Fotografia e ambiente. Alessio Zemoz

La fotografia può essere portatrice di un messaggio, di una riflessione, può porre una domanda. In ogni caso la fotografia testimonia ciò che guarda. Non ci sono veli che possono nascondere quella verità.

In questi ultimi anni il tema dell’ambiente e dell’ecologia e di come ci relazioniamo all’habitat che ci circonda sta diventando sempre più importante. È un’urgenza. Un tema che non possiamo ignorare. La fotografia è uno dei molti strumenti con cui si può creare una riflessione a riguardo. Inerente al tema c’è anche il rendersi conto che certi spazi stanno cambiando, anche drasticamente. Per esempio in Italia le nostre montagne stanno subendo dei cambiamenti, non solo ambientali ma anche a livello di popolazione.

“Nei territori alpini della Valle d’Aosta, lo vàco è una presenza costante, è il vuoto paesaggistico lasciato da una cultura millenaria, rapidamente cancellata dalla globalizzazione, dalla meccanizzazione, dall’urbanizzazione, in definitiva dal progresso.
Lo vàco può in un certo modo rappresentare anche un vuoto gestionale. Rimane in esso la traccia di una cultura, di un mondo che effettivamente non esisterà più – anzi, che tra i giovani cittadini già non esiste più, o forse non è mai esistito”

La mostra sul vàco, sul vuoto, del fotografo Alessio Zemoz rimarrà aperta al pubblico alla Fondazione Fotografia Modena fino all’ 8 maggio. È una mostra significativa perché tocca appunto una tema molto attuale ma di cui si parla poco nel nostro Paese.

Alessio Zemoz ha vinto il premio internazionale per la fotografia under 40, di cui uno degli sponsor è Sky Arte insieme alla Fondazione. Ha vinto sia per la bellezza e la malinconia delle sue fotografie ma anche per il progetto che c’è dietro a queste.  Zemoz nasce in Valle d’Aosta nel 1985 e qui si diploma e lavora ancora oggi. Si occupa del suo territorio e attraverso un progetto da lui fondato, ProgettoSkia (dove skia è una parola greca, significa ombra) parla di quello che lo circonda. Un laboratorio sperimentale dove attraverso la fotografia si può ragionare sulla montagna, sul territorio e sulle identità.

La mostra ci propone un lavoro direi sia scientifico sia antropologico: insieme alla fotografie delle montagne in Valle d’Aosta oggi, accanto ci sono vecchie fotografie di famiglie valdostane in bianco e nero a mostrarci un mondo che potremmo dire non c’è più. Guardandole sembra di essere di fronte a fotogrammi di una pellicola di cellulosa di un film, credo che Zemoz si ispiri alla fotografia cinematografica. Il tema della montagna è un tema caro a un altro fotografo italiano, affermato e conosciuto, Alberto Bregani. Il quale da anni ci fa conoscere il paesaggio trentino con magnifiche fotografie in bianco e nero. Sarebbe interessante una collaborazione fra i due.

Ho trovato molto intelligente la mostra alla Fondazione a Modena, curata da Christine Singhelli, e Zemoz è assolutamente meritevole del premio. Spero che il suo lavoro e la sua ricerca vengano presto conosciuti ed apprezzati in tutta Italia e all’estero.

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Aggiornare la Legge

Nel nostro Paese capitano periodi in cui i vari mezzi di informazione ci parlano di violenza sulle donne, ingiustizie e femminicidi. Il tutto quando sale alla ribalta qualche caso di particolare gravità. Poi non ce se ne occupa più, come se il problema poi scomparisse. Si fanno spesso paragoni con altri stati europei, si dice che la situazione all’estero è migliore. Davvero? Io credo che la situazione sia più o meno tragica in tutta Europa ( e non parlo di India o di paesi africani perché è ovvio che in certi parti del mondo la condizione della donna è davvero a livello medievale).

Prenderò come esempio la Francia. Ogni anni nel paese d’Oltralpe 223.000 donne subiscono abusi fisici e/o psicologici da parte del partner. Solo nel 2014 sono morte 314 donne. Muriel Salmona, psichiatra specializzata in traumi, afferma che le donne abusate per anni arrivano a un “breaking point” e quindi reagiscono. È stato questo il caso della signora Sauvage. La signora ha subito abusi dal marito ed è stata isolata da quando si sposò a 18 anni. Ha reagito a 65 anni. Mentre stava riposando il marito la svegliò e le tirò un pugno perché non aveva iniziato a preparare la cena. Era l’ennesimo abuso. La Sauvage si alzò, andò in cucina e uccise il marito. Poi chiamò le figlie e la polizia. Ora rischia dieci anni di galera. Il marito abusò per anni fisicamente e psicologicamente anche delle tre figlie (da ragazzine fino ai loro 20 anni, finché non riuscirono ad andarsene da casa). La signora Sauvage non aveva amici, tentò il suicidio.

Catherine Le Magueresse, ricercatrice specializzata contro la violenza, sottolinea come lo stato francese non riesca a proteggere le donne abusate. Anche le leggi sono arretrate. Solo nel 1992 c’è stato il primo riconoscimento per abusi domestici nel codice penale francese. Dal 2013 si fanno corsi speciali per i poliziotti quando si trovano di fronte a casi come questo. Davvero molto poco. Ma non vi ricorda un po’ la situazione italiana?

Ora l’opinione pubblica, indignata per la vicenda personale della signora Sauvage, vorrebbe influenzare la corte e non farla finire in galera. Ma la legge dice che se ammazzi un uomo e vieni riconosciuto colpevole devi andare in galera. C’è giustizia? Il giudice applicherà la legge. Forse è tempo di pensare a leggi che seguano il nostro tempo meno omertoso su certi temi.

 

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See around / marzo 2016

Inauguro nuova serie di post su cosa ho visto in varie gallerie d’arte e questo post sarà più sperimentazione per vedere i feedback che riceverà. Ogni mese parlerò di quello che mi ha maggiormente colpito. Il mio consiglio non è tanto andare ai vernissage di una mostra, non si impara e non si vede nulla. È solo una fiera della vanità. Andate durante il periodo dell’esposizione del determinato artista e fate due chiacchiere con assistenti o se c’è il gallerista. Più interessante (avviso: pochi sono alla mano ma a volte ne vale la pena).

- Galleria Lia Rumma (via Stilicone, Milano)

A marzo ho visto la bellissima personale dell’artista Marzia Migliora intitolata “Forza Lavoro”. Sui tre piani dello spazio espositivo la galleria ha proposto i lavori dell’artista alessandrina sul Palazzo del lavoro di Torino. Dopo l’incendio del 2015 l’artista utilizzò il palazzo ormai semi demolito per parlare dei temi a lei cari, quali la memoria, il rapporto con un mondo del lavoro che non c’è più, facendo in qualche rivivere la struttura e dandone una nuove voce. La galleria, grazie alla sua ampiezza, ha potuto mostrare pienamente  e fatto percepire il lavoro che c’è stato dietro. L’ho trovato molto bello e interessante. La Migliora è una di quegli artisti assolutamente da scoprire sia per la sua arte sia per la percezione che ha della nostra società

Italy. Milan. 2016. Marzia Migliora, exhibition at LiaRumma Gallery.

Italy. Milan. 2016. Marzia Migliora, exhibition at LiaRumma Gallery.

La prossima esposizione alla Lia Rumma sarà la personale di William Kentridge  dal 9 aprile al 24 maggio.

- Galleria Tornabuoni (Borgo San Jacopo, Firenze)

Non c’è una vera e propria mostra dedicata a Viola Granucci, giovane artista toscana. Ma le sue fotografie e le sue opere mi colpiscono da anni e mi ha fatto piacere che fossero in bella mostra nella vetrina della galleria e in primo piano all’interno. Figlia d’arte ma con un gusto suo e indipendente dal padre, è un’artista da conoscere. La Tornabuoni è ovviamente una galleria “storica”, molto conosciuta e che segue artisti noti ma è bello vedere che c’è spazio per nomi che si stanno affermando.

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viola granucci 2

- Weber & Weber (via S. Tommaso, Torino)

La mostra dedicata alla veneta Elisa Bertaglia. Classe 1983, ha già vinto molti premi ma è più conosciuta a un pubblico estero che italiano. La personale era ben curata e molto interessante. Un’artista che ci fa entrare in maniera delicata nei mondi che rappresenta. Le sue creazioni mi piacciono molto.

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La prossima mostra della Weber &Weber sarà Roberto Kusterle dal 6 aprile.

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