Un regalo per Milano: un sindaco con una visione del futuro

Il prossimo anno a Milano ci saranno le elezioni per decidere quale sindaco avrà la città. Non si sa se Pisapia si ricandiderà. A breve dovrebbe fare un annuncio, si dice che scioglierà i nodi dopo l’elezioni del Capo dello Stato. C’è chi dice che abbia già deciso, chi che non sappia, pochissimi che si ricandiderà. Si stanno verificando divergenze e frizioni fra Pisapia e il PD milanese. Elenchi di nomi di papabili futuri sindaci appaiono sui quotidiani. Niente di nuovo sotto il sole. Ogni volta che c’è un cambiamento al vertice, si innescano queste dinamiche. La non unione poi della sinistra è storica.

Le questioni di fanta politica e sedute di psicanalisi fra varie figure politiche li lascio ad altri. Quello che mi preoccupa è che possa venire scelta una figura politica che non abbia una visione del futuro della città. Perché Milano è in affanno, si sente soffocare sotto la scure di vari problemi che con molta difficoltà stanno venendo risolti, ma senza risolutezza. Si sono creati negli anni passati, nelle giunte passate, progetti e percorsi che non avevano una visione del futuro e i danni si stanno vedendo. I tempi della corrutela, del pensare al proprio tornaconto, del fregarsene di chi vive in città sono finiti. Bisogna prendere decisioni, unirsi in un obiettivo e dirigere con polso sicuro la città.

Milano merita un regalo. E come regalo merita una donna o un uomo sindaco che sappia vincere, ascoltare e mediare ma allo stesso prendere una decisione e che abbia una visione del futuro della città. Se no si continueranno a perdere occasioni, lusso ormai che non abbiamo più.

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In attesa delle primarie per il sindaco di Venezia.

Aspetto con ansia le primarie per il sindaco di Venezia. Si dovrebbe votare tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Nel frattempo la città non ha una guida politica da mesi. Sul Corriere della Sera di oggi l’economista Francesco Giavazzi lancia un grido d’allarme sul futuro di Venezia e su possibili opere dannose che si vogliono realizzare nell’ Adriatico. Giavazzi ha pienamente ragione ad essere preoccupato. Alle primarie si è candidato il senatore Felice Casson. Di contro da Roma hanno proposto il giornalista Nicola Pellicani, figura che viene anche sostenuta da Massimo Cacciari. Ora tutti i poteri cosiddetti forti sosteranno Pellicani, figura che non riuscirà a gestire la corruzione gigantesca che è in atto in città. Come dice Giavazzi è da anni che c’è in corso un “sacco di Venezia”.  La situazione continuerà a peggiorare se non verranno presi provvedimenti per arginare la corruzione.

Ci vuole una figura politica che abbia polso e che abbia una visione del futuro di Venezia. Si vuole che la città lagunare diventi solo un enorme luna park o si vuole che ritorni ad essere una città con cittadini e un futuro?

C’è chi storce il naso quando sente il nome di Felice Casson perché civatiano, quindi uomo politico che non ascolterebbe Roma. Io credo che il suo essere della corrente civatiana sia un elemento assolutamente trascurabile. Casson provò già a diventare sindaco di Venezia, è di Chioggia e conosce bene territorio e problematiche e soprattutto non è dentro società corrette della città. È un uomo che ragiona in maniera decisa ed indipendente. Credo che sarebbe un buon sindaco e che non sarebbe stupido da circondarsi di soli “civatiani” ma sceglierebbe i suoi collaboratori tra chi davvero è adatto per ogni ruolo.

Venezia merita e ha assoluto bisogno di una guida capace e decisionista. Spero che sia tanta la gente che andrà a votare e che non si farà abbindolare dal fatto che certi poteri “forti” si schiereranno solo da una parte.

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CLS architetti e ex chiesa San Paolo Converso a Milano: come ripensare spazi e luoghi in città.

La città è un luogo da vivere e da conoscere. La città, quando è sana, è in costante evoluzione. Ogni parte, ogni sito, ogni perimetro della città dev’essere curato e fatto vivere o rivivere.

Milano lotta disperatamente per essere viva. Per essere conosciuta. La puoi amare e capire com’è veramente solo camminando e guardando con il naso all’insù. Anche se sei milanese ci sono strade che non conosci o strade talmente calpestate che non noti se c’è un cambiamento. O strade snobbate.

Corso Italia, strada nel centro storico milanese, è una via snobbata. Certo, è una via conosciuta e importante. La gente vi cammina di fretta, di sera c’è poco e di tutte le chiese e i palazzi storici nessuno sa niente. Viene vista come una via di ricchi e dove abitano i ricchi. Nel provincialismo imperante la si snobba soprattutto per il censo dei suoi abitanti.

E così non si guarda e non si scopre. Io invece amo guardare ed osservare. E ho notato che da dicembre fuori dalla ex chiesa San Paolo Converso, adiacente a piazza Eufemia, ci sono due bandiere fuori dal portone con sopra scritto “CLS”.

Cosa vuol dire? CLS non è altro che l’acronimo di uno studio importantissimo, ma poco conosciuto, di architetti, fondato nel 1993. I quali hanno deciso che l’inutilizzata chiesa di San Paolo Converso sarebbe diventata la loro nuova sede operativa.

La chiesa venne fondata nel 1549 e poi conclusa nel 1569 dagli architetti Antonio Campi (anche pittore, lombardo) e Galeazzo Alessi. Gli interni sono stati affrescati in maniera squisita dai tre fratelli Campi. Nel 1808, sotto la dominazione napoleonica, venne sconsacrata e divenne un magazzino. Nel 1932 fu restaurata e usata per scopi musicali vista l’ottima acustica. Ma a causa dei pochi sovvenzionamenti statali la chiesa venne abbandonata. Lo studio CLS, cercando una nuova sede, decise che quella ex chiesa faceva al caso loro. Senza alterare nulla della struttura e facendo un lavoro di restauro ma anche di innovazione, divisero la chiesa in due parti. La parte posteriore con appoggiata in fondo una struttura metallica, su quattro piani, è la parte degli uffici. Qui si progetta, si discute e si lavora,l’ultimo piano adibito a sala riunioni, dove la panoramica è stupenda. Pensate i clienti, specie gli stranieri, quando devono discutere in quella sala cosa vedono. La parte anteriore invece è la parte dedicata all’arte. Sì, arte. Perché i soci dello studio CLS hanno deciso che questo luogo deve aiutare artisti, noti e non, a farsi conoscere. E quindi si faranno mostre, installazioni e performance. Anche concerti: non solo di musica classica ma anche rock o pop, performance musicali ma non di artisti mainstream.

Trovo importante che uno studio di architetti, con sede anche a New York e conosciuto e ammirato in tutto il mondo, abbia deciso di investire qui, in Italia. Trovo non scontato che abbia deciso di rinnovare e far rivivere un luogo storico milanese ma che era sconosciuto praticamente a tutti, tranne agli storici dell’arte. E inoltre trovo eccellente che abbiano deciso di fare anche da mecenati, in un campo come quello dell’arte dove galleristi e presunti possibili mecenati latitano o pensano solo ai soldi e ai loro giri ristretti.

Informatevi su orari e  future mostre e se siete a Milano passate a curiosare. Non può che fare piacere a chi cerca di non far morire la città.

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L’unica malattia è l’omofobia

Il 17 gennaio a Milano si terrà un convegno intitolato “Difendere la famiglia” e avrà luogo nel palazzo della Regione. L’organizzazione che ha promosso e creato l’evento è l’associazione ultra cattolica “Obiettivo Chaire”. Tra le varie voci del convegno si legge che l’omosessualità è una malattia che si può curare. Saranno presenti anche “Alleanza Cattolica”, altra organizzazione ultraconservatrice, Mario Adinolfi fondatore del quotidiano  cattolico La Croce ed ex deputato del PD, Costanza Miriano l’autrice del libro “Sposati e sii sottomessa” e Luigi Amicone che è il direttore del giornale ciellino Tempi. A conclusione della giornata parlerà Roberto Maroni, presidente della regione Lombardia. Già i temi proposti e la presenza di Maroni, in ruolo istituzionale, destano indignazione ma la questione, che ha davvero stupito, è stata la presenza del logo dell’Expo come patrocinio dell’evento.

Dopo due settimane dall’inizio della polemica, il logo non è ancora stato rimosso, anzi non verrà rimosso, nonostante il segretario generale del BIE (ente che sovrintende l’Expo) il signor Vicente Gonzales Lascertales, abbia dichiarato che il forum omofobo abusa del logo e che tutto il BIE è contrario. Gli organizzatori hanno invocato la democrazia e la libertà di parola, nascondendosi dietro queste bellissime parole e non capendo la gravità del loro agire e pensare.

Il fatto meraviglioso è stato vedere attivarsi subito singoli cittadini e i Giovani Democratici di Milano e il Partito Democratico, i quali hanno creato un evento per sabato 17 gennaio alle ore 14, fuori dal palazzo della Regione in Piazza Einaudi, per far vedere che c’è tantissima gente che dice no all’omofobia. Nel corso dei giorni, tantissime altre associazioni hanno aderito all’ottima iniziativa, da tutta Italia. Finora gli aderenti sono quasi 7000. Sarà un sit in importante per condannare una mentalità retrograda, il tutto in maniera pacifica.

Legger nel pamphlet di presentazione frasi del genere:” giovani e non giovani, feriti nella propria identità sessuale, in particolare per tendenza di natura omosessuale, fa credere di doversi impegnare nella ricerca delle cause che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata”, fa inorridere. Sono fuori senza logica e fuori dal nostro tempo. È importante esserci domani. In un momento in cui i  diritti per chi è omosessuale vengono calpestati o non ci sono. Chi è omosessuale non è malato, l’unica malattia è l’omofobia.

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L’assordante rumore delle parole. Un breve pensiero su quello che è successo in Francia.

La morte non fa rumore. La morte è qualcosa di atroce ma normale che entra come un pugno nello stomaco nella vita. La morte porta via o conduce da qualche altra parte senza troppo caos. Il contorno no, il contorno è quello che fa rumore.

Sulla morte delle vittime del giornale satirico Charlie Hebdo e sugli ostaggi del negozio kasher si sta dicendo davvero di tutto. Il rumore delle parole in questi giorni è così assordante che non riesco a  formulare un mio personale pensiero. Il bisogno quasi compulsivo di dover dare opinioni, litigare su il perché e per come della vicenda, dover dire e dire e dire qualsiasi cosa ci passa per la mente in questi giorni è davvero incredibile.

La vicenda ha poi portato alla ribalta tantissimi argomenti tutti importanti e di cui bisognerà davvero parlare e confrontarsi: il terrorismo (anche di radice islamica), la libertà di pensiero e di satira, l’integrazione, l’antisemitismo sempre più dilagante ma che si nega che esista, la politica internazionale e quello che si sta facendo in medio oriente. La violenza, l’orrore, di quello che è avvenuto ci porta per forza a riflettere su tutto questo e ci fa capire l’urgenza, specialemente all’interno della sinistra europea di dover capire e agire su tutti questi aspetti.

Io non so bene che dire. Sia mentre vedevo i notiziari su Charlie Hebdo e sia ieri mentre vedevo i due blitz a Parigi provavo solo angoscia e orrore. Pietà per i terroristi (vittime anche loro), preoccupazione per gli ostaggi. Pensavo anche ai nigeriani, duemila persone, massacrati a casa loro e mi chiedevo come mai noi non ci interessiamo davvero a questi attentati terroristici in Africa.

Quello che mi auguro è che non si fomenti l’odio, specialmente quello religioso. Che tutti collaborino per far vedere che noi siamo più forti e potenti rispetto a coloro che ci vogliono mettere paura.

Trovo importanti tutte le manifestazioni di solidarietà che si terranno tra oggi e domani. La gente normale e che ama la pace va in piazza e dimostra che tutti uniti possiamo essere fortissimi.

Ora che i tre terroristi sono morti però non dobbiamo dimenticare, come spesso succede, tutti i proclami per la libertà di satira e di parola, non dobbiamo di nuovo rinchiuderci nei nostri recinti provinciali ricominciando a fregarcene e usando come paravento il rumore assordante di mille parole dette in maniera vuota. Dobbiamo agire.

Agire in maniera pacifica e concreta, magari parlando di meno ma ragionando di più. Il terrore non vincerà.

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Se una ragazza si suicida perché è osteggiata e criticata dalla famiglia per la sua sessualità, il problema è della società non della famiglia e basta.

In una società giusta i diritti dell’individuo sarebbero rispettati. In una società illuminata e che ha cura dei suoi cittadini nessuno avrebbe paura di ricevere insulti e denigrazioni per colore pelle e orientamento sessuale. Una società dei diritti sembra ancora un’idea utopistica.

Dico utopistica perché ancora oggi ci sono persone che non possono vivere la propria sessualità come vogliono, per esempio. Nel corso del Novecento ci sono state innumerevoli battaglie, non ancora vinte, sui diritti delle donne e degli omosessuali, per citarne alcune. È evidente che serviranno ancora molte lotte. Lo affermo semplicemente guardando e ascoltando tutti i giorni  le persone. Insulti, pregiudizi, critiche a stili di vita. “Sei un frocio”: quando lo sentiamo ci irritiamo ma poi non facciamo molto. Pregiudizi sugli omosessuali: sono infedeli, fanno orgie, non possono diventare genitori per il loro stile di vita, sono pedofili. Potrei continuare a elencare pensieri e giudizi a cui ancora moltissime gente credono e pensano. Se uno cambia sesso diventa un lebbroso. I transessuali si prostituiscono tutti. Fanno schifo. Credo di aver sentito queste frasi e oscenità fin da quando ero ragazzina. Certo, non tutti sono fortunati ad avere avuti genitori che hanno avuto la bravura di educarmi al rispetto e a aiutarmi a formare una mentalità aperta e moderna. Questo però non giustifica altri. Negli ultimi anni i quotidiani e i mezzi di informazione hanno parlato sempre di più di adolescenti che si suicidano perché vessati per la loro sessualità. Ultimo caso quello di una ragazza americana, Leelah Alcorn, di soli 17 anni, che si è suicidata perché la famiglia non supportava la sua idea di voler cambiare sesso, che fosse transgender, e la portava a “christian therapy”, questi ritrovi cristiani dove insegnano agli omosessuali o transessuali a tornare “normali”. In molti stati americani queste terapie sono state messe fuori legge perchè considerate “dannose per la salute psichica” e “contro il rispetto umano”. Purtroppo in Ohio, stato dove abitava la ragazza, invece sono tollerati. La ragazza tornava da questi incontri sempre più depressa ed afflitta e alla fine, dopo aver scritto un messaggio su tumblr, si è suicidata. La madre, intervistata alla CNN, ha dichiarato che non sostenevano il cambio di sesso della figlia “perché non cristiano e poi perché Dio non sbaglia nella scelta del sesso” ma ha aggiunto che “la amavano moltissimo”.

Leelah subiva abusi. Quanti minorenni LBGTQ subiscono tutto questo nel mondo? Io credo moltissimi. Si allontanano i minori che vengono picchiati dalle famiglie ma anche se non si subiscono botte in questi casi devono essere tutelati e allontanati. I suicidi tra i transgender in america sono notevolmente aumentati. L’associazione PFLAG ha dichiarato che si potrebbero dare in affidamento a genitori omosessuali questi ragazzi che subiscono violenze psicologiche gravi nelle loro famiglie. La trovo un’ottima proposta. In America si sta discutendo di tutto quest inmaniera molto seria.

Ma quello che avviene in queste famiglie, che insultano e denigrano e obbligano i figli a essere cosa non sono, non è un problema che riguarda solo la famiglia, è un problema che riguarda tutti noi, la società.

È tempo di dare diritti a tutti. È tempo di riuscire a modificare i pregiudizi che la maggior parte della gente ha. È tempo di creare leggi che tutelino chi è omosessuale e transessuale, che si dia la possibilità di sposarsi, convivere, avere figli, che si dia la garanzia ai giovani di poter vivere la loro sessualità con calma e serenità senza paure, senza dover pensare a suicidarsi come unica via d’uscita.

Sto leggendo in questi giorni l’autobiografia delle scrittore David Plante “becoming a londiner” (non so se è stato tradotto e pubblicato in Italia, mi scuso): parla della sua omosessualità e della sua storia d’amore ma anche dei diritti degli omosessuali in Inghilterra. La paura che la polizia entrasse in casa e li arrestasse solo perché dormivano insieme o il timore di essere picchiati per strada e poi arrestati, questo alla fine degli anni’60. Passi da allora ne sono stati fatti ma c’è ancora da fare. È un libro molto bello e scritto in maniera appassionata e fa capire una cosa che è molto banale e che dovrebbero capire tutti: l’amore è uguale e le dinamiche dell’amore sono identiche indipendentemente dal tuo orientamento sessuale.

Che cosa spaventa? Perché si ha così paura di due uomini o di due donne che si baciano o che portano un figlio all’asilo? Di cosa ha paura la società? Non è semplicemente amore?

Da oggi non giriamo più la testa dall’altra parte e proviamo a cambiarla un po’ questa società, anche solo per il semplice fatto che ne facciamo parte.

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