Carne Viva di Merritt Tierce. Un romanzo stupendo e non convenzionale.

Carne Viva è il romanzo di debutto della scrittrice texana Merritt Tierce. In inglese il titolo sarebbe “Love me back” ed è uscito in America un anno fa, destando subito interesse e dibatti tra critica e pubblico. La casa editrice italiana Sur ha deciso, coraggiosamente e giustamente, che dovesse essere questo il primo romanzo da pubblicare per inaugurare la collana Big Sur, collana dedicata agli autori del nord america. Martina Testa ha tradotto il romanzo in maniera perfetta, trasmettendoci la crudezza delle parole inglesi dell’autrice e non tradendo lo spirito del libro.

Merritt Tierce ha scritto un libro devastante, stupendo, intenso. Potrei continuare a usare moltissimi aggettivi per descriverlo. Il modo con cui ci presenta la protagonista è un pugno nello stomaco piacevole. O forse si rimane un po’ stupiti per il fatto che certi linguaggi e certi modi di scrivere siano a uso esclusivo degli scrittori maschi e che da una donna ci si aspetta altro. La protagonista è Marie Young, poco più che ventenne, cameriera a Dallas. Rimasta incinta durante l’adolescenza vede il percorso della sua vita, che fino a quel momento non aveva avuto grossi scossoni, cambiare. Ama questa figlia piccola ma non sa come dimostrarlo,  non sa cosa fare con lei, si sente inadeguata nel prendersi cura della piccina.

La Tierce ci descrive un percorso di auto distruzione della protagonista. Marie prova disgusto per se stessa. Si ferisce in maniera volontaria, si denigra consapevolmente. La trama, così raccontata, non aiuta molto a capire come l’autrice tocchi vari temi: la misoginia all’interno della nostra società e l’automatica denigrazione della donna; come si tenda a auto infliggersi punizioni; l’imprevedibilità della vita e il doversi adeguare al cambiamento in maniera passiva. Noi leggiamo il percorso dantesco di punizione personale della protagonista: l’uso costante di droghe, l’apatia sentimentale, il sesso con molti uomini come punizione. Alcuni critici si sono soffermati sulle molte scene di sesso. Ma il sesso nella storia non è sesso, è un altro strumento per ferirsi, la protagonista lo usa per farsi ancora più ribrezzo, annullarsi.

Eppure in tutta questa disperazione ci sono scene in cui si ride. Momenti anche di tenerezza. L’humour non manca e questo aiuta il lettore a non trovare per niente pesante il romanzo.

La Tierce usa volontariamente parole crude, senza rete di protezione, è molto schietta. Ma allo stesso tempo riesce a descrivere con pennellate veloci e sicure i particolari, dei ristoranti o dei partner. Sa descrivere molto bene la psicologia dei personaggi. Si ha come la sensazione di essere a teatro e di trovarsi davanti una camera da letto o un ristorante e vedere dal vivo i protagonisti recitare. È una bella sensazione per il lettore.

Carne viva è un romanzo che lascia senza fiato, dove come ha scritto un critico non troviamo un lieto fine. Ma non importa. Rimane comunque un romanzo stupendo seppur non convenzionale.

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