magia, la descrizione di eventi innaturali, serve all’autore giapponese come scusa per poter parlare di memoria, sensi di colpa, guarigione di ferite dell’animo, usando un linguaggio diverso da quello che si potrebbe usare se i protagonisti vivessero in un periodo storico a noi vicino.

Il romanzo sembra avvolto da una nebbia che a poco a poco si dirada per mostrare al lettore le difficoltà che i vari protagonisti devono affrontare e le soluzioni che vengono trovate per poter proseguire il viaggio; un viaggio che porta sempre di più alla consapevolezza di chi sono e di come si sono feriti e poi riappacificati Beatrice e Axl.  C’è una sorta di malinconia nella scrittura di Ishiguro che però non rende triste. È un libro che si legge facilmente in due giorni ma tiene compagnia e ti lascia dentro interrogativi. A me ha fatto riflettere se c’è la possibilità di dimenticare ferite emotive profonde o se anche per ipotesi dimenticassi tutto sarei comunque libera da un certo disagio che quelle ferite hanno causato in me.

È un romanzo molto piacevole, ben costruito, coinvolgente anche se in maniera diversa da “Non lasciarmi” o “Quel che resta del giorno”. Consiglio di leggerlo sorseggiando un buon tè caldo, molto inglese e adatto all’inizio di quest’autunno.

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