Cadenti dal cielo / Le quattro del mattino

Sono due poesie di Wislawa Szymborska. Fu una poetessa polacca ma è stata una delle più grandi. Vinse il premio Nobel ma sarebbe stata una Grande in ogni caso. Le sue poesie mi piacciono da moltissimi anni. Spero vi garbino.

Cadenti dal cielo

La magia se ne va, benché le grandi forze

restino al loro posto. Nelle notti d’agosto

non sa se la cosa che cade sia una stella,

né se a dover cadere sia proprio quella.

E non sai se convenga bene augurare

o trarre vaticini. Da un equivoco astrale?

Quasi non fosse ancor giunta la modernità?

Quale lampo ti dirà: sono una scintilla,

davvero una scintilla d’una coda di cometa,

solo una scintilla che dolcemente muore -

non io sto cadendo sui giornali del pianeta,

è quell’altra, accanto, ha un guasto al motore.

 

Le quattro del mattino

Ora della notte al giorno.

Ora da uno al fianco all’altro.

Ora per i trentenni.

Ora rassettata per il canto dei galli.

Ora in cui la terra ci rinnega.

Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.

Ora del chissà – se – resterà – qualcosa – di -noi.

Ora vuota.

Sorda, vana.

Nessuno sta bene alle quattro del mattino.

Se le formiche stanno bene alle quattro del mattino

- le nostre congratulazioni. E che arrivino le cinque,

se dobbiamo vivere ancora.

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La politica da tastiera in attesa di tempi migliori

Mai come in quest’ultimo periodo, in questi ultimi mesi, mi è sembrato che il fare politica sia diventato un farla dietro una tastiera. Forse più facile nella mente di alcuni. Si può raggiungere un elevato numero di contatti, se si deve avere una discussione si aprono altre pagine e si possono verificare tutti i dati e gli articoli necessari per controbattere.

In realtà credo che ci sia solo un aumento di pigrizia e di sfalsamento della realtà. Attenzione, non sto dicendo che computer e quindi social siano il male o siano inutili, non dico assolutamente questo. Ma non è ancora chiaro il modo in cui dobbiamo usarli per fare politica. Servono però a poco per farla bene sul territorio. Sempre di più chi fa politica dimentica di andare in giro. O meglio: crede di farlo ma in realtà a tutte le discussioni, negli stessi posti, si presentano sempre le stesse identiche facce. Che non portano poi in giro i discorsi fatti o non portano voti. Il pericoloso svuotamento dei circoli e la vita che si faceva in essi: i motivi sono tantissimi e bisognerebbe risalire agli inizi degli anni zero per capire quando tutto è iniziato a svuotarsi. Ma dire “ho fatto invito su facebook” oppure “ho scritto un tweet” o “ho una newsletter lettissima” non sostituiscono il circolo e non portano nuove persone.

Le discussioni si fanno sempre più accese e violente. E tutto è diventato o tutto bianco o tutto nero, o sei ghibellino o sei guelfo. Mediazioni sono impossibili. La calunnia, spessissimo poi sulla vita privata, una consuetudine per mettere a tacere o togliere di mezzo l’avversario politico, anche all’interno dello stesso partito.

Non si studia più, si è smesso di avere un confronto deciso, si è smesso di ascoltare e ascoltarsi. C’è questa attesa di tempi migliori. E questa attesa avviene dietro una tastiera che rende però pigri e inerti. Questo è pericoloso. I tempi migliori poi in politica, come in molti altri lati della società, non arriveranno se stiamo in ozio. Perché i tempi migliori bisogna prepararli. Lavorarci sopra. Parlare, stare in silenzio ad ascoltare, progettare, verificare, istruire, preparare nuovi quadri di partito e via dicendo. Tutto questo non si fa. E non perché è colpa di Renzi o dei renziani (che però non sono immuni da difetti) ma per una ormai totale assenza di idee, progetti e semplicemente voglia di fare.

Pochi lo fanno. Ma la situazione non è ancora così tragica. Certo non cambierà nulla se ce ne stiamo semplicemente seduti a commentare link di articoli o non notizie.

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Erdogan continua a cambiare drasticamente la Turchia

Dopo i fatti eclatanti del fallito colpo di Stato in Turchia – su cui ci sono state mille e una teorie e complotti che qui non riporterò – l’attenzione verso la terra ottomana è diminuita. In fondo da noi il clima vacanziero è al suo apice e dobbiamo parlare di purghe alla Rai e del referendum. Leggendo qualcosa sui siti o quotidiani stranieri mi stupisce non solo come gli arresti continuino ma anche come ogni aspetto della vita sociale sia toccato e cambiato.

Cambierà drasticamente il programma scolastico 2016-17, dalle elementari all’università. Non si sanno ancora bene i dettagli ma si spiega che i cambiamenti sono necessari per “riportare ordine nel Paese”. Di sicuro non sono stati rinnovati i contratti degli insegnanti stranieri, specialmente quelli americani. Non si studierà più l’inglese, o comunque ci sarà una fortissima limitazione, e vi saranno molti problemi per studia culture e lingue straniere in generale. Molti insegnanti sono stati arrestati nelle scorse settimane.

Mi ha poi stupito constatare come si sia appena accennato qui in Europa all’arresto di 13 giovani militanti del CHP. Le giovanili dei partiti di sinistra hanno provato a mobilitarsi. Il 4 agosto a Dublino i Labour Youth hanno fatto una manifestazione di protesta contro la Turchia e ovviamente come segno di solidarietà verso i giovani arrestati. I cui capi di accusa non sono ancora chiari. È evidente che sono arresti con scopo intimidatorio. Ma ora dove sono? Hanno avvocati? La cortina di silenzio e questo voltare le spalle su educazione, arresti, giustizia ecc dell’Unione Europea è assolutamente grave.

Non si può usare come scusa periodo estivo e problemi economici e terroristici sul nostro continente per trascurare quello che sta avvenendo in Turchia. La verità è che l’UE continua a dimostrarsi debole, disunita, senza alcuna visione unitaria e per il futuro, completamente impreparata sulla politica estera e via dicendo.

Tutta la mia solidarietà ai 13 ragazzi arrestati e vicinanza alle loro famiglie. È solo un post su un blog di una militante del PD ma è tutto quello che io, come comune cittadina e militante, posso dire e fare.

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La vicenda Bevilacqua Masa. Come muore la cultura a Venezia

Venezia è morta. Da tempo. Venezia è un nome e niente più. Venezia è una conchiglia vuota e se la appoggi all’orecchio non senti più il rumore del mare, della vita, ma solo uno sgradevole brusio.

È inutile qui raccontare il mio affetto per la città, chi mi conosce lo sa, chi mi legge e sono una sconosciuta sappia solo che è la mia seconda città. Doloroso vederla, decennio dopo decennio, peggiorare anche se le belle case sul Canal Grande non hanno più le muffe e sporcizie di inizio anni’80, e giustamente visto che sono quasi tutte hotel ora.

L’ arte in tutti i  suoi aspetti ha sempre fatto parte della città lagunare. Da quando però è un luna park per turisti, non serve più a nulla. La fondazione Bevilacqua Masa – fondazione che c’è da oltre secolo specifica per promuovere e far conoscere artisti emergenti – dal primo settembre di quest’anno non sarà più autonoma. Rientrerà tra le varie branche della cultura che il sindaco Brugnaro gestirà. Ma come le gestirà? I soldi sono finiti da tempo. Le quattro sede (anche se formalmente sono due: Palazzetto Tito e la galleria in piazza S. Marco ) sono già vuote. Come verranno riempite? Cosa succederà ora? Nessuno lo sa. Neanche il sindaco che ha affermato che ci sono problemi più urgenti a cui pensare. Ma il problema non nasce con il centro destra, è un problema cronico che c’è da decenni.

Venezia e il Veneto,  bisogna essere onesti tutta la nostra bella e travagliata penisola, ha una miniera d’oro per quanto riguarda arte e cultura. Eppure tutto sta morendo. Sto viaggiando molto per il nord est per lavoro e proprio nell’ambito artistico. Sembra di camminare accanto a un morto che è appena affogato ma si vuole credere che sia ancora vivo. Verona prova a resistere ma la chiusura mentale non permette al sistema di evolvere. Vicenza, specialmente dopo problemi della banca, è totalmente morta, dubito che si riprenderà nei prossimi dieci anni. Padova ha idea sul contemporaneo ma nessuno crede e investe e non so fino a quando chi lavora vorrà rimanere lì. Treviso e altre province fanno quello che possono. Venezia. Sarebbe tutto facile che facesse sistema, tirasse fuori un’idea, un progetto. Ma sta tutto morendo. Non bisogna farsi abbindolare dalle grandi gallerie che sono vicino a Chanel o Prada dietro piazza san marco. Non fatelo. Perché non sono gallerie ma vetrine per pochi milionari e di arte e di proposta per arte non hanno nulla. Solo un nome appeso a una vetrina. Gli affari poi, quello veri, si fanno all’estero.

Nei miei giri ho chiesto ad artisti o vecchi curatori, ormai ritirati, se qualcuno viene da loro a vedere cosa fanno, a confrontarsi. Nulla. A volte appaiono un paio di galleristi, di cui non farò nome, che senza capire assolutamente nulla comprano a cifre che decidono loro e poi rivendono a cifre folli. Ma senza promuovere nome artista e senza dividere profitto.

E così la fondazione Bevilacqua Masa muore. Non ci saranno più mostre e convegni e conferenze. A luglio la città era tappezzata di manifesti dove si invitava i veneziana a ribellarsi e salvarla. Ma i veneziani non esistono più. E chi è rimasto è stanco e deve lottare contro le masse zarre e volgari dei turisti. Il giorno in cui il consiglio comunale ha deciso la sorte della Fondazione si sono presentati in duecento: chi lavora nel mondo arte e studenti fuori sede. I carabinieri hanno preso generalità di uno degli artisti perché si era lamentato per fine misera del suo mondo.

La cultura muore in un silenzio ovattato. Poi non lamentiamoci se non si trova lavoro. Nel nostro Paese ci sarebbero migliaia di posti di lavoro per chi lavora nell’arte e nella cultura ma non diciamo troppo in giro.

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