The Revenant. Recensione film

Sono andata a vedere il film The Revenant con un po’ di pregiudizio. Quello spoiler sulla orsa e Leonardo Di Caprio mi aveva lasciata un po’ perplessa (anche se sapevo che la copula fra i due era esagerata). Poteva essere o una cagata pazzesca o un bel film, a me i film di IÑàrritu piacciono e quindi ho deciso insieme a degli amici di provare a vedere i 151 minuti di Revenant.

Personalmente mi è piaciuto. La storia, ambientata nel 1823 in un’America ancora molto selvaggia, di Hugh Glass e della sua vendetta mi hanno presa. Il titolo più che Revenant doveva essere Revenge. È questo sentimento che permea tutto il film, senza farlo diventare però una pellicola pessimista o pesante.

La forza di volontà di sopravvivenza del protagonista, i suoi silenzi, il suo attaccamento alla famiglia coinvolgono lo spettatore senza via di ritorno. Tutti i protagonisti sono perfettamente delineati, anche psicologicamente: l’onesto capitano Henry (un bravissimo Domhall Gleeson, il quale illumina con la sua presenza ogni scena), quel bastardo di Fitzgerald un grandioso Tom Hardy) che però nella sua bastardaggine a volte pare convincerti del perché delle sue azioni tutte sbagliate e anche il resto del cast è meraviglioso. Impariamo a capire i ruoli dei personaggi fin dalla prima scena, dall’attacco da parte degli indiani. Efficace per entrare nella storia del film e utilissima per poter presentare bene un gran numero di persone che poi vedremo per più di due ore.

È un film molto violento.Alcuni critici inglesi hanno parlato di inutile pornografia della violenza. Per me non è stato così. Ho trovato più pornografia violenta in moltissimi altri film. Viene qui rappresentata la durezza della vita, di alcuni sentimenti umani e della natura. La natura, la co protagonista della storia. La fotografia è a dir poco stupenda. I paesaggi sono reali (alcune regioni remote dell’Argentina), talmente tanto che sembra di star vedendo il Midwest americano agli inizi dell’Ottocento. La natura, madre e matrigna, benevola e maligna, a seconda dei casi, viene usata anche dal regista messicano per gli stacchi tra una scena e l’altra, dando modo di creare relax o attesa.

Non aspettatevi chissà quali dialoghi, molto è nei silenzi e negli sguardi, specialmente nella scena conclusiva. È un film che va capito.

IÑàrritu ha creato una bellissima e violenta odissea mistica di una mitologica ormai vita nella frontiera. Non giudica i protagonisti, buoni o cattivi che siano, come non giudica la guerra e lo sterminio degli indiani (ammetto di essere quasi sempre stata dalla loro parte durante la visione del film). Questo non giudicare però è corretto perché è lo spettatore che decide cosa sta vedendo.

Personalmente a me The Revenant è piaciuto. Non è un film per tutti e non è classico ma consiglio lo stesso di andarlo a vedere, tanto per uscire un attimo da tracciati sicuri.

FacebookTwitterGoogle+Share

Raccontare il futuro

Credo che ci sia la necessità della creazione di nuove parole, di nuovi linguaggi, di nuove maniere di scrivere.

Quando penso alla politica mi accorgo quanto sia obsoleto il linguaggio con cui si comunica. Come sia storicizzato e cristallizzato in un periodo che si ferma agli inizi degli anni Ottanta. Manca la formazione di classe dirigente e manca a sua volta la creazione di nuove parole, concetti, pensieri che guidino la Sinistra e il suo elettorato nel presente verso il futuro.

Non solo però la politica ha lacune linguistiche e bisogno di rinnovarsi ma io credo tutti i campi della nostra società. Questa mancanza la trovo anche nella narrazione. Non trovo autori che sappiano descrivere il nostro presente e che ci parlino del nostro futuro. Eggers e Franzen (con Purity) hanno provato a descrivere la società di oggi, specialmente l’aspetto dei social. Hanno fallito e io credo che Eggers con Il Cerchio abbia fallito miseramente rivelandosi uno degli autori più sopravvalutati degli ultimi quindici anni.

Quindi non c’è speranza? Forse no. Sul numero del 15 novembre 2015 del New York Times gli autori Jennifer Egan e George Saunders – in Italia pubblicati e tradotti magistralmente dalla Minimum Fax – dialogano fra di loro su scrittura, romanzi, immaginare il futuro. Ho trovato quelle tre pagine utile e rinfrescanti per quanto riguarda il tema. Entrambi non si considerano scrittori che parlano di “futuro”, Sanders afferma subito “I never really have any desire to be a futurist – to predict”. Amano entrambi raccontare storie che possano durare e interessare anche nel futuro. Eppure se leggiamo i loro racconti o i loro romanzi non troviamo sempre quello che ci circonda ma situazioni che possono apparire nel futuro anche se il tema trattato è assolutamente attuale.

La conversazione tra la Egan e Saunders non dura moltissime pagine. Parlano soprattutto dei loro lavori e come sono nati i loro progetti. Bello vedere come entrambi i due autori americani abbiano letto i rispettivi lavori e come ci sia sia stima sia stessa lunghezza d’onda seppur i loro stili non siano identici.

Ho trovato l’intervista utile perché mi ha fatto capire come si possa raccontare il “futuro” parlando del presente e come ci siano autori che si interrogano su come esprimersi usando parole e concetti di sempre senza risultare obsoleti. Il percorso è ovviamente ancora lungo e ci vorrebbe una riflessione generale o scoprire nuovi autori che sappiano interpretare le nuove esigenze dei lettori.

 

FacebookTwitterGoogle+Share

Sulle aggressioni contro le donne a Colonia a capodanno

Credo che molti avranno letto la terribile e scioccante notizia di un centinaio di donne ( e forse più) assalite, toccate, insultate e derubate la notte di capodanno a Colonia in Germania da parte di mille e più uomini di origine araba e nordafricana. Con il passare dei giorni si è scoperto che episodi simili sono avvenuti anche ad Amburgo, in Finlandia e in Svezia.

Questo pomeriggio si è dimesso il capo della polizia di Colonia a causa dell’inadeguatezza del suo compito quella notte e nei giorni successivi. Politici e poliziotti brancolano nel buio. La sindaca di Colonia si è coperta di ridicolo suggerendo alle donne di stare vicino al muro, andare in giro con un uomo, non essere isolate e avere uno “spazio di protezione che misura un braccio”. Ma che consigli sono?  Quando decine di uomini formano un cerchio intono a te e ti toccano che tipo di spazio di protezione puoi avere?

I due problemi enormi sono: 1) immigrazione 2) violenza contro le donne.

1) In Germania sono arrivati un milione di profughi. Io penso e credo che però il problema immigrazione qui c’entri poco. Noi europei facciamo bene ad accogliere i rifugiati. Vorrei che la gente si informasse bene su cosa sta avvenendo in medio oriente. Questo però non giustifica minimamente cosa è venuto. E che, come riportano molti quotidiani, le vittime si sono sentite dire dai loro aguzzini che erano siriani ma qui il problema è un altro. Altre venivano chiamate puttane ecc in tedesco. Dubito che i siriani sappiano tutti il tedesco. Evidentemente erano arabi già da tempo in Germania. Quindi era un mix tra nuovi arrivati e chi è già residente. Questo mi porta al secondo problema, per me quello principale e vero.

2) Questo caso della notte di capodanno fa emergere come la violenza contro noi donne sia ormai un problema che deve essere affrontato una volta per tutte. Chi è musulmano viene da una cultura fortemente sessuofoba e misogina. Con l’alcol e con una libertà impensabile nei loro paesi, i maschi di fede musulmano fanno quello che farebbero nei loro paesi se potessero (non li sto giustificando). Perché le donne musulmane anche se portano il velo vengono molestate! Le femministe di fede musulmana spiegano come una donna può essere molestata anche a La Mecca, per fare un esempio.

I nostri uomini però non sono santi e lo sappiamo benissimo. Basta leggere i dati sulle violenze contro le donne. Vedere gli insulti e i comportamenti che fanno per strada. Qui in Europa non viviamo in paradiso. Anche nelle più civili nazioni come Germania o paesi scandinavi le donne vengono picchiate e/o violentate, specialmente dai compagni. Unica differenza hanno una legislazione più seria e una maggiore educazione civica rispetto a noi.

Ora le donne europee dovranno affrontare violenza privata e una violenza di tipo nuovo in strada. La quale però non è così nuova perché, come ne ho già parlato nel vecchio blog e qui, in Inghilterra, da quindici anni circa, esistono purtroppo gruppi di pakistani/asiatici del sud est che a gruppi violentano sistematicamente donne giovani e inglesi. Negli scorsi anni questi gruppi andavano nei centri per adolescenti con problemi. Siccome la sorveglianza, si è scoperto, è quasi inesistente riuscivano a convincere giovani ragazze a seguirli. Le tenevano prigioniere per alcune settimane e le facevano prostituire in appartamenti. Qui erano costrette ad avere rapporti con 50/60 uomini al giorno. Poi le riportavano nei centri. Si è scoperto questo orribile giro di prostituzione grazie alla denuncia di alcuni assistenti sociali (quelli che ancora sanno fare il loro lavoro). Al processo gli aguzzini si giustificavano dicendo che non si sentivano in colpa in quanto erano donne non musulmane e quindi senza valore.

Ecco. C’è qualcosa di perverso e malvagio in tutto questo. Credo che siamo di fronte a un nuovo tipo di violenza. Questo problema però non deve cadere nelle mani dei razzisti e della destra. Chi è di sinistra deve finalmente capire che ci vuole più giustizia e salvaguardia per noi donne. Abbiamo il diritto di camminare tranquille per strade, come un uomo, e poter dormire tranquille anche a casa. Per chi viene da una cultura fortemente misogina fare subito dei corsi di integrazione seri! A cui devono partecipare soprattutto gli uomini ma anche le donne e i bambini per capire i loro diritti, non deve esserci nessun tipo di ghettizzazione.

Infine mi ripeto. Non si può dire a noi donne di coprirci di più o non camminare da sole. Il medioevo è finito da tempo. Si deve aprire un dibattito veloce e serio e trovare subito formule pratiche da applicare. Specialmente qui in Italia. Ma ammetto di essere molto sconfortata in quanto vedo che siamo più interessati a una bestemmia vista in televisione e ai guadagni di un film.

FacebookTwitterGoogle+Share