La Germania e il recente passato nazista. Luci e ombre non ancora chiariti.

Mi sono spesso chiesta se la Germania abbia davvero affrontato fino in fondo il suo passato recente nazista. O i musei che parlano dell’Olocausto, le scuse, i (pochi) processi e via dicendo non siano altro che una facciata e che in fondo ai tedeschi non solo non importa di quello che fecero ma che in realtà non provano alcun rimosso.

Più passano gli anni e più si scoprono documenti dove veniamo a conoscenza di altre atrocità della seconda guerra mondiale per mano tedesca. Sembra un pozzo nero senza fine. Dal secondo dopoguerra a oggi il popolo tedesco si è ricomposto, ha costruito una sua nuova identità, quella di un popolo ligio al dovere, pulito, onesto, efficace.  Il dieselgate che in questi giorni imperversa sui quotidiani di tutto il mondo incrina quell’immagine così ben costruita.

Ammetto però che non è stato lo scandalo dell’industria automobilistica Volkswagen ad aumentare miei dubbi e perplessità sul popolo che diede i natali a Kant, bensì un libro che ho finito di leggere in questi giorni. Si chiama “I Benjamin. Una famiglia tedesca” scritto da Uwe-Karsten Heye ora edito in Italia dalla Sellerio.

Heye è stato giornalista ma anche portavoce politica di sinistra. Dal 1974 al 1979 fu addetto stampa e scrisse i discorsi di Willy Brandt. Si dedica da sempre alle problematiche dell’xenofobia e dell’estrema destra ma anche dei cambiamenti demografici e sociali tedeschi. Dal 1998 al 2002 fu il portavoce di Schröder. Ora è tornato a fare il giornalista.

Chi è invece la famiglia Benjamin? È la famiglia del famoso filosofo e intellettuale Walter Benjamin, colui che fra le varie cose ha scritto “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Heye parla di lui, del fratello George medico e comunista, della sorella Dora anche lei intellettuale e femminista, ma anche di Hilde che fu moglie di George e migliora amica di Dora ma soprattutto fu ministro della giustizia nella DDR.

Il giornalista tedesco parte da questa tipica famiglia borghese, ebrea, perfettamente integrata nella società berlinese e parla del periodo pre, durante, post nazista. Lo fa usando in maniera accurata i dati storici. Non è un romanzo sia ben chiaro. Heye non romanza nulla. È un saggio. Si vuole provare a capire cosa ha fatto e cosa ha subito il popolo tedesco. I suoi giudizi sono freddi e taglienti nei confronti degli errori della Germania occidentale. È un libro che mi ha aiutato a capire moltissimo il popolo tedesco del dopo guerra e anche su come ragiona oggi. Ma soprattutto sottolinea come non ci fu un repulisti della società dal nazismo. Moltissimi poliziotti, giudici, avvocati, insegnanti ecc che furono nazisti vennero tranquillamente reintegrati nei loro ruoli. Spesso fecero scappare ex SS per non farli processare o per non farli far prendere dal Mossad. Se un ex nazista veniva giustamente processato nella Germania dell’Est subito diventava un innocente, una persona da salvare. Poco importava se fosse un aguzzino dei campo di concentramento o avesse ammazzato centinaia di persona: quell’uomo era vittima dei sanguinari comunisti per cui era innocente.

Nella Germania Occidentale i responsabili del nazismo poterono continuare a operare indisturbati nelle istituzioni e nelle amministrazioni della giustizia e nell’economia il che non restò senza conseguenze. Quanto alla composizione del personale, la Polizia federale tedesca (BKA) per esempio, creata all’inizio degli anni cinquanta, non si distingueva quasi dall’ufficio centrale per la sicurezza del Reich, la centrale del terrore attiva nello stato nazista. Uno studio in tre volumi pubblicato di recente, commissionato dallo stesso Bunderkriminalamt, dimostra che ancora nel 1959 la metà dei funzionari con mansioni direttive era costituita da ex membri delle SS o di unità speciali della polizia, i quali erano coinvolti in uccisioni di massa oltre le linee del fronte in Russia. Conseguentemente infruttuose risultavano le indagini di polizia ogni volta che bisognava chiarire episodi neonazisti o legati all’estremismo di destra. Esempi così si possono trovare in altri settori della società tedesca.

Nella conclusione Heye si dice preoccupato per il fatto che alcune idee circolino in giro ancora oggi. Il popolo tedesco, sempre per Heye, non ha ancora fatto i conti con il proprio passato recente. Non si è ancora domandato perché cambiò così radicalmente, perché divenne così violento, così atrocemente succube di ideali sbagliati. Trovo che sia un libro molto utile e da leggere per poter farsi un’idea anche su cos’è la Germania oggi.

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