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Nel sistema museale austriaco qualcosa si è incrinato

L’ Austria viene spesso vista e descritta, fra le varie qualità che possiede, come una “nazione della cultura”. Il sistema museale poi è considerato uno dei fiori all’occhiello. A causa di una serie di scandali che si sono susseguiti in questi anni, sembra che qualcosa nel sistema si sia incrinato.

Il ministro della cultura Thomas Drozda, partito socialista, ha dovuto allontanare dal posto di lavoro la direttrice del Belvedere, Agnes Husslein Arco, e ora il suo posto è vacante, molto probabilmente lo sarà per tutto il 2017. Il Belvedere è una delle istituzioni più visitate in assoluto in Austria, conta milioni di visitatori. Come mai la Husslein Arco è stata allontanata? Avrebbe usato dei soldi per il Belvedere per i suoi viaggi durante le vacanze nella sua tenuta in Carinzia, spacciando questi viaggi per viaggi d’affari. Drozda non ha avuto vita facile nel licenziarla perché dal 2007 al 2016 la direttrice aveva trasformato e portato ad un alto livello il Belvedere, incrementando anche le visite durante tutto l’anno, non solo nella stagione alta.

Nel 2011 il direttore del MAK (il museo di arte applicata e arte contemporanea) ,Peter Noever, ha dovuto dare le dimissioni perché teneva party privati dentro il museo, a spese del museo stesso.

Nel 2012 il direttore del Kunsthalle a Vienna, Gerald Matt, è stato denunciato da tutto il suo staff per uso improprio del suo status di direttore e usato la sua posizione per avere dei fondi per il museo senza far sapere nulla su come li ha spesi..

Infine nel 2014 il ministro della cultura di allora, Josef Ostermayer, sempre del partito socialista, dovette in tutta fretta licenziare Matthias Hartmann, il direttore del Burgtheater, dopo che erano spariti svariati milioni nel corso degli anni che sarebbe dovuti essere usati per il teatro nazionale viennese e invece erano finiti nelle tasche del direttore.

Tutti questi scandali non sono da imputare ai singoli ma io credo a una falla ormai enorme nel sistema culturale austriaco. Nel 1998 fu creato il sistema federale per i musei, un atto voluto dal parlamento austriaco con forza. I museo e i teatri uscivano quasi del tutto dall’amministrazione statale e quindi dal controllo dello Stato e avrebbero da allora operato come istituti privati. Si era pensato che grazie a generose donazioni, l’Austria avrebbe continuato ad avere meravigliosi musei senza però dover spendere molto. Ma col passare del tempo le donazioni sono rimaste uguali e non sono incrementate, invece i costi ecc sì. I direttori e i responsabili per trovare i soldi hanno avuto sempre più libertà senza dover conto a nessuno, in apparenza. Così sono aumentate le pubblicità all’interno dei vari musei, pubblicità di sponsor privati, il costo dei biglietti è sempre più aumentato e si sono espansi i bar/ristoranti e gli shop con souvenir, rendendo sempre più bazaar i vari monumenti.

La carriera per diventare direttore è cambiata, non più dall’accademia e/o dall’università fino a un salire più in alto più si acquisiva esperienza ma si partiva da ditta private e contatti politici. Casi felici di una buona amministrazioni sono stati per esempio quello della Husslein Arco ma in altri è stato un disastro. Più che direttori, ora sono manager interessati solo al profitto e a buon stipendio. La cultura viene dopo.

In Austria molti chiedono che i musei e i teatri tornino totalmente sotto le ali dello Stato e ci sia un maggior controllo, una minore corruzione, un maggior interesse verso la cultura e come promuoverla. La discussione è in corso, specialmente nel partito socialista. Vedremo fra qualche mese se rimarrà tutto immobile e ci sarà una svolta al sistema.

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La vicenda Bevilacqua Masa. Come muore la cultura a Venezia

Venezia è morta. Da tempo. Venezia è un nome e niente più. Venezia è una conchiglia vuota e se la appoggi all’orecchio non senti più il rumore del mare, della vita, ma solo uno sgradevole brusio.

È inutile qui raccontare il mio affetto per la città, chi mi conosce lo sa, chi mi legge e sono una sconosciuta sappia solo che è la mia seconda città. Doloroso vederla, decennio dopo decennio, peggiorare anche se le belle case sul Canal Grande non hanno più le muffe e sporcizie di inizio anni’80, e giustamente visto che sono quasi tutte hotel ora.

L’ arte in tutti i  suoi aspetti ha sempre fatto parte della città lagunare. Da quando però è un luna park per turisti, non serve più a nulla. La fondazione Bevilacqua Masa – fondazione che c’è da oltre secolo specifica per promuovere e far conoscere artisti emergenti – dal primo settembre di quest’anno non sarà più autonoma. Rientrerà tra le varie branche della cultura che il sindaco Brugnaro gestirà. Ma come le gestirà? I soldi sono finiti da tempo. Le quattro sede (anche se formalmente sono due: Palazzetto Tito e la galleria in piazza S. Marco ) sono già vuote. Come verranno riempite? Cosa succederà ora? Nessuno lo sa. Neanche il sindaco che ha affermato che ci sono problemi più urgenti a cui pensare. Ma il problema non nasce con il centro destra, è un problema cronico che c’è da decenni.

Venezia e il Veneto,  bisogna essere onesti tutta la nostra bella e travagliata penisola, ha una miniera d’oro per quanto riguarda arte e cultura. Eppure tutto sta morendo. Sto viaggiando molto per il nord est per lavoro e proprio nell’ambito artistico. Sembra di camminare accanto a un morto che è appena affogato ma si vuole credere che sia ancora vivo. Verona prova a resistere ma la chiusura mentale non permette al sistema di evolvere. Vicenza, specialmente dopo problemi della banca, è totalmente morta, dubito che si riprenderà nei prossimi dieci anni. Padova ha idea sul contemporaneo ma nessuno crede e investe e non so fino a quando chi lavora vorrà rimanere lì. Treviso e altre province fanno quello che possono. Venezia. Sarebbe tutto facile che facesse sistema, tirasse fuori un’idea, un progetto. Ma sta tutto morendo. Non bisogna farsi abbindolare dalle grandi gallerie che sono vicino a Chanel o Prada dietro piazza san marco. Non fatelo. Perché non sono gallerie ma vetrine per pochi milionari e di arte e di proposta per arte non hanno nulla. Solo un nome appeso a una vetrina. Gli affari poi, quello veri, si fanno all’estero.

Nei miei giri ho chiesto ad artisti o vecchi curatori, ormai ritirati, se qualcuno viene da loro a vedere cosa fanno, a confrontarsi. Nulla. A volte appaiono un paio di galleristi, di cui non farò nome, che senza capire assolutamente nulla comprano a cifre che decidono loro e poi rivendono a cifre folli. Ma senza promuovere nome artista e senza dividere profitto.

E così la fondazione Bevilacqua Masa muore. Non ci saranno più mostre e convegni e conferenze. A luglio la città era tappezzata di manifesti dove si invitava i veneziana a ribellarsi e salvarla. Ma i veneziani non esistono più. E chi è rimasto è stanco e deve lottare contro le masse zarre e volgari dei turisti. Il giorno in cui il consiglio comunale ha deciso la sorte della Fondazione si sono presentati in duecento: chi lavora nel mondo arte e studenti fuori sede. I carabinieri hanno preso generalità di uno degli artisti perché si era lamentato per fine misera del suo mondo.

La cultura muore in un silenzio ovattato. Poi non lamentiamoci se non si trova lavoro. Nel nostro Paese ci sarebbero migliaia di posti di lavoro per chi lavora nell’arte e nella cultura ma non diciamo troppo in giro.

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