La Scozia verso l’indipendenza da Londra?

Il 18 settembre 2014 gli Scozzesi voteranno il referendum per l’indipendenza nazionale. Dopo 307 anni Il Regno Unito potrebbe ridimensionarsi.

Per i sondaggisti gli Scozzesi voteranno per rimanere mentre il primo ministro scozzese, Alex Salmond, è assolutamente sicuro che la sua nazione uscirà dal “giogo londinese”. Se ciò dovesse avvenire sarebbe la seconda frattura più grande per il regno Unito dopo il 1922, quando nacque il libero Stato d’Irlanda.

I nazionalisti scozzesi sottolineano continuamente come con l’indipendenza il popolo sarà più ricco. La campagna per il “Yes” ha lavorato duramente per 18 mesi. Girando per Glasgow i quotidiani e telegiornali mostrano moltissimi manifesti e finestre con adesivi dove c’è scritto “Yes Scotland! No more Tory government ever!” e simili. Anche la campagna casa per casa è stata importante. Incredibile invece come la parte per il “No” abbia fatto poco o nulla. Mentre per il sì il partito che lo sostiene sia in maggioranza il SNP, per il no troviamo laburisti, liberal democratici e conservatori e c’è poca coordinazione tra di loro. Alistair Derling, capo della campagna, un laburista, ha dalla sua parte il mondo degli affari e ha ricevuto un assegno di un miolione di sterline da parte di J.K. Rowling, la creatrice di Harry Potter. Nonostante tutto questo fa davvero poco. Oltretutto gli unionisti non espongono argomenti chiari, semplicemente affermano che i separatisti dicono bugie e inesattezze. Tutto qui. Un po’ poco.

Attriti e guerre tra Scozzesi e Inglesi ci sono sempre stati. In questi mesi si sono ricordate le rivolte del 1320 e del 1745. Ma l’argomento politico e storico che fa più presa e che non è stato mai dimenticato è stata la politica della Thatcher e come ha distrutto l’economia del Nord. Tra il 1979 e il 1981 la Scozia perse un quinto della sua forza lavoro. Quegli anni terribili sono ancora impressi nella memoria. E anche se gli esperti hanno fatto notare che quella politica ha distrutto anche le città inglesi del nord, gli Scozzesi sottolineano come furono loro ad esserne le prime vittime. Da allora i Tories hanno ricevuto pochissimi voti, nel 2010 vinsero un solo seggio dalla Scozia.

Un altro tema forte per chi vuole l’indipendenza è il petrolio del mare del Nord. Dalla fine degli anni ’60, quando il petrolio fu trovato, nacquero dispute tra Edimburgo e Londra su chi doveva gestirlo. Finché nel 1974 Londra decise che era della Scozia, Aberdeen e la zona prosperarono e ancora oggi è la parte più ricca della nazione ma anche uno degli assi nella manica per chi vuole allontanarsi dall’Inghilterra.

Nel 1997, quando Tony Blair divenne primo ministro, diede la possibilità a una devolution scozzese. Ci fu un referendum e il 74% degli Scozzesi votò per un parlamento indipendente (legislazione su scuola, salute e in parte economia); il primo ministro fu Donald Dewar ( se posso dire un grande politico e uomo).

I quotidiani nazionali parlano del referendum quasi ogni giorno. Non è così sicura la vittoria dei no. La nazione è spaccata e sui social sono nate molte fazioni. L’Economist afferma che la Scozia nei primi anni diventerà più ricca per poi diventare fra le nazioni più povere.

Se la Scozia si separerà è probabile che anche Galles e Ulster vorranno un referendum e nel giro di pochi anni addio Regno Unito. Con l’attuale crisi economica non so se convenga alla Scozia questa separazione. Bisogna dire che Cameron, quindi Londra, non ha fatto nulla per convincere gli Scozzesi a rimanere. In ogni caso il 19 settembre sarà una giornata storica. Mi piacerebbe vedere la Scozia libera, non lo nego, ma siamo sicuri che poi la popolazione verrà tutelato davvero e non dovrà invece subire conseguenze nefaste? Manca poco alla risposta.

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Dieci anni senza Tiziano Terzani.

Il 28 luglio 2004 Tiziano Terzani ci lasciava. O come avrebbe preferito che fosse detto lasciava il suo corpo materiale.

All’epoca poco me ne importò. Chi era per me? Un uomo vestito di bianco che sembrava un po’ matto e che scriveva a volte per il Corriere della Sera. Avevo quasi 22 anni, molta arroganza, poco interesse per ciò che non concerneva i miei interessi, che mi sembravano superiori ed estremamente più importanti rispetto a tanti altri argomenti. In realtà ero ancora una ragazzina strafottente che non si decideva a diventare donna e si crogiolava nel dare colpe a parenti, a mio padre e ad amici di infanzia per le mie mancanze e il mio poco interesse per il mondo. Allora ero anche molto provinciale. Insomma, non ci avrei azzeccato niente con Terzani.

Mi sono avvicinata a questo che ora considero uno straordinario personaggio, tutt’ora non capito abbastanza in Italia, davvero casualmente, senza un progetto e un desiderio vero. Era il mio compleanno, il ragazzo con cui mi frequentavo era troppo pigro per farmi un regalo (o non aveva molta voglia), entrammo alla Feltrinelli di Vicenza e mi disse di scegliere qualsiasi libro. Potevo prendere un romanzo o un saggio e invece vidi che era stato appena pubblicato “Tiziano Terzani. Un mondo che non esiste più″ dalla Longanesi. Era la raccolta delle fotografie fatte da Terzani durante il girare l’Asia. Lo presi senza un vero perché: forse perché amo la fotografia, forse perché qualcosa mi spinse. ne rimasi folgorata: quelle immagini erano vere e meravigliose e allo stesso tempo era come se provenissero da un altro mondo. Ma ancora ero restia a saperne di più. Ecco come mi approcciai a Terzani: in maniera casuale e anche superficiale.

Finita, grazie al cielo, la storia con il ragazzo, ebbi un periodo di crisi. E in quella crisi iniziai a voler conoscere di più, ad avere altri interessi, ad essere meno provinciale, e così volli capire per davvero chi era Terzani, perché continuavo a volerlo leggere. Così comprai tutti i suoi libri e li lessi in ordine cronologico, da Pelle di leopardo a La fine è il mio inizio, e lessi anche i due stupendi diari della moglie, Angela Staude.

Le sue parole, la sua vita, il suo modo di ragionare mi hanno cambiata. Non esagero nel dirlo. L’ho incontrato al momento giusto: prima o non lo avrei capito o mi avrebbe solo annoiata. Anche le parole di Angela sono stati essenziali per me, a oggi sono ancora un balsamo per certe ferite, mi calmano, mi fanno riflettere, mi aiutano.

Non voglio qui scrivere sulla sua vita o parlare nello specifico dei suoi libri: troverete su internet tutto quello che c’è da sapere. O comprate i suoi libri, oppure andare in una biblioteca e chiedete l’edizioni dei Meridiani curata da Alan Loreti, troverete una cronologia completa e straordinaria.

Da qualche mese è uscito un libro dove vengono riportati stralci dei suoi diari. Ringrazio virtualmente Angela Staude per avere avuto l’intelligenza, ma anche la generosità, di presentarci una parte non conosciuta di Tiziano. Scopro ancora di più un’affinità di carattere e modo di ragionare che mi aiutano a capire cosa mi circonda. E anticipo che parlerò di certi argomenti in post specifici perché voglio approfondire e condividere ciò che ho letto.

Sono dieci che Terzani non scrive più, non ci racconta, non si racconta. Mi manca. A volte penso che potevo andare alle sue manifestazioni sulla pace ma non ci saremmo trovati, forse se ci fossimo incontrati lo avrei disprezzato o ci avrei litigato. E’ giusto così, è giusto averlo incontrato solo ora. Spesso, durante l’anno, quando ho momenti difficili o ho bisogno di una “guida” riprendo in mano i suoi libri. Trovo sempre risposte o consigli. E’ incredibile come avesse capito come si sarebbero svolte certe dinamiche mondiali. Ha purtroppo azzeccato tutto. E’ stata una Cassandra rispettata e stimata ma mai nessuno ha creduto alle sue parole. In questi giorni di commemorazione trovo molte falsità da parte di quei giornalisti e dirigenti di sinistra che un tempo lo snobbarono e ora lo incensano. Ora che è morto tutti possano dire quello che vogliono e come vogliono, perdendo un’occasione di dire verità. Nei ricordi c’è una veloce carrellata della sua attività in Asia (saltando le critiche alla sinistra, i giusti ragionamenti sul fallimento dei regime comunisti ecc), non si parla dell’anno in cui attraversò il mondo senza prendere un aereo perché così gli disse un indovino e il perché, a cosa lo condusse quest’esperienza, ma si arriva subito al suo cancro e alle sue attività sulla pace post 2001. Lo si raffigura come un santone, cosa che a lui non sarebbe garbato per niente. Non si parla poi del suo atteggiamento verso la morte, perché l’argomento è ancora tabù.

Cosa capisce chi non lo conosce? Poco o nulla. Per fortuna la moglie e i figli girano l’Italia parlando e aiutando a conoscerlo almeno un po’. Stasera a Firenze ci saranno concerti e discorsi in suo onore: non so se a lui piacerebbe ma almeno lo si onorerà.

Non sono mai felice di come scrivo. E ancora di più per questo post, visto che parlo di una persona che stimo immensamente. Così tanto da aver scritto una lettera alla moglie e essere in procinto di scriverle un’altra. Non per megalomania o per menarmela con gli amici ma perché c’è un filo che ci unisce e sento di essere capita e guidata e che posso avere un confronto con Angela.

Parlerò ancora di lui qui. Spero di riuscirci degnamente e spero che lui che ora è aria in giro per il mondo legga queste mie povere parole e sia contento e si faccia una risata d’allegria.

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Buone notizie #1 Una donna sindaco a Marrakech.

Credo che bisogna iniziare la settimana sempre con una buona notizia. Quindi sono contenta di riportarvi la storia di madame Mansouri, primo sindaco donna a Marrakech, Marocco.  L’immagine ultra maschilista dell’islam spesso ci fa credere che le donne siano purtroppo recluse in maniera totale in tutti quegli stati di fede musulmana. Per fortuna ci sono dell’eccezioni che aiutano anche a una migliore convivenza con altri paesi e ad abbattere pregiudizi.

Ho scoperto che è sindaco dal 2009. Avvocato, ha fatto una campagna elettorale andando a piedi in giro per la città per parlare con la gente. Fa parte del partito Pam: partito dell’autenticità e della modernità. Finora ha risanato il bilancio, che era in forte perdita, bloccato la speculazione edilizia e la corruzione sempre nel settore edilizio. Siccome uno dei grandi problemi è la mancanza d’acqua ha bloccato altri progetti per costruire campi da golf in modo tale da non togliere altra acqua ai cittadini. Ha affrontato le polemiche del 2012 per l’aumento del costo dell’elettricità, programmando di portare questo servizio anche nei quartieri dove manca ancora oggi.

E’ una donna energica, che non accetta compromessi e ha dimostrato come la popolazione non sia per forza bigotta: infatti è stata eletta anche se donna divorziata e che non indossa mai il velo. Mi piace molto la sua fermezza e l’esempio che da: una donna può guidare una metropoli (Marrakech è abitata da un milione di persone) come un uomo, forse anche meglio. Devolve il suo stipendio, 480 euro!, al Comune. Riportando il bilancio in attivo ora può ricostruire 20.000 case dove mancano servizi igienici ed elettricità. Punta alla costruzione di piste ciclabili, campi sportivi per i giovani e biblioteche pubbliche. Ha creato una polizia per aiutare i turisti in caso di difficoltà e nel souk, un labirinto di circa 2 km, non si trovano più mendicanti.

Trovo che sia un esempio importante per tutte le giovani donne marocchine , e in generale di tutte le donne musulmane: una donna libera e può fare quello che fanno gli uomini, senza problemi. A pensarci bene è un esempio anche per noi donne europee che pensiamo di avere stessi diritti e possibilità degli uomini ma abbiamo tanti soffitti di cristallo e pregiudizi da rompere.

 

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Immigrazione. Pietismo e xenofobia: due facce della stessa medaglia.

E’ da metà degli anni ’90 che si parla in continuazione del tema immigrazione e come arginare queste onde umane che si infrangono sulle nostre coste. In ormai vent’anni e passa il problema non è mai stato affrontato in maniera concreta. Molti ci hanno provato, annegando nell’immobilismo della politica italiana, nel suo voler procrastinare. Si sono poi create due facce della stessa medaglia: un ipocrita pietismo e un feroce e sordo xenofobismo. Entrambi non aiutano né chi arriva né chi deve accogliere. Il livello di immigrazione è diventato alto e difficile da gestire, inutile negarlo. Dover accettare tutti e subito non è possibile (il pietismo di certa sinistra che non capisce minimamente che non ci sono strutture ecc è pazzesco, il dover dire che sono tutti santi e buoni e unire vari gruppi di immigrati è stupido), dover dire “non voglio nessuno” è assolutamente idiota e anacronistico (il razzista che dice questo non ricorda la storia italiana, solo per dirne una).

Vedendo quello che sta avvenendo in queste ultime settimane a Milano, per quanto riguarda i profughi siriani, ci deve far capire che devono partire progetti concreti e celeri per aiutare chi arrivare. Inoltre bisogna assimilare assolutamente l’idea che nessuna grande immigrazione è stata mai respinta, basta leggere dei libri di storia. Il popolo che si muove ha motivazioni più urgenti e potenti di chi cerca di arginarli. Dobbiamo attrezzarci, far capire a chi arriva che integrarsi con le nostre leggi e la nostra cultura non significa perdere la propria ma favorisce una pacifica convivenza. Eliminare la retorica pietista che danneggia enormemente tutti perché impedisce da creare cose concrete. E infine non bisogna che la gente si faccia prendere dalla paura, anzi cercare di combatterla.  Integrare con intelligenza: è questo che bisognerebbe fare subito.

(So perfettamente che dovrei parlare dei centri d’accoglienza, dell’Unione Europa su cosa fa e cosa non fa ecc. ma mi pare che mettere così tanti temi in un unico topic sia esagerato e contro producente nell’introdurre l’argomento).

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Angolo caffè e libri. #1 “Tubì, tubì” di Neige De Benedetti.

Ci sono libri che ti conquistano già solo dalla copertina. E non rimani affatto deluso dalla prima sensazione perché poi leggi l’incipit del romanzo e già il libro ti ha catturato e sospinto nel suo mondo.

Per me è stato così con il romanzo d’esordio di Neige De Benedetti. Edito da Sellerio, nella collana “Il divano”. Questa colonna è caratterizzata per non usare il classico colore blu scuro, come per i libri gialli della casa editrice siciliana ma colori zuccherati, tenui, pastello, che racchiudono però parole forti e che ti fanno riflettere. Questa colonna nacque nel 1989 e il nome si ispira al nome Diwan, il sofà sul quale il poeta leggeva le rime e dove i ministri e i re le ascoltavano. Vengono presentati quindi libri che fanno divagare ma sono originali, raffinati e che fanno sognare.

Il romanzo incarna perfettamente il senso di questa colonna: è raffinato ma non snob, originale e poetico. Nonostante si senta ancora una certa acerbità nella scrittura in alcuni tratti, dovuto al fatto che l’autrice è al suo primo romanzo, il libro ti prende per mano e ti porta nel mondo di Layla, una bambina di cinque anni, e Andrea, una ragazza di 24 anni.

Il romanzo ha due voci narratrici, appunto Layla e Andrea. Si alternano nel raccontare la loro vita e il modo in cui sono diventate amiche. Sempre attraverso le loro voci scopriamo gli altri personaggi: la mamma di Layla, il signor Nessun che possiede un vivaio, suo figlio Edoardo.

E’ un romanzo che parla di un reciproco salvataggio dalla proprio solitudine. Ma non è assolutamente un romanzo triste! Tutto viene raccontato dolcemente. Neige descrive perfettamente la psicologia dei personaggi con poche e veloci pennellate. Mi ha talmente colpito che più andavo avanti e più dovevo rallentare la lettura per non fare finire subito le 220 pagine. Credo che il finale sia come aperto non ci sono certezze su come sarà il futuro delle protagoniste, solo che sarà più solare.

Leggendolo mi sono immedesimata, in altri passaggi ho ritrovato nei personaggi persone che ho conosciuto, ho riso, ho pianto, ho sentito i palpiti del cuore di Andrea mentre pensa ad Edoardo. Ho provato una girandola di emozioni.

Credo che sia un libricino prezioso. Rileggo, di tanto in tanto, certi passaggi. Mi fanno bene. Lo sto consigliando a moltissime persone perché penso che sia un romanzo da leggere, adattissimo a quei momenti di lettura dove ci sei solo tu, il libro e una tazza fumante di caffè.

Non so se Neige scriverà un altro romanzo, nel frattempo mi accontento di guardare le sue fotografie. Ebbene sì, Neige è anche, e soprattutto, una bravissima fotografa. devo dire che non mi stupisce molto che abbia scritto, in fondo la fotografia non è un altro modo di raccontare qualcosa?

 

 

 

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Momenti frenetici, momenti calmi.

La domenica è quel giorno in cui cerco di organizzare la mia agenda, decidere cosa farò in settimana, con chi ho voglia di vedermi, cosa devo visitare, fare, scrivere. Puntualmente i programmi saltano come cavallette. La mia agenda rossa mi guarda con aria di rimprovero per tutti gli scarabocchi e le cancellature con cui la insozzo. Ma cosa ci posso fare? E’ un periodo fluido: tutto può accadere ed essere troppo rigida non è mai stato un lato del mio carattere.

Così questa settimana invece di avere un andamento regolare e sereno è stato intervallato da momenti così frenetici da non riuscire quasi a respirare a momenti di quieta assoluta, così calmi che quasi rasentavano la noia.

Eppure nel caos più totale qualcosa si sta muovendo e credo che l’autunno poterà qualche sorpresa e almeno una certezza!

E in questo istante, mentre scrivo in mezzo ad altri blogger o pseudo qualcosa scrittori, mentre ci sono gli Smiths in sottofondo, in uno dei posti più cool di Milano, Open (viale Montenero 6, vicino a Porta Romana per chi è di Milano), sto già pensando al weekend. Alla voglia di mettermi qualche vestito allegro, fare fotografia il più possibile e andare alla ricerca di una bicicletta (sarebbe davvero ora) e perdermi dentro a qualche libreria. Sapendo che domenica, in ogni caso, prenderò in mano la mia agenda rossa, che assomiglia molto al libretto rosso della rivoluzione culturale maoista, e inizierò a programmare un’altra settimana. Ma tra le varie pensate e decisioni voglio scrivere “momento di caffè da sola al sole pensando un po’ a me e a volermi un po’ bene”, spero di tenere fede a questo proposito!

Buon week end a tutti! (prometto che scriverò un pochino di più settimana prossima :D )

 

borsa con 1000 cose

 

tipa che salta

tipa su bici che fa foto

art books con tipa

 

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“Non dirmi che hai paura”, il romanzo di Giuseppe Catozzella sull’atleta somala Samia.

Ieri sera si è svolta la serata finale del Premio Strega.  Ha vinto Francesco Piccolo con il suo romanzo semi-autobiografico “Il desiderio di essere come tutti” edito da Einaudi. Un buon libro ma non spettacolare. La cinquina finale è stata molto deludente a mio parere, c’era solo un libro che si staccava dagli altri e che per me meritava di vincere ed era quello di Giuseppe Catozzella “Non dirmi che hai paura”, edito da Feltrinelli.

Ho scoperto Catozzella scrittore e quindi questo libro a gennaio, su suggerimento di una cara amica. Meraviglioso consiglio. Il romanzo uscì l’8 gennaio e io lo comprai subito. Da allora vedo che ha sempre più successo. Nel mio piccolo lo raccomando ancora oggi e appena posso lo regalo. Catozzella ci racconta la storia di Samia, ragazza di Mogadiscio che sogna di correre da professionista e poter andare alle Olimpiadi. Ci riuscirà e parteciperà a quelle di Pechino. Arriverà ultima ma diventerà il simbolo della voglia di libertà e rispetto di tutte le donne musulmane nel mondo. Al ritorno in patria non troverà però supporto e congratulazioni dal governo, anzi. Le difficoltà nell’allenarsi e nella vita di tutti i giorni aumentano sempre di più. Il suo sogno però è così importante che decide di intraprendere il nefasto “Viaggio”. Attraverserà 8000 km tra Sudan, Sahara e infine Libia in mano a uomini crudeli e senza scrupoli. Attraverserà l’inferno, come molti altri fanno ancora oggi. E in Libia e nel mare mediterraneo troverà ancora ostacoli al suo sogno di partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012 e poter rivedere la sorella Hodan immigrata ad Helsinki.

E’ un romanzo che parla di una storia vera. Poco è inventato. Catozzella è riuscito a trasportare su pagine bianche tutte le emozioni di Samia, è riuscito a prenderci per mano e a farci respirare e vedere Modadiscio, le sue intoccabili ma bellissime spiagge bianche, l’affollato e caotico mercato della capitale. Giuseppe ci aiuta a capire che le popolazioni africane non vogliono lasciare i loro amati paesi, vogliono viverci degnamente e bene.

Samia non voleva arrivare qui in Europa per fare la parassita ma per poter un’atleta di professione, visto che in Somalia non poteva. Quando leggevo il libro ridevo, mi commuovevo, facevo il tifo con lei; a volte dovevo interrompere la lettura perché le emozioni erano troppe, i momenti descritti erano troppo veri, mi sentivo il respiro mancare. Questo libro dovrebbe essere letto nelle scuole, in parlamento, da chi ha pregiudizi. Capirebbero molto di più su chi cerca di raggiungere le nostre coste.  E’ una storia che ci riguarda, anche se indirettamente, tutti.

Leggetelo: vi farà bene e vi aiuterà a riflettere. Nel frattempo un grazie virtuale a Giuseppe Catozzella: grazie perché ha reso Samia immortale, lei è ancora viva, lei grazie al libro sta correndo tutte le gare che vuole.

 

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Avere il colore della pelle diverso. Sessismo e razzismo, ciò che molte donne in Europa devono subire.

Il sessismo in Italia è ben radicato ed accettato.  Non solo dagli uomini ma anche dalle donne. Spesso siamo proprio noi done a sminuire certi episodi, a dare per scontati certi atteggiamenti volgari e pesanti e a catalogarli come “normali”. Siamo sottomesse a regole che la nostra società ci impone. Tra gli anni ’70 e ’80 ci sono state molte vittorie che a oggi ci rendono la vita più facile rispetto a un tempo, ma ancora c’è molto da fare perché i processi storici sono lunghi e prima che un’idea o un nuovo modo di vivere sia completamente assimilato e digerito dalla società ce ne vuole.

Oggi però vorrei parlare di un sessismo che non posso conoscere in prima persona: il doppio sessismo che subiscono le donne di colore. Ne voglio parlare perché mi accorgo che interessa davvero poco. Infatti dati in Italia a riguardo non esistono. Ci sono pochi dati per vari motivi: 1) sono donne senza documenti e qui illegalmente per cui hanno paura anche solo a parlare, 2) anche se hanno documenti sono magari segregate in casa dalla famiglia, 3) anche se con documenti e “libere” si vergognano a denunciare ecc e quindi non si sa molto comunque. Il sessismo di cui parlo non è legato solo a violenze fisiche ma anche alla difficoltà nel trovare un lavoro, anche se si è cittadine italiane al 100%.

Questo problema non è solo italiano, è europeo. Ma anche in Europa i dati sono scarsi. Ne ho trovato uno che riguarda però solo il Regno Unito: almeno 1 donna su 5 (nera, pakistana, da Bangladesh) è senza lavoro, a differenza delle donne bianche il cui rapporto è 1 su 14 per quanto riguarda disoccupazione. Ci sono testimonianze di pregiudizi subiti all’università o durante un colloquio di lavoro ma non so se sono poi usate per fare statistiche o ricerche sul problema.

La scrittrice Reni Eddo-Lodge spiega in un’intervista rilasciata alla bravissima giornalista Laura Bates che molte donne britanniche di colore subiscono sexual harassment sia per 1) l’”esotificazione” del corpo delle donne di colore, idea che proviene dal colonialismo, 2) come viene presentato il corpo delle donne di colore nei video musicali ecc, sempre a disposizioni e sempre “caldi”. La femminista inglese Ikamara Larasi dichiara che spesso la gente le parla con toni piccanti e allusioni sessuali a causa dell’ “hyper-sexalized image” che molti hanno.

Mi chiedo: se in Inghilterra, paese che ha una società multi-culturale da molto tempo, il problema è ancora così presente, qui in Italia qual’è la vera situazione? Credo che si diano spesso per scontato molte cose: che se una è africana allora è una prostituta, che se una donna è con il velo allora è scema e sottomessa e via così. Questo dare per scontato chi abbiamo davanti non aiuta nessuno, nemmeno noi. Sessismo e razzismo insieme: è questo che moltissime donne in Italia devono subire ogni giorno. Bisogna cercare di sensibilizzare la gente sull’argomento, bisogna andare a parlare con chi non vuole parlare per paura o vergogna o rassegnazione, bisogna integrare.

Concludo domandandomi: da un punto di vista femminista, se partiamo dall’idea che le donne sono state storicamente oppresse anche perché diverse dall’uomo, come possiamo batterci e protestare per avere più diritti e rispetto mentre escludiamo dalla nostra lotta altre donne perché diverse da noi? Credo che per sensibilizzare e per cercare di debellare almeno un po’ il sessismo dobbiamo unirci tutte, perché nessuna è diversa, siamo davvero tutte uguali.

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Venezia: speculazione e corruzione affondano la città lagunare.

Dedico il primo post a una delle città italiane che amo di più per motivi sia familiari che culturali.
Nell’ultimo mese lo scandalo Mose ha portato a galla fatti e situazioni che fino a poco tempo fa erano solo pettegolezzi su cui ci si scherzava sopra nei vari bacari della città. Il Mose era nato come progetto per salvare la città dall’alta marea e per non farla affondare. Qualcosa tra il dire e il fare dev’essere andato storto.
Ora invece è emerso tutto alla luce del sole: due noti esponenti politici di differenti appartenenze, e altri personaggi sono stati travolti dallo scandalo di corruzioni a livelli tali da superare quelli di tangentopoli, si dice. Non solo uomini politici sono stati colpiti ma anche antiche istituzioni, ad esempio il Magistrato delle acque che dal 1501 è un organismo che dovrebbe proteggere la laguna.
Il Mose è già costato 5 miliardi di euro ma si teme che i costi aumenteranno e inoltre c’è l’incertezza se continuare o no i lavori. lavori che dovevano finire nel 2011 ma che forse finiranno nel 2017.
Non solo la corruzione affonda l’antica repubblica lagunare ma anche la speculazione e l’abbandono irrefrenabile dei suoi cittadini. Le 118 isole unite da 400 e oltre ponti sembra essere sempre di più un luna park per i turisti invece che una città da abitare. Nel 1966 gli abitanti erano 121.309, oggi 56.683 e sempre più in caduta libera. Chi è molto benestante vi abita pochi giorni l’anno, gli altri, specie gli anziani, rimangano rintanati nelle loro case e cercando di non spostarsi troppo dai loro campi e campielli. Ormai le case ereditate diventano bed and breakfast o hotel o affittate tutto l’anno, spesso in nero, basta pensare che solo nel 2013 sono nati 706 b&b. Diventerà una città-albergo?
Per non parlare poi dell’obbrobrio per chi esce dalla stazione di S. Lucia e imbocca Rio Terà Lista di Spagna, Campo San Geremia, Rio Terà San Leonardo fino a Strada Nuova: un serpentone di falsi ristoranti italiani, dove il cibo viene spacciato per ottimo e il vino veramente veneto; ci sono decine e decine di negozi souvenir, uno identico all’altro, uno più kitsch dell’altro, e poi bancarelle su bancarelle di prodotti cinesi inutili e che non rispecchiano nessuna tradizione o altro. Una marea immonda e putrida che inquina e rende la città uguale a tante altre e brutta e invivibile. Per non parlare poi della zona intorno a San Marco o al ponte dell’Accademia.
I turisti, di qualsiasi nazionalità, all’anno ne arrivano 22 milioni!, sembrano nutrirsi di queste cose da 2 soldi, cose che potrebbero benissimo trovare a casa loro ma solo con il nome diverso sopra. Certo poi ci sono zone che ancora si salvano ma per quanto saranno salve?
Ogni volta che vado Venezia mi affascina e mi disgusta allo stesso tempo.
Siamo la nazione che si vanta del proprio turismo e ci dobbiamo rassegnare a tutto questo? Non è possibile trovare soluzioni che riportino la città a un livello più umano e che allo stesso tempo non sminuisca il suo valore culturale e artistico?
I giovani che vi abitano devono rassegnarsi a partire o fare i camerieri e basta? Dove sono finiti gli artigiani storici, senza i quali poi non si possono ristrutturare gli antichi palazzi?
Ecco una modesta proposta: per le nazioni europee che fanno corsi di apprendistato artigianale la Commissione Europea da finenziamenti. Ora che c’è in atto una possibile purificazione dalla corruzione perché non creare progetti per formare i giovani e chi vuole agli antichi mestieri artigiani e magari riuscire a tenere aperta qualche libreria storica? Ma forse è una proposta troppo utopistica perché troppo sensata e utile per la città.

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