Category Archives: diritti civili

Ghetto di Stato

Il giornalista Fabrizio Gatti non è nuovo, per le sue inchieste, a indossare una maschera e un costume per mimetizzare e potere vedere la realtà dell’oggetto sul quale sta portando avanti la sua ricerca. Fece finta di essere un immigrato che partiva dalle coste africane o un barbone che aspetta alle porte delle chiese di Roma. Nella inchiesta uscita l’undici settembre sull’Espresso, Gatti si è inventato immigrato nel centro d’accoglienza dei richiedenti asili a Cara in provincia di Foggia. Definisce Cara, come gli altri centri d’accoglienza sparsi per il Paese, “ghetti di Stato”.

Ad agosto, come ho scritto nel post precedente, si è diffusa la notizia di un altro ghetto di Stato, quello di Nauru, isola dello stato australiano. La notizia ha interessato il mondo anglo sassone, America e Inghilterra, ma non molto resto del mondo ed è passata praticamente inosservata in Italia. Quando invece avrebbe dovuto interessarci e molto.

Leggendo l’inchiesta ho trovato enormi affinità con la situazione del campo profughi sulle isole greche degli scorsi mesi. Mi sono informata attraverso il Guardian. Il giornalista che si trovava in Grecia registra il formarsi di bande mafiosi di siriani o afgani, prostituzione, lavoro minorile, assenza di igiene, nessuna sorveglianza. A Cara, seppur con le dovute differenze, è lo stesso.

Esiste una mafia interna, la più forte è quella dei nigeriani, i quali prendono le ragazzine connazionali e le fanno prostituire tutte le notti, anche con poliziotti italiani. La maggior dei residenti, gli uomini in forze, lavorano dalle tre del mattino alle dieci di sera nei campi pugliesi, non si sa se e quanto vengano pagati, di sicuro i braccianti non passano assolutamente nulla, neanche l’acqua. Le violenze sono quotidiane. I soprusi pure. Mancanza di igiene, anche nelle docce, è totale. Decine e decine di cani girano per il campo. Sporcizia ovunque. Una moschea abusiva tiene svegli tutta la notte per colpa delle preghiere, è gestita da afgani, i quali non dicono perché sono lì e da dove vengano.

Fabrizio Gatti afferma che lo Stato, la polizia, lì non ci sono. Non se ne curano. Gli appalti che vengono fatti per la gestione del centro, che cadono puntualmente in mano o alle Coop o alle associazioni cattoliche, servono solo a dare soldi. Soldi che è evidente non vengono utilizzati per dare dignità agli immigrati. Il giornalista nell’articolo sottolinea come in Germania nel primo anno gli immigrati sono obbligati a fare un corso per imparare il tedesco, riescono così non solo a integrarsi ma conoscono anche com’è la vita in Germania. Qui da noi, dichiara Gatti, sanno a malapena l’italiano, non sanno nulla di cosa significa vivere in Italia. Rimangono, dopo lo sbarco, analfabeti o ignoranti, maltratti, sfruttati. Questo è un dato importante che sottolinea la nostra miopia sul futuro loro e del nostro Paese. Si parla di integrazione, che dovrebbero integrarsi, ma come possono farlo se lo Stato fallisce miseramente nel dare strumenti e aiuto?

Mi chiedo se siano davvero utili le varie missioni umanitarie, fatte da tante associazioni, soprattutto cattoliche, in medioriente o in Africa. Spesso si mandano uomini e donne che non fanno assolutamente nulla di concreto o utile, e conoscendo il mondo cattolico si mandano e si fanno lavorano nelle associazioni raccomandati. Il vero bisogno primario è qui, in Italia e ci vorrebbe personale almeno un minimo qualificato. E immagino in Francia lo sia a Calais, in Spagna nei vari centri e così via. Anche oggi il Guardian pubblica un articolo di approfondimento sugli immigrati sbarcati sulle coste italiane. Storie atroci. Essere umani che hanno vissuto l’inferno e poi qui abbandonati a loro stessi. L’articolo del Guardian potrebbe essere completato da quello di Gatti.

L’inchiesta di Fabrizio Gatti è solo la punta dell’iceberg di un inferno che non potrà che peggiorare. Incredibile come di fronte a queste inchieste, esattamente come per Nauru, ci sia l’indignazione di un giorno e poi il silenzio più pericoloso.

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Schiavitù moderna

Una delle piaghe che ancora affliggono l’umanità è la schiavitù. Pensiamo che in epoca post colonialistica sia impossibile trovare traccia di schiavi. Invece leggendo semplicemente i giornali veniamo a conoscenza di ingiustizie insormontabili. In Arabia Saudita vengono sequestrati i passaporti e uomini attirati con false promesse i quali poi si ritrovano a essere pagati magari una miseria, lavorano ore interminabili in condizioni impossibili, senza alcun diritto. Come in molti paesi asiatici. Nelle miniere africane. E senza andare oltre i nostri confini, per esempio nei campi a raccogliere pomodori nel nostro Meridione. Al mondo ci sono ancora milioni di schiavi e, come è sempre stato, gli schiavi sono invisibili ai nostri occhi.

Forse una delle forme di schiavismo meno invisibili è la prostituzione. Quello che viene definito, definizione per me nata dagli uomini e non delle donne, il lavoro più antico del mondo è una delle più grandi forme di schiavitù a cui parte dell’umanità non sembra voler porre fine.

Disgraziatamente con conflitti e guerre la prostituzione aumenta e le vittime cadono in questa tortura senza poter far nulla. Qualche giorno fa ho letto sul Guardian di quello che da poco è stato scoperto in Libano. Donne siriane che scappavano dalla guerra, purtroppo la maggior parte senza la famiglia o un uomo accanto, sono state obbligate in Libano a prostituirsi in condizioni disumane e atroci. Sono state trovate in una periferia di una città libanese 75 donne ma si pensa che le vittime siano in questi due anni di guerra molte di più. Venivano tenute in casa al buio, torturate, obbligate ad avere almeno dieci clienti al giorno e fatte uscire solo per cure mediche e aborti, i quali in un anno sono stati 200. Duecento aborti in un anno. Il comandante della polizia libanese che ha liberato le donne ha parlato di vera e propria schiavitù. La rete di traffico umano era, ed è, molto vasta e articolata. A imbrogliare le donne siriane erano i loro stessi connazionali, i quali promettevano lavori in bar o ristoranti come cameriere. Sceglievano le donne senza famiglia che potesse interessarsi a loro o senza un uomo accanto.

Grazie al coraggio di otto donne che sono riuscite a fuggire, la polizia ha potuto liberare le altre. Alcune erano rinchiuse da circa due – tre anni. In Libano ora si parla molto di questo caso. Purtroppo con la guerra in Siria ancora in corso la situazione non sembra migliorare.

Quando leggevo la notizia provava rabbia e frustrazione. Pensavo a queste donne che scappavano dalla guerra e dall’ Isis e invece approdavano comunque all’inferno. Il pensiero andava poi alle donne che aspettano di attraversare il Mediterraneo e nell’attesa purtroppo subiscono violenze. Pensavo a tutte le atrocità che in realtà ogni giorno leggiamo.

Nel 2016 non siamo ancora capaci non solo di affrontare queste migrazione e non siamo capaci di porre termine a conflitti sia in medio oriente che in africa., ma ancora non sappiamo trovare una soluzione a questo schiavismo 2.0 che però ha tutto il retrogusto amaro dell’antichità. Dopo la Rivoluzione Francese e la nascita dei diritti dell’uomo, dopo la creazione dell’Onu, dopo la fine del colonialismo sembra che non abbiamo imparato poi molto. Anzi davvero poco.

Chiudo ricordando che i due terzi di chi scappa o è scappato dalla Siria è costituito da donne e bambini. Donne e bambini. Ricordo anche che le donne e i bambini sono coloro che meglio si integrano in una nuova società. Forse bisognerebbe iniziare a fare un minimo di ragionamento serio su quello che sta accadendo e quello che bisogna fare.

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Cittadini di serie b in Italia oggi. Un attimo sul ddl Cirinnà.

Ho aspettato con ansia le 16.30 per vedere in diretta la votazione del ddl Cirinnà al Senato. Per me oggi si poteva fare la Storia. Come era successo nella mia amata Irlanda mesi fa, con il referendum sul matrimonio fra persone delle stesso sesso.

All’inizio scherzo su twitter su certi interventi di Romani, Gasparri, Quagliarello e Schifani. Poi inizio ad irritarmi per tutta questa perdita di tempo. Ci sono centinaia di cittadini italiani che stanno aspettando di vedere se avranno finalmente dei diritti. Diritti sacrosanti. Esco. Mi vedo con un’amica per un aperitivo, bevo un ottimo cocktail a base di vodka ma un po’ con il pensiero mi chiedo come sta andando. Mi rilasso. Mi dico che ormai la società è pronta, che ci siamo.

Mentre aspetto il 9, guardo i social. Si ritorna domani in Senato. Alle 9.30. Ma tutto è in salita. Certo c’era nervosismo per i cattodem già da stamane. Viotti che sbotta un attimo ma con ragione, altri del partito che dicono di stare calmi. Il bellissimo messaggio di Monica. Certo i cattodem, i quali avevano appoggiato al congresso la mozione e sapevano che il governo avrebbe messo sul tavolo questo tema, e quindi puzza ancora più tutto di ipocrisia. Ma vedere anche che i 5stelle, colori che dicono di essere di paladini della giustizia  e dei diritti, coloro il cui capo – Grillo – da anni diceva che i diritti sono sacrosanti per tutti, hanno voltato le spalle e messo tutto in discussione, mi ha fatto salire ancora di più il disgusto e lo schifo.

Per cosa poi l’hanno fatto? Per poter fregare il Partito Democratico?

Si continua costantemente a umiliare centinaia di persone qui in Italia. Si continua a illuderli, promettendo diritti che dovrebbero essere già da tempo per tutti loro. Li si insulta. Si insulta la loro vita, il loro essere, i loro figli. I quali sono poi il tema principale di queste lotte medievali. Ma poi a questi oscurantisti interessa davvero la sorte e la vita di questi bimbi? Io credo di no. Perché se no avrebbero già oggi votato a favore del ddl Cirinnà, che tutelerebbe i minori.

La verità è che in questo Paese dalle mille bellezze e dalle mille possibilità ci sono tantissimi cittadini a cui in maniera aperta non si vogliono dare diritti. Neanche fossimo durante il concilio di Trento. La verità è che per moltissimi politici esistono cittadini di serie b, e a loro va benissimo così.

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Il referendum sul matrimonio omosessuale in Irlanda: un momento storico.

Amo l’Irlanda. È casa per me. È dove si trovano le mie radici. Anche se mi sento 100% italiana non posso non vedere la nazione verde come “casa”, baile (casa in gaelico). C’è però quel senso di impotenza e rassegnazione nel vedere come gli irlandesi siano stati fieri oppositori agli invasori inglesi e così succubi ai precetti medievali della chiesa cattolica. C’è ancora la questione dell’aborto, per esempio. Ma oggi finalmente si potrebbe dare una svolta sul piano dei diritti. Si potrebbe iniziare a uscire dal Medioevo.

Dalle 7 di questa mattina in Irlanda sono aperti i seggi per votare il referendum sul matrimonio omosessuale. Alle urne potranno partecipare 3,2 milioni di Irlandesi e ci si aspetta un’affluenza alta. Tra le venti nazioni che hanno legalizzato il matrimonio omosessuale l’Irlanda è la prima che lo farà attraverso un referendum.

In Italia la questione è arrivata un po’ in sottotono e si è parlato solo del fronte del Yes (o Tà che sarebbe il sì in gaelico). Perfetto. Devo però segnalare che la campagna del no è stata molto forte. Volgare e minacciosa. Nelle ultima settimane sono stati stampati oltre 90.000 opuscoli, saggi e articoli contro il matrimonio omosessuale. Trovo buffo e sconsolante che intellettuali,scrittori e politici che si sono scannati perché di religione diversa nel corso dei decenni, ora siano saldamente uniti contro questo referendum. Quindi ne deduco che essere cattolici o protestanti era una sciocchezza, non era importante? Il fronte del no ha giocato molto sul fatto delle adozioni: se passerà il matrimonio, passeranno le adozioni e quindi si daranno in mano a dei pervertiti (alcune delle parole più carine) i bambini. I vescovi hanno fatto una campagna spietata contro referendum. Non vedevo questi toni accessi dai tempo dei Troubles nei territori occupati del Nord. Non solo. Chi si schiera a favore del Sì viene insultato, perseguitato, minacciato. Una giornalista dell’Irish Times, Una Mullaly, aveva fatto sapere che era malato di cancro. Poi aveva affermato in un altro momento che era a favore dei matrimoni omosessuali. Sono iniziate una serie di insulti pesanti fra cui “se hai il cancro è perché Dio l’ ha voluto, per tua posizione su gay marriage”. Ricordo che nel Nord gli unionisti (cioè coloro che sono fedeli all’Inghilterra e sono protestanti) non solo hanno rappresentati politici che cercano in tutti i modi di emarginare dalla società chi è gay (come una legge che garantisse che chi è omosessuale non può essere servito in un pub o al ristorante) ma insultano pesantemente chi è considerato diverso. Oltre ad avere molti rappresentanti che credono nel creazionismo e altre oscenità medievali.

Fino al 1993 in tutta Irlanda fare “attività omosessuale” cioè essere omosessuale era considerato un reato. Oggi nel 2015 si vota per il matrimonio omosessuale. Questo mi da speranza. Sono commossa nel vedere cosa il Sinn Fein sta facendo. Cosa Gerry Adams, Martin McGuinness e tutti gli altri stanno cercando di promuovere. Il pullman vote yes di Adams ha per mesi girato l’Irlanda. Finalmente gay e lesbiche non hanno più paura. Finalmente chi è omosessuale non pensa che l’unica scelta per vivere la propria vita sia dover andare a Londra. Io sono davvero stupita. Seguendo le vicende irlandesi fin da bambina, ricordo come Adams era fermamente contro gli omosessuali. Oggi si è ricreduto e li supporta.

Per me questo è un giorno davvero emozionante. Perché sento che è un momento storico, che è un momento di svolta. Forza Irlanda, vote yes, vote Tà!!!

Qualche link per vedere cosa sta succedendo nel paese della Guinness e ora dell’eguaglianza!

http://www.leargas.blogspot.ie/2015/05/tiochfaidh-ar-ngra-votail-ta.html?m=1 (blog di Gerry Adams)

http://www.nytimes.com/2015/05/22/world/europe/vote-in-ireland-could-complete-a-rapid-shift-on-gay-marriage.html?&action=click&pgtype=Homepage&module=second-column-region&region=top-news&WT.nav=top-news&hp&_r=0

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Giustizia per le vittime della Diaz dalla Corte Europea di Strasburgo, non dall’Italia.

Se andate sul sito ufficiale della Corte di Strasburgo leggere in primissimo piano il caso del signor Cestaro e troverete scritto:” In the case of Cestaro v. Italy, the Court found that there had been a violation of the Convetion on account of acts of torture sistained by the applicant and of the Italian criminale legislation, which was inadequate for there punishement of such acts and not an effective detenent against their repetition. The case concerned events which took place at the end of the G8 summit in Genoa in july 2001, in a aschool made available by the authorities for use by demonstrators. Acts of violence took place after a police riot squad stormerd the building to carry aout a search”.

Sotto troverete il link dove leggerete per intero la sentenza  e i motivi della sentenza.

La Corte Europea dei diritti umani sottolinea che le nostre leggi sono inadeguate in questi casi di violenza, questione molto importante ma che le nostre Istituzioni spesso ignorano. La censura, il non aver promulgato una legge sul reato specifico e l’assenza di un ordinamento su di esso ha portato a un vuoto legislativo che ha aiutato chi ordinò e compì la mattanza del 21 luglio 2001 a uscirne praticamente indenne.

Grazie al ricorso presentato dal signore Arnaldo Cestaro, che all’epoca aveva 62 anni e a cui vennero rotti una braccio, una gamba e dieci costole, ieri si è arrivati a quella sentenza e l’aver sbattuto in faccia a molte istituzioni italiane la verità che si compirono atti violenti e fu tortura. Sono dovuti passare quasi 14 anni per avere un pezzo di giustizia e manca ancora il caso della caserma Bolzaneto.

Gianfranco Fini, che allora era vice del presidente del consiglio, si dice d’accordo con sentenza e nega alcuna colpa; già nel 2012 dichiarò che egli era all’insaputa di tutto. Cosa abbastanza inverosimile ma sarà la giustizia a dire dove sta la verità. Il sindacato della polizia Siap ha rilasciato un comunicato in cui non va contro la sentenza ma afferma che “parlare di tortura è esagerato”.

L’inadeguatezza delle nostre leggi. Oggi c’è un correre, specie a sinistra, a dire che ora se ne dovrà discutere per davvero. Credo che non si possa più far cadere questo argomento come se fosse polvere da nascondere sotto il tappetto. Al signor Cestaro verrà dato un risarcimento ma avrebbe diritto, come tutte le altre vittime, di avere scuse dallo Stato, dalla polizia, dai medici e da coloro che aiutarono a non fare giustizia.

Nel 1948 a Parigi venne scritto il documento della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Un documento importante: l’affermazione dei diritti è insieme universale e positiva, positiva nel senso essa pone in moto un processo alla fine del quale i diritti dell’uomo dovrebbero essere non più soltanto proclamati o soltanto idealmente riconosciuti ma effettivamente protetti anche contro lo stesso Stato che li ha violati.

Dal 1948 a oggi purtroppo questi Diritti sono venuti meno spesso e in più parti del mondo. Quando vengono a mancare in certi parti del mondo chiudiamo gli occhi usando mille scuse. Ma quando accadano a casa nostra? Cosa ci ha reso ciechi e sordi di fronte alla negazione dei Diritti e della violenza inaudita che lo Stato e la polizia hanno imposto a dei cittadini inermi? Credo che bisogna parlarne e oltre a creare leggi adeguate, finalmente, anche applicarle, senza timori.

 

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-153473#{“itemid”:["001-153473"]}

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Donne mancanti

Ieri sera nel Regno Unito si è svolto il dibattito politico tra i sette candidati alla guida del Paese. Se leggete i quotidiani inglesi, come il Times o il Guardian, avrete tutti gli approfondimenti che vi servono per capire che tipo di dibattito è stato e cosa si è detto. Come al solito gli editorialisti inglesi non si sono tirati indietro e hanno analizzato attentamente ogni aspetto e ogni parola.

Anch’io ieri ho seguito il dibattito. Dopo una cena con amiche, sono tornata a casa e da internet ho seguito i sette. Leggevo anche twitter. Gli inglesi partecipavano sui social senza mostrare pietà. Quello che attirato la mia attenzioni oggi è stata una ricerca su come ci siano poche donne nella politica inglese e come fare politica sia percepito come qualcosa da uomini, ancora oggi nel 2015.

Si pensa che l’Inghilterra si sia più avanti rispetto a noi in tema diritti delle donne, ma non è così. Come spesso consiglio, vi inviterei a leggere “Everyday sexism” di Laura Bates, per ora ancora edito solo in inglese e mai pubblicato qui in Italia. Il capitolo due del libro è interamente dedicato alla politica inglese ed è tragico, quasi ai nostri livelli. Il maschilismo è così diffuso e radicato da far sembrare il Regno Unito un Paese da terzo mondo, anzi forse in certi paesi del terzo mondo ci sono più donne in politiche che nella nostra bianca Europa.

In Inghilterra, dicevo, la politica è vista come un qualcosa da uomo. Lo spazio riservato alle donne è assolutamente esiguo e in questa campagna elettorale praticamente il tema donna è stato lasciato in disparte da tutti. Stella Creasy, candidata alle prossime elezioni inglesi per il partito di sinistra Labour, ha dichiarato senza tanti giri di parole che il tema “donne” non è considerato speciale e che per cui non c’è nessuna politica futura pensata per migliorare la situazione delle donne in UK.

Grazie ai social si possono analizzare alcune situazioni sociali. Per esempio in Inghilterra chi twitta di politica è il 73% degli uomini (15403 autori) contro il 27% delle donne (5887). Gli utenti di twitter in Uk sono circa 15.000.000, circa la metà di questi sono donne. Ciò sottolinea come davvero poco le donne siano poche invogliate a parlare o commentare di politica. Secondo due professori universitari, Heather Savigny della Bournemouth University e Fiona Mackay della Edimburgh University, questo gap di interesse è causato dal fatto che lo spazio politico è considerato prettamente per uomini e le donne sono anche poco considerate. Inoltre il silenzio delle donne in politica è assordante, specialmente in campagna elettorale e ciò è dovuto al fatto che in questo periodo pre elettorale la misoginia è in aumento. Chi twitta ed è maschio se commenta una donna che fa un discorso politico parlerà del suo aspetto o dei suoi vestiti.

Le giovane donne dichiarano che non sanno quasi nulla di politica e per questo non voteranno: è da maschi, non sono rappresentate, non cambierà nulla, padri e fratelli decideranno meglio di loro.

Donne mancanti.

Donne che mancano in politica, nella società. Che non riescono a prendere decisioni, che sono fantasmi sociali e per questo non possono aiutare a migliorare la loro condizione.

Qui in Italia la situazione è identica. Leggevo qualche giorno fa un editoriale di Chiara Saraceno, la quale parlava delle donne perdute, cioè quelle donne che non lavorano. In Italia c’è una fortissima perdita di occupazione femminile. Le nuove politiche del Governo non aiutano per niente a migliorare la situazione e il basso tasso di occupazione femminile è una delle cause dell’alta incidenza di povertà nelle famiglie in Italia.

Mi piacerebbe poter parlare della situazione delle donne nella politica in Italia ma non posso. Non trovo dati e se ne trovo sono davvero pieni di lacune. Mi piacerebbe fare una ricerca approfondita sulla questione, specie all’interno del Partito Democratico. Ormai è evidente come nel 2015 una donna ha lo stesso potere e importanza di un uomo nella società, ma la società impedisce alle donne di mostrare le loro capacità e poteri.

D’altronde quante volte avrò sentito dire “Perché una ragazza carina dovrebbe fare politica?”, più cresco più mi accorgo come sotto sotto molti la pensino così. E non mi stupisce. Noi donne siamo sempre viste meglio come belle statuine, dentro le mura di casa, a cucinare, a fare figli. Inutile arrabbiarsi, o sbuffare, questa visione da american life anni 50 esiste, eccome.

Che fare per invertire la tendenza e smettere di essere donne mancanti?

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Tolleranza zero contro l’omofobia nelle scuole. In Italia? No, nel Regno Unito.

Il rispetto verso gli altri inizia dalla scuola. Educare e ampliare gli orizzonti della mente è fondamentale per creare individui che rendano poi la società migliore. La situazione scolastica in Inghilterra non è delle più rosee: le scuole pubbliche (free school), non le private, sono sempre più affollate, edifici vecchi che hanno bisogno di ristrutturazioni, livello di istruzione sempre più basso, violenza sempre più alta. Nel Regno Unito si parla moltissimo del sistema scolastico perché è la chiave del successo per il futuro dei bambini: meglio scegli la scuola e con più fortuna potrai trovare un buon lavoro. Ma non solo l’istruzione, nel senso classico, è al centro dei dibattito ma anche quella che noi chiameranno educazione civica, per gli inglesi è molto importante.

Tristam Hunt, il ministro ombra laburista all’istruzione, ha dichiarato che uno dei punti principali del programma laburista per la scuola sarà creare corsi di aggiornamento per gli insegnanti per prevenire atti di bullismo omofobi e sarà obbligatorio per tutti gli insegnanti, vuol dire non solo per coloro che lavorano nelle scuole pubbliche ma anche in quelle private. Inoltre ci saranno corsi per gli studenti dove si affronterà apertamente e francamente il tema dell’omosessualità e di come non ci deve essere violenza e spregio contro chi è omosessuale. Perché essere omosessuali è una cosa normale. Non qualcosa che deve scatenare bullismo.

Il tema dell’omofobia sta diventando molto importante nell’isola britannica a causa di moltissimi episodi negativi riportati dai mezzi di informazione. È stato stimato che sono circa 215.000 gli studenti omosessuali e bisessuali. Inoltre i dati riportano che circa 52.000 studenti omosessuali e bisessuali si rifiutano di andare a scuola per paura, 37.000 cambiano i loro piani di studi per paura dell’omofobia e 70.000 soffrono in maniera grave per quello che subiscono.

I laburisti vogliono che gli insegnanti abbiano un training specifico per affrontare il problema e che se ne parli, molto. I rappresentati degli insegnanti si sono subito detti d’accordo e si sta lavorando ad un progetto per poter capire come fare per applicare il tutto e quando iniziare.

Il problema rimane ovviamente uno: i laburisti riusciranno a vincere le elezioni di maggio? Io ho profondi dubbi a riguardo. Credo però che sia un progetto davvero importante e che la società di oggi sente in modo particolare. C’è anche bisogno di una buona e dettagliata legislazione contro l’omofobia per poter tutelare la maggior parte di chi subisce violenze fisiche e psichiche. Il tema dovrebbe affrontato anche in tutti gli stati europei e a Bruxelles, all’europarlamento.

In Italia? Direi che qui siamo ancora al livello di un politico che urla ridendo e dando del culattone a uno studente, solo perché questo pone una legittima domanda a un convegno omofobo. Noi di strada dobbiamo ancora farne e tantissima.

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L’unica malattia è l’omofobia

Il 17 gennaio a Milano si terrà un convegno intitolato “Difendere la famiglia” e avrà luogo nel palazzo della Regione. L’organizzazione che ha promosso e creato l’evento è l’associazione ultra cattolica “Obiettivo Chaire”. Tra le varie voci del convegno si legge che l’omosessualità è una malattia che si può curare. Saranno presenti anche “Alleanza Cattolica”, altra organizzazione ultraconservatrice, Mario Adinolfi fondatore del quotidiano  cattolico La Croce ed ex deputato del PD, Costanza Miriano l’autrice del libro “Sposati e sii sottomessa” e Luigi Amicone che è il direttore del giornale ciellino Tempi. A conclusione della giornata parlerà Roberto Maroni, presidente della regione Lombardia. Già i temi proposti e la presenza di Maroni, in ruolo istituzionale, destano indignazione ma la questione, che ha davvero stupito, è stata la presenza del logo dell’Expo come patrocinio dell’evento.

Dopo due settimane dall’inizio della polemica, il logo non è ancora stato rimosso, anzi non verrà rimosso, nonostante il segretario generale del BIE (ente che sovrintende l’Expo) il signor Vicente Gonzales Lascertales, abbia dichiarato che il forum omofobo abusa del logo e che tutto il BIE è contrario. Gli organizzatori hanno invocato la democrazia e la libertà di parola, nascondendosi dietro queste bellissime parole e non capendo la gravità del loro agire e pensare.

Il fatto meraviglioso è stato vedere attivarsi subito singoli cittadini e i Giovani Democratici di Milano e il Partito Democratico, i quali hanno creato un evento per sabato 17 gennaio alle ore 14, fuori dal palazzo della Regione in Piazza Einaudi, per far vedere che c’è tantissima gente che dice no all’omofobia. Nel corso dei giorni, tantissime altre associazioni hanno aderito all’ottima iniziativa, da tutta Italia. Finora gli aderenti sono quasi 7000. Sarà un sit in importante per condannare una mentalità retrograda, il tutto in maniera pacifica.

Legger nel pamphlet di presentazione frasi del genere:” giovani e non giovani, feriti nella propria identità sessuale, in particolare per tendenza di natura omosessuale, fa credere di doversi impegnare nella ricerca delle cause che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata”, fa inorridere. Sono fuori senza logica e fuori dal nostro tempo. È importante esserci domani. In un momento in cui i  diritti per chi è omosessuale vengono calpestati o non ci sono. Chi è omosessuale non è malato, l’unica malattia è l’omofobia.

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Se una ragazza si suicida perché è osteggiata e criticata dalla famiglia per la sua sessualità, il problema è della società non della famiglia e basta.

In una società giusta i diritti dell’individuo sarebbero rispettati. In una società illuminata e che ha cura dei suoi cittadini nessuno avrebbe paura di ricevere insulti e denigrazioni per colore pelle e orientamento sessuale. Una società dei diritti sembra ancora un’idea utopistica.

Dico utopistica perché ancora oggi ci sono persone che non possono vivere la propria sessualità come vogliono, per esempio. Nel corso del Novecento ci sono state innumerevoli battaglie, non ancora vinte, sui diritti delle donne e degli omosessuali, per citarne alcune. È evidente che serviranno ancora molte lotte. Lo affermo semplicemente guardando e ascoltando tutti i giorni  le persone. Insulti, pregiudizi, critiche a stili di vita. “Sei un frocio”: quando lo sentiamo ci irritiamo ma poi non facciamo molto. Pregiudizi sugli omosessuali: sono infedeli, fanno orgie, non possono diventare genitori per il loro stile di vita, sono pedofili. Potrei continuare a elencare pensieri e giudizi a cui ancora moltissime gente credono e pensano. Se uno cambia sesso diventa un lebbroso. I transessuali si prostituiscono tutti. Fanno schifo. Credo di aver sentito queste frasi e oscenità fin da quando ero ragazzina. Certo, non tutti sono fortunati ad avere avuti genitori che hanno avuto la bravura di educarmi al rispetto e a aiutarmi a formare una mentalità aperta e moderna. Questo però non giustifica altri. Negli ultimi anni i quotidiani e i mezzi di informazione hanno parlato sempre di più di adolescenti che si suicidano perché vessati per la loro sessualità. Ultimo caso quello di una ragazza americana, Leelah Alcorn, di soli 17 anni, che si è suicidata perché la famiglia non supportava la sua idea di voler cambiare sesso, che fosse transgender, e la portava a “christian therapy”, questi ritrovi cristiani dove insegnano agli omosessuali o transessuali a tornare “normali”. In molti stati americani queste terapie sono state messe fuori legge perchè considerate “dannose per la salute psichica” e “contro il rispetto umano”. Purtroppo in Ohio, stato dove abitava la ragazza, invece sono tollerati. La ragazza tornava da questi incontri sempre più depressa ed afflitta e alla fine, dopo aver scritto un messaggio su tumblr, si è suicidata. La madre, intervistata alla CNN, ha dichiarato che non sostenevano il cambio di sesso della figlia “perché non cristiano e poi perché Dio non sbaglia nella scelta del sesso” ma ha aggiunto che “la amavano moltissimo”.

Leelah subiva abusi. Quanti minorenni LBGTQ subiscono tutto questo nel mondo? Io credo moltissimi. Si allontanano i minori che vengono picchiati dalle famiglie ma anche se non si subiscono botte in questi casi devono essere tutelati e allontanati. I suicidi tra i transgender in america sono notevolmente aumentati. L’associazione PFLAG ha dichiarato che si potrebbero dare in affidamento a genitori omosessuali questi ragazzi che subiscono violenze psicologiche gravi nelle loro famiglie. La trovo un’ottima proposta. In America si sta discutendo di tutto quest inmaniera molto seria.

Ma quello che avviene in queste famiglie, che insultano e denigrano e obbligano i figli a essere cosa non sono, non è un problema che riguarda solo la famiglia, è un problema che riguarda tutti noi, la società.

È tempo di dare diritti a tutti. È tempo di riuscire a modificare i pregiudizi che la maggior parte della gente ha. È tempo di creare leggi che tutelino chi è omosessuale e transessuale, che si dia la possibilità di sposarsi, convivere, avere figli, che si dia la garanzia ai giovani di poter vivere la loro sessualità con calma e serenità senza paure, senza dover pensare a suicidarsi come unica via d’uscita.

Sto leggendo in questi giorni l’autobiografia delle scrittore David Plante “becoming a londiner” (non so se è stato tradotto e pubblicato in Italia, mi scuso): parla della sua omosessualità e della sua storia d’amore ma anche dei diritti degli omosessuali in Inghilterra. La paura che la polizia entrasse in casa e li arrestasse solo perché dormivano insieme o il timore di essere picchiati per strada e poi arrestati, questo alla fine degli anni’60. Passi da allora ne sono stati fatti ma c’è ancora da fare. È un libro molto bello e scritto in maniera appassionata e fa capire una cosa che è molto banale e che dovrebbero capire tutti: l’amore è uguale e le dinamiche dell’amore sono identiche indipendentemente dal tuo orientamento sessuale.

Che cosa spaventa? Perché si ha così paura di due uomini o di due donne che si baciano o che portano un figlio all’asilo? Di cosa ha paura la società? Non è semplicemente amore?

Da oggi non giriamo più la testa dall’altra parte e proviamo a cambiarla un po’ questa società, anche solo per il semplice fatto che ne facciamo parte.

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La crudeltà dei dati riguardo alla violenza sulle donne.

Oggi 25 novembre è stata la giornata contro la violenza sulle donne. Una giornata per sensibilizzare, parlarne, discuterne. Ne parlo quando ormai è sera e i telegiornali e altri mezzi di comunicazioni hanno iniziato a trattare un tema più semplice e per molti più interessante: la politica. Infatti questo pomeriggio si è votato alla Camera il Jobsact e i tuttologi ora potranno parlare di chi è contro chi, chi ha votato e chi no. Non fraintendetemi! Anch’io mi appassiono e amo sapere e vedere cosa succede nel nostro parlamento ma diciamoci la verità: parlare di violenza sulle donne non frega a molti e poi è un tema delicato. Facile quando bisogno indignarsi per uno stupro o una donna uccisa, come è facile poi dimenticare il servizio o l’articolo che ne parlava.

Credo che non c’è mese, settimana o giorno dell’anno che non pensi a quest’argomento. Perché la violenza contro le donne non solo è la violenza sessuale o il pugno ma anche le parole, gli atteggiamenti, il mobbing sociale. Non so quanti post su questo o il vecchio blog avrò scritto sull’argomento: sono sempre stati i  meno letti. Colpa ovviamente mia in primis, io sono un nessuno, una cittadina fra milioni che  come molte centinaia di persone ha un blog e scrive cosa le frulla per la testa. Ma è un dato: sono sempre i meno letti. Nonostante ciò continuerò a parlarne, continuerò a scriverne.

In primavera andai sul sito dell’European Union Agency for Fundamental Rights. Era stato appena pubblicato un dossier sulle violenza contro le donne nei 28 Stati membri dell’Unione Europea. 193 corpose pagine con dentro per la prima volta (come sottolineano nella stessa introduzione) i dati su cosa subiscono le donne in Europa. I dati sono agghiaccianti non solo per violenze sessuali o donne picchiate dai propri partner o ex ma anche per stalking, insulti in luoghi pubblici o luogo di lavoro e via dicendo. Ovviamente l’inchiesta è molto limitata perché è limitata all’Europa e sottolinea come alcuni Paesi, come Italia/Spagna/paesi dell’est, non siano riusciti a fornire tutti i dati necessari. Anche se non sapete l’inglese consiglio vivamente di andarlo a leggere. Conclude affermando che le leggi in TUTTI e 28 i Paesi sono scarse e hanno lacune. Le donne NON sono tutelate e non hanno giustizia in nessun ambiente sia privato che pubblico. Non oso immaginare cosa debbano subire le donne in cui non esistono del tutto leggi e tutele. A questo dossier importantissimo, consiglio come faccio da mesi e mesi la lettura di Everyday Sexism della giornalista inglese Laura Bates. Durante la lettura alcune si incazzeranno, avrete mille emozioni e rabbia: leggetelo, è importante. E’ un crudo e oggettivo sguardo sul sessismo e la violenza in Inghilterra. C’è da avere paura.

Mi ripeto per l’ennesima volta sul web: queste giornate e le varie iniziative sono sì importanti ma fino a che punto? Perché il cambiamento deve venire dalla scuola, dalla famiglia, dalla società. Deve cambiare la mentalità e l’approccio e visione che si ha della donna e tutti questi sforzi saranno totalmente inutili. C’è poco da dire. Ma c’è molto da fare. Studiare i dati, parlarne, creare così tanti eventi anche piccoli a livello locale da far capire che si cambiare. Andare nelle scuole, parlare coi giovani fin da bambini. Sembra impossibile ma si può fare. E soprattutto dire no alle violenze e chi le vede non chiudere gli occhi.

ecco i link utili:

http://fra.europa.eu/en

http://everydaysexism.com/

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