Angolo caffè e libri #4 Mali minori di Simone Lenzi

Sto pensando a come cominciare questo post per parlarvi di Mali minori di Simone Lenzi, edito da Laterza. Ci penso e non trovo una soluzione, qualunque cosa scriva non riuscirò a dare un’idea concreta di come questo libro sia un piccolo gioiello.

Posso dire che è un gioia averlo letto. Comprato e divorato durante una delle mie soliti notti insonni, mi ha tenuto compagnia senza rendere ingombrante la sua presenza. Lenzi ha scritto 33 fiabe per adulti. Fiabe che partono da storie realmente verificatasi durante l’infanzia di amici o conoscenti dello scrittore, a volte episodi dell’infanzia di Lenzi stesso.

Sì, adulti che ricordano episodi accaduti quando erano bambini. Degli episodi che ora hai nostri occhi appaiono insignificanti ma che all’epoca sono stati importanti perché ci hanno introdotto alla disillusione dell’età adulta.

Ma non si parla di tragedie o fatti irreparabili, sono appunto mali minori che però ti sono rimasti dentro e ancora oggi ogni tanto bussano alla porta dei ricordi.

Mi sono commossa spesso, ammetto che ultimamente ho la lacrima facile eh, ma Simone Lenzi ha la bravura di riuscire a tenerti concentrato racconto dopo racconto, di farti immedesimare e ricordare. Mentre lo leggevo mi tornavano in menti episodi buffi della mia infanzia, facendomi sorridere ma che all’epoca invece mi avevano dato una grande pena.

Lo consiglio non solo perché è scritto bene, non solo per la bellissima copertina che richiama un po’ la grafica delle elementari e dei libri per bambini ma anche e soprattutto per ricordare un attimo com’eravamo e cosa ci ha reso così, perché siamo così oggi. Perfetto per notti insonni o viaggi in treno o magari per una pigra domenica seduti in poltrona mentre sorseggiate una calda tazza di tè.

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La voce del boy scout.

Mi sono molto divertita a vedere in streaming la direzione del partito democratico. E’ stato utile per capire equilibri e forze e orientarsi per quello che avverrà in parlamento nei prossimi mesi. Soliti ritardi, solito circo mediatico scatenato fuori dalla sede, molti che sono entrati con il solito viso truce per poi dimostrare di non contare moltissimo.

Si doveva parlare e discutere dell’ordine del giorno sulla riforma del lavoro. In parte lo si è fatto ma in realtà è stata l’ennesima resa dei conti fra vecchie dirigenza e Renzi&co. Il segretario ha fatto sentire la sua voce. Lo ascolto e guardo, poi ascolto Bersani o Fassina e vedo che non c’è molta alternativa a Renzi, il quale ricorda che se cacciano lui arriva la Troika.

Mi fa piacere vedere come il nostro premier sia sempre carico, entusiasta, faccia vedere che ci crede che il Paese può farcela ma è ora che qualcosa nei suoi discorsi o presentazioni di programmi cambi. Quando ha iniziato a elencare, per l’ennesima volta, tutto quello che ha fatto da marzo, il 40%, il fatto che è stato sindaco, le mamme, l’Africa, la Mogherini, gli 80 euro, mi sono sentita male e ho iniziato a pensare seriamente di iniziare un aperitivo alle 18.20 del pomeriggio. Fa sempre così: se qualcuno gli pone una domanda fa l’elenco e ripete esempi che ormai sentiamo da mesi e che conosciamo a memoria, se deve presentare un programma di nuovo fa l’elenco. Credo che questa formula vada superata. E’ tempo che arrivi subito al sodo, spieghi concretamente dove trova coperture, cosa ha intenzione da fare seriamente. Non può lasciare questo compito ai suoi ministri, come ieri ha fatto in parte Poletti (che sembrava l’imitazione di un Bersani, sempre con in mano un bicchiere di Sangiovese, ma più simpatico…mi riferisco all’accento, sia ben chiaro). Questi elenchi del premier hanno stufato e sono il suo punto debole. Può aver vinto in direzione, l’odg è passato con 130 voti favorevoli, 11 astenuti e 20 contrari (che se mi è permesso sono comunque tanti). Ha certamente diviso la minoranza. Però è tempo di fare un passo successivo, visto che dice #passodopopasso. E’ tempo di spiegare bene e rapidamente alla gente, non solo al suo partito, cosa intende fare. Basta dire gufi, basta avere manie di persecuzione da parte dei giornalisti e avversari.

Che poi, quali avversari? Fassina? Il peggiore intervento di ieri. Che qualcuno gli ricordi che andava molto d’accordo con Brunetta e che in parlamento non ha fatto nulla. Bersani? Nonostante l’ex segretario non ci creda il suo tempo è finito, non perché rottamato ma perché quando era segretario ha fallito. D’Alema? Ieri quando parlava l’ho adorato, devo ammetterlo. I suoi diciamo mi hanno fatto molto ridere. Il discorso era pieno di livore ma comunque è stato molto interessante e se collaborasse come “vecchio saggio” (il leader Maximo mi perdonerà per il vecchio) darebbe un ottimo contributo ad aiutare a rimanere nei binari della sinistra il nostro premier. Civati? Io non riesco a capite politicamente quest’uomo. Sembra grigio, sembra non saper cosa fare. Nel suo blog e prima di entrare in un riunione sembra pronto alla battaglia, penso sempre “ci siamo!Ora mi convince che è un buona alternativa”, poi lo vedo parlare e vedo che non riesce mai ad esporsi, non riesce mai ad imporsi. Eppure quando leggo cosa propone sul blog o in altri articoli che scrive trovo sempre proposte davvero stimolanti e sarebbero utilissime per aprire dialoghi importanti. Perché non si smarca di più dalle sue insicurezze? Certo lo capisco, vorrebbe rinnovare ma non vuole passare per quello che ha scisso il PD.

Con questi avversari interni Renzi ha vita abbastanza facile. Fuori non ne parliamo. Anche se penso che alla fine del semestre italiano la possibilità di eventuali elezioni non è un’idea così fantasiosa.

Infine devo dire che ci sono anche ottimi interventi: Scalfarotto e Soru su tutti. Ma anche Concia e qualcun’altro non mi sono dispiaciuti. Orfini è stato equilibrato e mi ha fatto molto ridere con la sua cacciata degli anarchici dal liceo (anche se non ho ben capito il nesso, ma tant’è).

Tutto sommato è stato un confronto interessante e positivo. Alcuni oggi scrivono di morte della sinistra o di grande depressione per il partito. Non è vero. Citando  Marco Damilano, giornalista dell’Espresso, è stata una delle poche volte che il partito ha parlato di cose concrete e che si è davvero confrontato. Ricordo che solo il PD riesce ad avere questo dialogo, nonostante tutte le critiche a Renzi, non abbiamo un dominus come negli altri partiti.

Però c’è seriamente bisogno di più concretezza. Spiegare ora bene la riforma del lavoro (che ricordo mica è già attuativa, ci sarà tutto l’iter parlamentare prima) e soprattutto c’è bisogno di un vero dialogo e confronto di idee. Senza quest’ultimo elemento non potremo andare incontro ai cittadini e aiutare il Paese.

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C’è una vera discussione su riforma del lavoro e art.18?

Leggo in questi giorni parecchi articoli sulla riforma del lavoro e sulle modifiche che si vogliono apportare. Leggo molto e mi viene il sospetto che pochi stiano capendo che cosa sia l’art.18 o i punti del disegno di legge delega n. 1428. Ma siccome siamo un popolo dove tutti devono dire la loro ecco che escono nel magico mondo di internet varie sciocchezze o informazioni sbagliate. Mi chiedo: quanti di quelli che lavorano sanno dei loro diritti? A quanti interessa davvero quello che da martedì scorso 23 settembre si sta discutendo in Senato? Credo a pochi.

Questo palese disinteresse secondo è dettato dal fatto che non c’è una vera discussione, non c’è nessun vero confronto all’interno né dei partiti né del sindacato. Quest’ultimo non può dichiarare che ad ottobre ci saranno vari scioperi così il governo vedrà cos’è il lavoro. Prima di far scioperare perché non spiega ai lavoratori i loro diritti, se ne hanno, se le leggi che ci sono adesso vanno bene. Troppo facile mandare avanti una massa di persone e continuare a fare discorsi retorici quando anche il sindacato è enormemente distaccato dalla realtà.

Si può discutere per davvero della riforma del lavoro? Si vuole pensare ai trentenni e quarantenni che sono sempre precari, a chi è troppo anziano per ri-inserirsi e avere un lavoro, a quei giovani che si iscrivono sempre meno all’università perché pensano che studiare è inutile, a chi emigra con rammarico e non ritorna indietro? Si vuole pensare a una riforma del lavoro che tuteli tutti noi senza alcuna discriminazione? Possiamo essere tutti tutelati o dobbiamo rassegnarci a vivere in un Paese disinteressato ai suoi cittadini?

Inutile dire che il mondo del lavoro non riparte e si da la colpa a chi vuole abolire art.18, a chi lo vuole tenere e via dicendo. Questo canovaccio è vecchio e non possiamo più perdere tempo. Questi litigi fasulli, queste commedie e questi insulti tra le parti sono buone per un piccolo circolo di persone ma non vanno più bene per noi tutti.

Nel mio vecchio blog mi chiedevo come mai noi italiani non riusciamo più a dialogare, su nessun argomento. Vorrei che ci sedessimo tutti a parlare del nostro futuro, vorrei che ci mettessimo a parlare su come creare una riforma del lavoro utile e vera per tutti e che dia davvero un po’ di fiducia. Senza speranza, senza fiducia nel futuro un Paese è morto in partenza.

 

 

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La guerra privata per un tazza di caffè su instagram e tumblr.

Sfondo bianco. Una tazza di ceramica, spesso bianca, spesso di Zara Home. Un piattino con sopra un qualche dolce. A volte un libro aperto accanto. Tra blog, tumblr (piattaforma microblogging) e instagram questi elementi sono protagonisti di moltissime foto. Può cambiare l’angolazione, può cambiare a volte la luce (alcune preferiscono quella naturale che filtra dalle finestre), più essere aggiunto qualche altro elemento ma sostanzialmente l’iconografia della fotografia è questa.

Mi diverte voler trattare di un argomento davvero frivolo. Mi diverte leggere alcune blogger, che a differenza mia prendono estremamente sul serio il loro sito e si credono portatrici della fiaccola di qualcosa di estremamente nuovo e molto “out of mainstream” (quote) (sic), discutere fra di loro o le loro fan su chi è stata la prima rivoluzionaria ad inventare quel genere di foto.

Si può discutere su un argomento simile? Certo! Dimostrazione di quanto internet faccia sentire importanti e di quanto noi italiani siamo provinciali. Un giorno, un bel giorno di giugno, leggo di una ragazza che si lamenta, con tono ovviamente superiore, che le sue foto tazza-brioches-libro-mattino vengono ormai spesso copiate “MMMh, che ci posso fare?” (in sottofondo si sentiva anche un leggero sbuffo, indiscusso segno di superiorità e rassegnazione per essere la migliore). I commenti sotto delle grandi ammiratrici erano indignati e la incoraggiavano ad andare avanti e a non lasciarsi abbattere. Da cosa purtroppo non l’ho mai capito.

Durante questa piovosa estate altre hanno rivendicato la loro grande intuizione. Interessante è stato oggi da Pavè ascoltare, per colpa di un tono di voce leggermente alto, due blogger, nel loro campo parecchio “famose” e vestite come il pagliaccio Baraldino, che discutevano di Tizia o Caia. Argomento? Ancora le foto del mattino con tazza e brioches e. Sono riuscita a non scoppiare a ridere.

Volevo suggerire a uno delle due di scrivere un articolo di protesta per quello che sta avvenendo e pubblicarlo magari su Wu Magazine. Urlare all’oltraggio e chiedere una legge per la tutela dell’invenzione.

Che dire allora di quelle che leggono di un tuo progetto e te lo copiano passo dopo passo e che riescono a realizzarlo grazie alla amicizie che tu non hai? Tu non puoi dire nulla. Come fai a dimostrare che quell’idea era di tua proprietà e che ti è stata rubata?

Nel mondo dei blogger c’è sempre qualcuno che ruba un’idea, un’intuizione ad un altro. Pazienza. Non c’è una legge dell’onestà intellettuale. Bisognerebbe prendersi meno sul serio e vedere i blog per quello che sono: un mezzo veloce per comunicare con il maggior numero di persone ma questo mezzo non ti rende figo o dio.

Ma ho parlato di provincialismo… Mi piacerebbe discutere di questa malattia tutta italiana che è il provincialismo ma non è il post adatto. Comunque foto di tazze di ceramiche, con a volte accanto cibo o altro, vengono pubblicate e postate dal metà degli anni ’00, cioè da quando è nata la piattaforma di microblogging Tumblr (all’incirca nel 2006). In America, Inghilterra, Australia e così via è una delle foto più ricorrenti da sempre. Continua ad avere molto successo e nessuno litiga su chi sia stata la prima ad idearlo. Esattamente come da noi, no?

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Frances Ha di Noah Baumbach

Questo film è un gioiellino da vedere. E’ uscito l’anno scorso ma in Italia è arrivato solo ora per colpa di una politica nazionale nella distribuzione dei film completamente sbagliata. A Milano lo programmano in una sola sala, all’Eliseo di via Torino.

L’ultima fatica del regista newyorkese racconta di una ragazza e di come affronta le avversità della vita. Frances Halladay (la bravissima e bella Greta Gerwig) è una 27nne di New York. Sogna di diventare una ballerina professionista. Vive con la sua migliore amica a Brooklin. Quando quest’ultima decide di andare a vivere con il fidanzato, Frances viene lasciata da sola a dover decidere come vuole vivere, senza appoggi e solo sulle sue forze. La macchina da presa segue Frances nelle sue peripezie a Chinatown, Sacramento, Parigi, Poughkeespie e infine di nuovo a New York. Nonostante i pochi soldi, le povere prospettive di successo e il raffreddamento del rapporto con l’amica, Frances non perde mai il suo entusiasmo e il suo volerci credere (riassunto forse nella scena iniziale dove la nostra eroina corre felice, con sottofondo una musica incalzante, scivola per colpa delle ballerine, musica si ferma, ma si rialza e ricomincia a correre zoppicando ma con viso determinato) fino ad arrivare a un compromesso con la vita  segno di maturità.

In questo film si ride molto. Sono 86 minuti di puro piacere. Non si può non notare la bravura e la naturalezza nel recitare di tutti gli attori, la buona sceneggiatura e l’ottima fotografia.

Alcuni hanno voluto accostare Frances Ha a Manhattan di Woody Allen a causa della fotografia in bianco e nero e l’umorismo. Credo che sia un confronto sbagliato. Baumbach si ispira moltissimo a Godard e a un certo cinema europeo. Il regista, come Wes Anderson con il quale ha lavorato alle sceneggiature di “The life acquatic with Steve Zissou” e “Mr. Fox” , entrambi film di Anderson, si ispira di più al cinema europeo e alla letteratura contemporanea americana che al cinema americano. I suoi riferimenti sono altri. Questo lo si può notare nella struttura della storia e nei dialoghi.

Nonostante le ottime recensioni qualche critico storce il naso e c’è chi afferma che è solo una brutta copia o un film per un pubblico molto selezionato. Non sono d’accordo. Ma ora che è in Italia anche noi potremo creare la nostra opinione. Per me il doppiaggio toglie molto ma non inficia il valore e la bellezza del film.

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Gli amori del passato devono rimanere nel passato.

Non esiste periodo dell’anno, momento della propria vita, in cui non si pensi all’amore. Dalla storia più seria alla scopata di una sola serata, nessuno è immune da non tornarci sopra almeno una volta. Tutti parliamo con i nostri amici di chi ci piace, chi vogliamo, chi ora odiamo, anche di chi crediamo messo nel dimenticatoio e lo si tira fuori solo per fare un esempio o un paragone.

Ci rifletto spesso sopra: come mai gli amori passati non riescono a stare nel passato? Come mai saltano fuori all’improvviso scombussolando o soffocando il presente? C’è da dire che non viviamo in un film, dove il protagonista dimentica subito e felicemente il proprio amore nel giro di un paio di inquadrature. Nella vita vera non è possibile.

Ci sono ex che ti perseguitano e quindi non riesci serenamente a lasciarteli alle spalle. Ti ricordano ansie, paure, timori e influenzano qualsiasi rapporto tu stia avendo nel presente. Inoltre ricordare un ex significa che ricordi la fine, ricordi solo il dolore e il fastidio della fine di quella relazione. Anche se è stata la storia più importante della tua vita, e quindi ci sono momenti meravigliosi e condivisioni che al momento ti sembrano irripetibili, quando torna ecco che tutto è stato cancellato. E uno ha paura o non ha voglia di iniziare una nuova storia. Chi me lo fa fare? Ci si chiede.

Oppure i rapporti sono cordiali ma si abita nella stessa città, si hanno quasi tutti gli amici in comune e anche se si è sicuri che non si prova nulla ecco che non puoi andare avanti. Il tuo ex è sempre di fronte a te. E ciò rende difficile iniziare qualcosa di nuovo e stimolante perché si ha paura di ferire l’ex partner, si ha timore che possa scatenare reazioni che non si vogliono affrontare. E poi gli amici comuni. Quelli che magari sognano che voi torniate insieme e che quindi demoliscano la nuova relazione, sono ostili e parteggiano per l’ex, rendendo tutto ancora più difficile. Questi amici, nonostante l’enorme stima e amore che sicuramente provano per te, sono i peggiori: cosa ne sanno davvero della passata relazione? Cosa ne sanno della nuova? Nulla. Perché solo voi due sapete tutto, il resto del mondo no. Ma per quieto vivere non si inizia una nuova storia. Di nuovo la domanda: chi me lo fa fare?

I socialnè non aiutano nel dimenticare. Anche se non sono davvero il problema. Il fatto è che siamo noi che siamo prigionieri di castelli mentali e paure che ci fanno pensare di essere scrutati, che ci rendono sempre reperibili e vuoi essere scortese con chi una volta hai amato tanto? No, ovviamente. E giù un giro infernale e non ne esci più.

Invece il passato è passato. Bisogna farsene una ragione o non si vivrà mai il presente e si finirà per non crescere, stare bene, provare qualcosa di nuovo.

Io ho imparato a buttarmi ma sempre con un paracadute ben posizionato sulle spalle. Perché è vero che voglio che il passato resti dov’è ma deve essere come esempio per cosa non voglio ripetere e perché le nuove relazioni sono sempre un’incognita. Meglio partire con il freno a mano un po’ tirato per non prendere fregature e poi magari dopo lasciarsi andare.

Quello che vorrei ora è poter stare bene. Sono un femmina per cui mi piace vestirmi bene, prepararmi con gioia per un appuntamento. ma questo non vuol dire che uscire o andare a letto significa automaticamente avere una storia. Trovo che è sempre più difficile trovare qualcuno con cui condividere passione e passioni. Poter fare l’amore con serenità, senza dire “che pippe mentali si starà facendo?”, e poter invitarlo anche a bere o a una mostra senza sapere che lui va in ansia e si “senta già prigioniero”. Perché essere stati feriti in passato o aver ferito influenza troppo noi oggi. E questo è male. Vorrei ridere, scherzare, uscire, limonare, saltare ai concerti, dormire, fare l’amore con qualcuno che voglia stare bene ora, adesso, senza troppe paure se la storia diventerà seria o altro. Il tempo da sempre risposte, belle o brutte che siano.

Da quando si ha così paura del nuovo? E personalmente mi chiedo: da quando ho così paura? Quando ricomincerò a vivere il presente e stare bene? Spero presto. Perché il passato DEVE essere solo passato.

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Addio Monti e Class. Due libri per parlare di giovani trentenni.

Usciti entrambi nel 2014 i romanzi “Addio Monti” di Michele Masneri, edito da Minimum Fax e “Class” di Francesco Pacifico, edito da Mondadori, sembrano, ad una prima lettura, due libri speculari. Entrambi ci raccontano di un gruppo di persone che abitano a Roma, o che da Roma si sono trasferiti a New York, sui trent’anni, che si fanno mantenere senza preoccupazioni o pensieri dai genitori e che conosco personalità del giornalismo, della cultura e della finanza nelle feste che danno o a cui sono invitati.

Una generazione di mantenuti e privilegiati, che abitano in una bolla vacua fatta di sentimenti non molto profondi o forse inesistenti. Pacifico parte da una giovane coppia che decide di andare a vivere a New York per inseguire il sogno di lui, diventare un regista di cortometraggi. L’autore si perde in dettagli specifici di vie di Roma e di New York. Non lesina dettagli su quanto i genitori diano in mancette annuali (per esempio 10.000 dollari annui) ai vari personaggi. C’è una descrizione dettagliata di chi sono gli hipster e come vivono, come non-lavorano, c’è molto disprezzo nella descrizione. I rapporti fra fidanzati, genitori-figli, amici sono vuoti. Il denaro e l’apparenza la fanno da padroni. Per Pacifico  chi scrivere di musica su Rockstar o il Mucchio, prendendo 250 euro a pezzo, è sinonimo di mantenuto/arrivista/indifferente in realtà alla musica/un hobby. Quasi tutti i personaggi sono mitomani: si credono importanti, fighi, col giro giusto, si inventano nella loro mente una ipotetica futura autobiografia da far stampare e pubblicare, si considerano importanti. Pacifico odia i suoi personaggi. (l’autore mi lascia un po’ perplessa in un’intervista ha dichiarato “invece di fare l’hipster, fai il mecenate, apri una casa editrice che vende cento copie a libro. la cultura non può produrre reddito. renzi ha torto”, forse l’autore si rispecchia nei suoi personaggi?)

Il libro di Masneri parla anche lui di una certa cerchia di persone che vivono a Roma. Il suo romanzo si svolge interamente alla SMA di via dell’Amba Aradam, il protagonista narra varie vicende ad una sua amica in crisi sentimentale e su che cibi biologici prendere. Anche Masneri parla degli hipster, di chi compra solo MicroMega/Internazione/LImes. Di chi va esclusivamente al Salone del Libro di Torino, al Maxxi e in altri posti considerati cool. Non mancano anche qui dettagli di come vestono tutti, marchi degli accessori e vestiti che servono ad identificare una persona. Sputtana senza alcun ritegno giornalisti, specialmente uno che scrive sul Corriere e che ha fatto carriera scrivendo marchette.

Entrambi gli autori parlano e raccontano persone che esistono davvero, se ne percepisce da come vengono riportati episodi o dialoghi. Provano a imitare nella scrittura autori come DeLillo , Wallace o Wolfe, evidentemente senza riuscirci. O sai scrivere in quella maniera o ne verrà fuori una triste imitazione… Wes Anderson, Woody Allen e altri sono presenti nell’immaginario di Pacifico e Masneri.

Quali sono allora le differenze? Perché i due romanzi parlano sì di un argomento in comune ma non sono per niente uguali. Pacifico, come ho già scritto, disprezza chi narra. Si ha la sensazione che abbia scritto questo libro per sputtanare qualcuno, per irridere persone che esistono davvero e che sa che leggeranno il libro. Non c’è una sola pagina dove non si senta acredine e rabbia e disprezzo. Nessuno si salva. Nel finale, scritto in maniera illeggibile, c’è un barlume di speranza ma sono convinta che sia stata un’idea dell’editor, per dare un po’ di respiro al libro. Non ho letto altri lavori di Pacifico, lo conosco solo come traduttore, e non mi dispiace, ma in questo suo romanzo credo non abbia avuto abbastanza serenità e lucidità durante la stesura.

A differenza di Pacifico, invece, Masneri sa scrivere. Il suo romanzo non è certo un capolavoro ma si legge con piacere. Si ride molto, forse perché ho riconosciuto certi personaggi descritti dall’autore bresciano. In Addio Monti il lettore viene preso per mano e gira in mezzo ai banchi dei surgelati e ai corridoi del supermercato insieme ai due protagonisti e ascolta le storie che essi stanno raccontando. C’è una bonaria presa in giro di alcune macchiette che si possono trovare tutti i giorni in giro per Roma ma ci apre anche una finestra su una certa tipologia di persone che scrivono per giornali o che frequentano determinati salotti mondani. Quando il lettore chiude il libro è soddisfatto.

Non invito certo a comprarli. Però se passate in librerie provate a sfogliarli e vedete che impressione vi fanno. Io li regalerei entrambi a determinati habituè di gallerie o Saloni o Biennali e anche a certi figli dei dirigenti del PD. Potrebbero finalmente leggersi e scoprire il loro essere vuoti e poco interessanti.

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PD città mondo: un dibattito per confrontarsi sul futuro milanese

Ieri sera al teatro Franco Parenti il nuovo circolo PD Città Mondo ha proposto un interessante dibattito su come potrà essere il futuro di Milano, dal punto di vista politico e culturale. Protagonisti del confronto sono stati l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino e Stefano Boeri. Si è provato a ragionare su quali obiettivi si dovrà puntare per poter continuare ad amministrare Milano, cosa finora non si è fatto o si è sbagliato. A moderare il giornalista Fabio Massa, de Affari Italiani. E’ stato un incontro utile per poter conoscere vari punti di vista. Quando Boeri ha ringraziato Majorino per essere presente all’evento, l’assessore si è detto stupito “sorpreso della sorpresa” perché non bisogna sfuggire dal confronto anche non se la pensi nella stessa maniera e che bisogna diffidare quando si va ad assemblee dove tutti pensano uguale. Aggiunge che è assurdo governare una città senza confronto. Si è parlato di quello che non va finora qui a Milano. Per Boeri i punti su cui bisognerebbe ragionare sono: lavoro (interessarsi di più al manifatturiero e alla cultura), partecipazione (“un’occasione persa”) e infine l’Expo ( “visto come un disastro che si è provato ad arginare. Nessuno saprà cosa avrebbe potuto essere”). Majorino si dice non completamente d’accordo sulle opinioni dell’ex assessore alla cultura e da qui è partito uno stimolante dibattito. Entrambi sono concordano che c’è ancora molto da fare. Giustamente Majorino spiega che le comunali del 2016 non si vinceranno andando a volantinare per i mercati dicendo che gli altri candidati sono peggio del nostro. Bisogna stare sul territorio e valorizzare quello che si sta facendo.

La conclusione a cui si è giunti in questo incontro è il dover confrontarsi sempre di più, anche e soprattutto, con chi non ragiona in maniera uguale e coinvolgere molto di più la cittadinanza. Non si è parlato di primarie milanesi, se ci saranno oppure no. Sembra che il candidato sarà solo Pisapia. Majorino dice che se ci dovessero essere primarie non ci sarebbero problemi e che la posizione di Pisapia ne uscirebbe più rafforzata ma non si è davvero dibattuto sul problema. Immagino che ci saranno altre occasioni.

Il pubblico che ha partecipato era abbastanza numeroso e dismogeneo e questo era molto interessante: c’erano sia militanti del partito che semplici cittadini curiosi di sentire qualcosa di nuovo. E di nuovo c’era di sicuro la creazione di questo nuovo circolo on line, dal nome Città Mondo. Un circolo che si propone di poter coinvolgere i cittadini, il mondo della cultura e dell’imprenditoria. Poterli ascoltare e dare loro voce. E quale forma migliore per poter unire tante la realtà? Certamente la rete, che riesce a raggiungere chiunque in qualsiasi momento. La piacevole serata di ieri si è conclusa con la presentazione della nuova piattaforma web del circolo.

Vedremo quali proposte ed eventi verranno presentati ai cittadini, nel frattempo vi consiglio di andare a visitare il sito http://www.pdcittamondo.it/

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Partito Democratico in ebollizione o solo minestra riscaldata?

Da poche ore è uscita la notizia secondo la quale Matteo Richetti si sarebbe ritirato dalle primarie in Emilia Romagna. Poco dopo è stata resa nota una dichiarazione in cui lo stesso Richetti afferma “che ci sono state delle pressioni da Roma”.  Il Partito Democratico dell’era Renzi è sentito e visto come una travolgente novità, qualcosa che cambierà il corso della sinistra e che sta trovando il modo per dimostrare che tutto sta per essere rinnovato. Si è in una stato effervescente e di attesa. A parer mio, usando una metafora culinaria, mi sembra la solita minestra riscaldata della nostra sinistra. Le primarie nella regione rossa potrebbero essere un esempio. Nate come un avvincente telenovela politica, che avrebbe fatto contenti decine di giornalisti politici, i quali devono riempire quelle 10-12 pagine di politica nostrana senza dover effettivamente dire qualcosa, si generalizza ovviamente, ecco che uno dei protagonisti principali si ritira, forse mandando all’aria settimane di interessanti battibecchi.

Richetti, renziano doc, nei talk show televisivi e non,  ha sempre sostenuto il suo leader. Ora usa termini di stampo vecchia sinistra. “Pressioni da Roma”, bisogna ammettere che è non la prima volta che sentiamo queste parole dette da un politico italiano. Chi ci sarà dietro? Richetti entrerà nella nuova segreteria del PD? O è caduto in disgrazia? Credo che sia veritiera la prima: Renzi sta facendo la nuova segreteria e ha bisogno di gente fidata al suo interno.

Per molto tempo ho davvero creduto in Renzi e ancora ci devo credere per non vedere il mio Paese affondare. Devo perché non ci sono altri politici in grado di tenere unito il Parlamento e portare avanti qualcosa di concreto. Cosa e come poi Renzi farà, questi sono altri discorsi. Quello che mi secca è che vorrei non sentire più la parola “gufi” e che sono in corso rivoluzioni e cambiamenti (la parola rottamazione invece è stata rottamata e quindi non si usa più). Vorrei non sentirmi presa in giro, Renzi non sta cambiando nulla. Sta cambiando i volti del partito. Se qualcuno guardasse al passato politico del fiorentino vedrebbe che egli ripete, anno dopo anno, lo stesso schema. L’unica differenza è che lo amplia. Dalla prima Leopolda ad oggi Renzi ha detto, fatto, agito nella stessa identica maniera. Senza ascoltare nessuno e portando avanti le stesse persone che fanno parte di quello che il giornalista fiorentino Allegranti chiama il “Giglio magico”. Alcuni pensano che si circondi degli stessi per sicurezza, io non credo. Renzi si sta comportando in modo che intorno a lui tutto rimanga identico e poter primeggiare. Consiglio il libro “The Boy” scritto appunto da David Allegranti, edito da Marsilio collana I Grilli: questo libricino è davvero interessante perché ci aiuta a capire il personaggio Renzi e ci riassume perfettamente la sua storia politica, fin dai tempi del liceo; inoltre il giornalista non è di parte e quindi ci riporta le testimonianze e i fatti in maniera veritiera e cruda, con un pizzico di ironia toscana. Il libro si ferma a prima delle elezioni europee. Poco importa, è comunque d’aiuto e valido anche oggi.

Io credo che nel Partito Democratico non stia bollendo niente in pentola. Questo mi delude. Certamente noto come Renzi abbia dato un’ accelerata alla palude parlamentare e come ora in Europa ci considerino (Berlusconi ci portò al disastro e ad avere zero peso politico). Ma questi aspetti positivi non bastano. Deve aprire ad un vero confronto interno e ovviamente la vecchia guardia non deve mettere i bastoni tra le ruote sole per invidia e simili sentimenti. Ci vuole un vero rinnovamento. Ahimè, finora, e le primarie emiliane ne sono una prova, il PD è solo minestra riscaldata.

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E’ possibile creare un nuovo linguaggio a sinistra?

In questi giorni in giro per l’Italia ci sono varie Feste dell’Unità ( ex feste del PD, ex ex feste dell’unità, cambiare il nome è una nuova moda ma la sostanza è sempre la stessa); sui vari quotidiani Renzi tiene banco con le sue conferenze rapide, on line, e le sue nuove parole (annuncite, tanto per dirne una). Elementi di insignificante valore politico cercano di tornare alla ribalta delle luci televisive (vedi Fassina), noti volti della politica italiana non riescono proprio ad appendere le scarpe e le sciarpe di cachemire al chiodo (un esempio? D’Alema). Siamo in un vortice di parole, non concrete azioni di governo e notizie pessime dall’estero. Non un ottimo periodo, direi.

Sento sempre più l’urgenza di un dialogo. Percepisco l’esigenza di creare un nuovo linguaggio non solo nella sinistra italiana ma in generale in tutta la politica italiana. E’ possibile?

Siamo molto legati a parole, azioni, mentalità che derivano dall’età dell’oro dei movimenti studenteschi e sindacali. Dalla fine degli anni ’60 le forme di protesta sociale, le parole che scandiscono i tempi, quelle che si usano nelle assemblee, le modalità di rapportarsi alla politica non sono per niente cambiati. Non si è voluto niente. Non si vuole uccidere le idee dei padri fondatori. E anche di qualche madre, nonostante il mondo della sinistra sia ancora fortemente maschilista e patriarcale. Non volendolo non si produce niente che rispecchia i nostri tempi, uscirne vuole dire tradire gli ideali del partito.

E’ tempo che anche noi 30nni di oggi diciamo qualcosa. Non possiamo più aspettare che vecchi schemi ci rendano anziani e immobili per l’eternità. Non possiamo dare la delega all’innovazione ai nostri nipoti. Non è un lusso che possiamo avere.

Come nasce un nuovo linguaggio o un nuovo pensiero? Certamente non dall’oggi al domani. Il procedimento che alcune menti costruiscono nuove idee, o almeno basi per queste, non è più applicabile alla nostra vita frenetica. Bisogna che chi è volenteroso nel voler cambiare si incontri. Per ora, purtroppo, questo può avvenire solo nelle sezioni di partito. Ma non bisogna essere per forza tesserati. Bisogna partecipare alla concreta vita politica e portare quello che si pensa.

Creare un nuovo linguaggio e nuovi mezzi per agire è necessario e basilare per potersi evolvere. Credo che questa evoluzione sia possibile solo nella sinistra, per ora. Ed è fondamentale se non si vuole lasciare la scena al populismo che in questi giorni sta tornando serio protagonista del nostro Paese. Ed è utile per far capire a chi sta governando oggi, completamente solo, che non può circondarsi di inetti o senza personalità per poter emergere ancora di più, che deve confrontarsi o uscirà pure lui sconfitto.

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