Category Archives: architettura civile

Servono un architetto famoso e il suo magazine per parlare di periferie?

“Parlare di casa, oggi, è come parlare di mangiare: di pane, non di companatico. Ma non è sempre stato così. I problemi della casa si sono posti quando più si facevan sentire, chiari e urgenti, i problemi sociali” (Rogers “Una casa a ciascuno” in “Il Politecnico” 4, 20 ottobre 1945).

Rogers già alla fine della seconda guerra mondiale aveva colto il punto: il problema della casa non è un problema da sottovalutare perché è un problema sociale. Alla fine dell’Ottocento, grazie all’interessamento e campagna di sensibilizzazione, i socialisti ponevano il problema delle case per i più poveri. Grazie ai loro sforzi nel 1903 nacque la Legge Luzzatti sulle case popolari e a Milano il primo nucleo fu via Ripamonti. Nel 1922, sempre a Milano, i locali popolari erano 45.000 e c’era sempre molta richiesta. Il tema delle case popolari ritornò al centro di molte questioni politiche negli anni ’50 e ’60. Ciclicamente quindi si torna sul tema perché ciclicamente ritorna il problema sociale.

Gli sgomberi di queste settimane qui a Milano sono solo uno strascico storico di un problema che si sa che esiste da sempre ma a cui non si è sempre trovato soluzione e che negli ultimi decenni si è semplicemente ignorato. La dignità di avere un tetto per la propria famiglia, la giustizia nell’avere un alloggio decente in un quartiere dove si abbia tutto e dove si viva bene. Spesso non è molto quello che chi ha bisogno chiede. Difficilmente se ne parla e si prova a trovare una soluzione, specie a livello politico. Difficoltà perché in questi quartieri, in questi palazzi malandati, si annidano troppe e urgenti problematiche sociali.

Il 30 novembre è nato il magazine “Periferie” da un’idea dell’architetto Renzo Piano. Allegato col Il Sole 24 Ore, distribuito solo a Milano e a Roma. Si può sfogliarlo sul sito renzopianog124.com. I direttori sono Carlo Piano e Walter Mariotti, c’è un’introduzione del Presidente Giorgio Napolitano. Fotografie magnifiche. Un design e un uso dei caratteri eleganti che rimandano alle riviste Domus e Abitare. Tutto clinicamente pulito e leggibile. Molto patinato.

Utile per parlare dell’argomento periferie e delle problematiche? Non credo. O forse sono molto sfiduciata sull’approccio così elegante e borghese. Come dice il giornalista Stella del Corriere della Sera nelle periferie c’è una sete pazzesca di bellezza e se tu cresci in un ambiente “bello” avrai sicuramente una percezione della vita diverso. Verissimo. Ma mi chiedo: chi vive davvero in periferia leggerà Periferie? Spesso e volentieri non esistono edicole o addirittura supermercati. Non penso che chi abiti lì prenda un mezzo pubblico, se la domenica passano, per andare in un quartiere più centrale per comprarlo. Le fotografie di bravissimi professionisti faranno sembrare magici certi luoghi dimenticati delle nostre città. Articoli scritti con penna finissima sforneranno idee e progetti utopistici. Ma a chi vive interesserà tutto questo? I politici locali andranno di più tra quei casermoni di cemento scrostato?

Non voglio dire che il mensile sia un’idea stupida o completamente inutile ma come diceva Rogers dovremmo andare al cuore dei problemi sociali, dovremmo andare a sporcarci le mani e uscire dai nostri modi così borghesi da credere che una rivista elegante risolva problemi e ponga un argomento al centro del dibattito politico nazionale.

FacebookTwitterGoogle+Share