“Sei sicura di stare facendo abbastanza?”

È un pomeriggio grigio e lento di metà novembre. Nel mondo sono successe parecchie cose e gravi, il presidente francese ha dichiarato che la Francia (e forse sotto intendo l’Europa) è in guerra ma io mi accingo a scrivere un post dove non parlerò di quello che è successo a Parigi. A parte il fatto che forse si sta dicendo troppo, sia per paura sia perché i social danno ormai un’enorme esposizione alle idee di ognuno di noi ( e in quanto tali ci sembrano giustissime), ammetto che sono ancora frastornata e non so bene cosa fare, cosa dire, come esprimere quello che provo, parlerò di qualcosa di molto banale. Parlerò brevemente un attimo del mondo del lavoro perché per me, come per tutti noi, la vita prosegue anche se avvengono tragedie inspiegabili.

Faccio un lavoro che mi piace nel mondo dell’arte, saltuario e poco remunerato, ma rispetto ad un anno fa la mia situazione lavorativa è nettamente migliorata. Non accetto più lavori non retribuiti e mi accontento. Però pretendo rispetto. Ovviamente mi mancano i diritti, come la malattia per esempio. Oggi non sto bene ma ho la fortuna di poter lavorare da casa.  Deve mettere in ordine delle fotografie e creare le relative schede. Bello ma a volte noioso. Mando 50 schede al mio cliente. Il quale mi chiama per dirmi che ho messo troppe informazioni (???) e in una scheda invece di 1978 ho scritto il 1678. Mi scuso molto, mi spiace anche se è il primo errore che faccio. Invece di smetterla mi fa la manfrina sulla mia generazione di trentenni che non sappiamo lavorare e per ennesima volta mi chiede se sono sicura di stare facendo abbastanza, se sono sicura di starmi impegnando davvero. Sospira e mi dice che vedrà a dicembre, a lavoro concluso, quanto potrà darmi. Non importa che io ci stia lavorando da settembre, come un mulo, che sarebbe un lavoro da fare con altre 5/6 persone. Non gli importa perché SA che ci sono altre ragazze e ragazzi disposti e lavorare come me, anche a meno e inoltre io ho quasi concluso.

Perché si creda ormai che noi trentenni o ventenni non sappiamo fare nulla o non facciamo nulla, io non lo capisco. Il mese scorso in una galleria di Milano entro con un pittore. Parliamo con la ragazza che ci accoglie, è una stagista ma è molto preparata e la conversazione è piacevole. Arriva di corsa il proprietario il quale caccia via la ragazza e si volta verso di noi scusandosi e dicendo “è solo la stagista”. Peccato che poi non ci ascolterà e quando chiediamo alla fine, per nostra curiosità, il prezzo di un olio su tela il gallerista non ne aveva la minima idea. Gli esempi simili che potrei snocciolare sono molti.

Lo so perfettamente che non tutto il mondo del lavoro è così. Però certi giorni è sconfortante la mancanza di rispetto. Quel senso di precarietà constante. La sensazione di ricatto come se stessi elemosinando qualcosa di cui non avrei diritto.

Mi lamento ma odio piangermi addosso per cui dopo aver chiuso pagina blog tornerò alle schede, visto che me ne mancano anche poche e voglio consegnare il tutto a inizio dicembre come stabilito.Rimboccarmi le maniche e lavorare bene, altro non posso fare. Forse dall’altra parte del telefono chiederanno ancora se sono sicura di stare facendo abbastanza ma da parte mia so perfettamente che sono capace e che mi sto comportando in maniera giusta e professionale. Semplicemente non mi devo scoraggiare.

FacebookTwitterGoogle+Share

Artissima fiera 2015, innovare e progettare.

Per arrivare all’ Oval Lingotto a Torino è molto semplice. Non è neanche obbligatorio prendere l’automobile in quella che è l’ex città della macchina. Con la metropolitana i torinesi, gli addetti al lavoro e i curiosi scendono al capolinea Lingotto e dopo una breve passeggiata di cinque minuti ecco che appare la struttura dell’Oval, ben visibile grazie anche alle grandi scritte nere su fondo rosa dove campeggia il nome Artissima 2015.

L’entrata dove vengono letti i biglietti in maniera elettronica si fa ad imbuto, qualcuno sbuffa, altri si chiedono perché bisogna fare la fila perché è ovvio che tutti abbiano il biglietto. Dopo neanche due lunghissimi minuti si può entrare. Questa edizione è in grande, la direttrice Sarah Cosulich è al suo ultimo anno di lavoro e domenica otto novembre, giornata conclusiva, dichiara che non crede di rinnovare il contratto. Ad Artissima ci sono state ben 207 gallerie, da 35 paesi diversi, il 67% erano stranieri. Il giorno d’apertura c’è stata un’intervista pubblica ad Obrist, forse il più grande curatore al mondo e mio personale mito. La Cosulich, insieme alle sue collaboratrice, ha provato ad innovare in questi quattro anni e puntare sui giovani. Ha fatto bene? Per me sì. In questi anni c’è stato un crescendo di qualità, oltre che di visitatori, che in questo 2015 sono stati ben 52.000 in tre giorni. Dati importanti, anche le vendite sono andate bene. Su questo vorrei però sottolineare che chi ha avuto maggior successo nel vendere i propri artisti sono stati gli stranieri per il semplice motivo che anche se la contrattazione è nata a Torino in realtà vendono senza le tasse italiane e la burocrazia soffocante, triste unicum in tutta Europa. Sarebbe finalmente utile parlarne. Come mai una burocrazia così complicata e soffocante che blocca stranieri e compratori non viene ripensata? Questo problema, insieme ad altri, atrofizza ancora di più il nostro mercato che tanto lavoro potrebbe dare.

La migliore galleria italiana presente è stata sicuramente quella di Lia Rumma. Con le opere più interessanti, con un messaggio e un contenuto. Anche Antonio Battaglia aveva uno stand molto interessante. Ma complessivamente sono stati i francesi, seguiti dai tedeschi e poi le gallerie londinesi ad avere presentato gli artisti più freschi ed innovativi. Non è una gara ovviamente ma è un dato di fatto. L’anno scorso un elemento catalizzatore fu la presenza di Cattelan a palazzo Cavour con la mostra (noiosa) da lui curata “Shit and die”. Sembrava che fosse l’unica cosa decente da vedere. Non era così ma fece molto da polo attrativo, specie per coloro che snobbavano Torino. Quest’anno si è venuti per le gallerie. La Cosulich quindi chiude la sua esperienza in maniera seria. Ha aiutato enormemente la fiera di Torino a farsi conoscere e a farla crescere, nonostante manchi sempre qualcosa.

Per me, come soprattutto molti del settore, Torino per l’arte è una miniera d’oro. Ma se qualcuno dice questo a un torinese, questi ti guarda basito. Ed effettivamente non c’è un vero sviluppo e una vera affermazione della fiera e della città come ex città industriale e ora culturale non perché è Torino ma per la mentalità restrittiva, annoiata da quello che c’è fuori, sabauda.

Lo scrivo non per insultare i cittadini di quella città ma perché è semplicemente la verità e me ne dispiaccio. L’aver messo durante Artissima anche altre fiere, The Others, Photossima e Flashback, ha in realtà danneggiato le possibilità di queste. Gli addetti ai lavori e i compratori sono diversi da quelli che vanno in Fiera. C’erano troppi eventi uno sopra l’altro e non si riusciva fisicamente ad essere presenti. Quasi nessuno ha comprato fotografie. Cosa che onestamente non mi stupisce perché chi colleziona o compra per terzi opere non compra solitamente fotografie o solo quelle di artisti molto affermati e presenti in fiera. The Others e Photossima dovevano essere messi a gennaio o a febbraio. Ci sarebbe stata un’ottima affluenza. Quest’anno durante la Biennale di Venezia c’era un’altra fiera dedicata alla fotografia, sempre a Venezia. Non c’è andato praticamente nessuno. Sia per la scarsissima pubblicità sia perché ai visitatori della Biennale e delle gallerie non interessava andare a vedere solo fotografie. Un semplice dato di fatto.

Sono molto curiosa di vedere cosa farà la direzione di Artissima per il dopo Cosulich. Mi auguro anche che chi si occupa di cultura a Torino riveda la programmazione delle varie fiere. Non ho parlato di Paratissima, diciamo il fuori salone e vetrina per i giovani artisti. Ecco l’ho trovata semplicemente indecente. Non una sola opera di valore, non una sola stanza o sezione curati in maniera guardabile, non una sola galleria giovane tra quelle selezionate decente. Non voglio infierire per cui mi taccerò sui perché ma finisco col dire che Paratissima sarebbe un’importante vetrina per i giovani artisti, davvero importante, peccato vederla pensata e realizzata come una manifestazione di una inutilità cosmica. Infatti i giovani promettenti vengono lanciati nell’istituzionale Artissima. Mi congratulo con i vari sponsor della fiera che hanno stanziato ben 50.000 euro per gli artisti under 35 e per averli fatti conoscere alle gallerie straniere.

FacebookTwitterGoogle+Share