Se le violenze sulle donne commesse dai militanti di Daesh non interessano a nessuno

Oggi l’Espresso ha postato un video in cui una giovane ragazza yazida narra come per tre mesi è stata umiliata e violentata ogni giorno da militanti di Daesh. Sentiamo e leggiamo dell’inferno che subiscono le donne sotto il dominio del sedicente califfato. Imbarazzano, inorridiscono molti, il tema viene aggiunto alle tante motivazioni per cui bisogna fare qualcosa in medio oriente. In realtà non importa. La cultura dello stupro viene visto come un qualcosa a cui in parte bisogna rassegnarsi. Non c’è vera indignazione o preoccupazione. Nel 2015 la violenza sessuale viene considerata come un male a cui noi donne dobbiamo quasi rassegnarci. Il fatto che queste violenze poi avvengano in luoghi lontani e durante conflitti armati è considerato come un qualcosa di normale. Leggiamo quasi in maniera morbosa quello che donne e bambini subiscono ma chiuso il giornale o spento il computer la cosa non ci tocca particolarmente. Perché? Forse per una considerazione della donna e cioè, spesso l’ho scritto, come un essere umano di serie b e che in più deve subire perché “è sempre stato così”.

Come scuse alle violenze si sottolinea che i militanti sono musulmani. È vero che nell’Islam la donna è un oggetto ma i livelli raggiunti dai miliziani vanno oltre. E poi aggiungo: gli stupri durante la guerra in Jugoslavia? Erano cristiani. Gli stupri dei nazisti in ogni paese che hanno invaso? Erano tedeschi. Se apriamo un libro di storia serio e leggiamo qualcosa della guerra dei 30 anni (quindi parliamo della Germania e alcune aree est Europa) i tedeschi e gli svedesi commisero tali atti contro la popolazione e soprattutto contro le donne da essere allo stesso livello dei miliziani del Daesh. Gli esempi storici o contemporanei potrebbero continuare per centinaia di pagine. La religione viene usata come scusa ma sono sempre uomini che commettono nefandezze e atrocità.

Mi impressiona sempre ed enormemente questa totale mancanza di interesse e il totale menefreghismo riguardo alla violenza sulle donne, sia in tempo di pace che di guerra. Credo in maniera convinta che sia un tema da affrontare ora e una volta per tutte. Prima di esportare regole, farne di giuste e sicure qui nella nostra civile Europa. Iniziare un lavoro sociale dove si insegna al maschio rispetto e alla donna che è giusto che sia rispettata. Poi divulgare il tutto.

Sarebbe stupendo se si intervenisse militarmente in Siria e in Iraq spiegando ai miliziani che siamo arrivati per stare al fianco della popolazione e in particolare delle donne. Sarebbe un messaggio forte, epocale, che non potrebbe essere non ascoltato. Scrivendo questi pensieri so perfettamente che la mia è una semplice illusione.

Il mio pensiero va anche questa volta a tutte le donne yazide, siriane, irachene, alle combattenti belle e coraggiose curde e a tutte le donne che devono affrontare ogni giorno incubi e insofferenze inimmaginabili. Anche se non le aiuterà, mi piacerebbe far sapere a tutte loro che non sono da sole.

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Servilismo e dilettantismo.

Ammetto di scrivere questo post in un momento di grande sconforto politico. Trovo che il mio partito, il Partito Democratico, soffra di tanti mali ultimamente ma a livello locale trovo che i due più grandi difetti siano il servilismo e il dilettantismo.

Questi difetti nascono dal fatto che chi ha coordinato il partito nelle varie segreterie per anni, provinciali regionali ecc, abbia dimenticato di far crescere una nuova classe politica dirigente. Mancano persone preparate, che sanno quali sono i passaggi da compiere all’interno di un partito.

È scomparso in toto il ragionamento politico. Anzi. Meno ragionamento fai e più farai carriera. Questo porta a un maggior svuotamento delle strutture dei partiti che vengono viste come obsolete e inutili. I ruoli per molti non contano perché intanto sarà attraverso la giusta amicizia grazie alla quale tu farai una determinata e cosa e avrai un determinato ruolo.

Nonostante il PD venga spacciato per un partito dalla grande comunicazione e guidato da un grande comunicatore in realtà pecca molto proprio in quel campo. Specie a livello locale. Spuntano iniziative o fatti all’improvviso. Chi guida crede che dicendo “giorni x e y succede questo” i militanti, i segretari di circolo e chi coordina si mettano subito in moto per realizzare cosa si è imposto. Ma quali sono i contenuti? Cosa si racconterà alla gente, ai cittadini che vedranno il gazebo o saranno invitati in un posto ad ascoltare dei relatori? Anche chi si tessera ormai è stanco di questo vuoto.

Come si può solo pensare che la gente accorra a frotte solo perché si è pensato ad un evento? Perché la gente dovrebbe andarci? Quali sono le motivazioni? Non si sa. Perché non c’è un’idea, una visione, un progetto dietro a tutti questi eventi. Solo un modo per far che si sta facendo. Ma si sta facendo cosa? Inoltre, come dicevo, manca totalmente la comunicazione e quindi il confronto interno.

Proporre un’idea diversa o discutere su un qualsiasi argomento è visto come inutile e andare contro. Si diventa solo dei poveri stronzi da isolare. Gente che vuole prendere il tuo posto. Non si sa mai cosa succederà, non si sa mai perché si fa quel determinato evento. Ciò è svilente e preoccupante.

Più che un partito liquido, il PD, sta diventando un partito che a poco a poco scomparirà, anche se ovviamente siamo tra i maggiori partiti del Paese. Se non fosse per la volontà di pochi che ancora credono in una certa politica noi non saremo qui a parlare di un partito.

Lo svuotamento dei circoli ma anche di ideali, storia, idee e ragionamenti è ormai endemico. Solo un miracolo potrebbe farci riprendere.

Servilismo e dilettantismo: sono questi due fattori che ci stanno uccidendo?

 

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