Category Archives: omosessualità

Il referendum sul matrimonio omosessuale in Irlanda: un momento storico.

Amo l’Irlanda. È casa per me. È dove si trovano le mie radici. Anche se mi sento 100% italiana non posso non vedere la nazione verde come “casa”, baile (casa in gaelico). C’è però quel senso di impotenza e rassegnazione nel vedere come gli irlandesi siano stati fieri oppositori agli invasori inglesi e così succubi ai precetti medievali della chiesa cattolica. C’è ancora la questione dell’aborto, per esempio. Ma oggi finalmente si potrebbe dare una svolta sul piano dei diritti. Si potrebbe iniziare a uscire dal Medioevo.

Dalle 7 di questa mattina in Irlanda sono aperti i seggi per votare il referendum sul matrimonio omosessuale. Alle urne potranno partecipare 3,2 milioni di Irlandesi e ci si aspetta un’affluenza alta. Tra le venti nazioni che hanno legalizzato il matrimonio omosessuale l’Irlanda è la prima che lo farà attraverso un referendum.

In Italia la questione è arrivata un po’ in sottotono e si è parlato solo del fronte del Yes (o Tà che sarebbe il sì in gaelico). Perfetto. Devo però segnalare che la campagna del no è stata molto forte. Volgare e minacciosa. Nelle ultima settimane sono stati stampati oltre 90.000 opuscoli, saggi e articoli contro il matrimonio omosessuale. Trovo buffo e sconsolante che intellettuali,scrittori e politici che si sono scannati perché di religione diversa nel corso dei decenni, ora siano saldamente uniti contro questo referendum. Quindi ne deduco che essere cattolici o protestanti era una sciocchezza, non era importante? Il fronte del no ha giocato molto sul fatto delle adozioni: se passerà il matrimonio, passeranno le adozioni e quindi si daranno in mano a dei pervertiti (alcune delle parole più carine) i bambini. I vescovi hanno fatto una campagna spietata contro referendum. Non vedevo questi toni accessi dai tempo dei Troubles nei territori occupati del Nord. Non solo. Chi si schiera a favore del Sì viene insultato, perseguitato, minacciato. Una giornalista dell’Irish Times, Una Mullaly, aveva fatto sapere che era malato di cancro. Poi aveva affermato in un altro momento che era a favore dei matrimoni omosessuali. Sono iniziate una serie di insulti pesanti fra cui “se hai il cancro è perché Dio l’ ha voluto, per tua posizione su gay marriage”. Ricordo che nel Nord gli unionisti (cioè coloro che sono fedeli all’Inghilterra e sono protestanti) non solo hanno rappresentati politici che cercano in tutti i modi di emarginare dalla società chi è gay (come una legge che garantisse che chi è omosessuale non può essere servito in un pub o al ristorante) ma insultano pesantemente chi è considerato diverso. Oltre ad avere molti rappresentanti che credono nel creazionismo e altre oscenità medievali.

Fino al 1993 in tutta Irlanda fare “attività omosessuale” cioè essere omosessuale era considerato un reato. Oggi nel 2015 si vota per il matrimonio omosessuale. Questo mi da speranza. Sono commossa nel vedere cosa il Sinn Fein sta facendo. Cosa Gerry Adams, Martin McGuinness e tutti gli altri stanno cercando di promuovere. Il pullman vote yes di Adams ha per mesi girato l’Irlanda. Finalmente gay e lesbiche non hanno più paura. Finalmente chi è omosessuale non pensa che l’unica scelta per vivere la propria vita sia dover andare a Londra. Io sono davvero stupita. Seguendo le vicende irlandesi fin da bambina, ricordo come Adams era fermamente contro gli omosessuali. Oggi si è ricreduto e li supporta.

Per me questo è un giorno davvero emozionante. Perché sento che è un momento storico, che è un momento di svolta. Forza Irlanda, vote yes, vote Tà!!!

Qualche link per vedere cosa sta succedendo nel paese della Guinness e ora dell’eguaglianza!

http://www.leargas.blogspot.ie/2015/05/tiochfaidh-ar-ngra-votail-ta.html?m=1 (blog di Gerry Adams)

http://www.nytimes.com/2015/05/22/world/europe/vote-in-ireland-could-complete-a-rapid-shift-on-gay-marriage.html?&action=click&pgtype=Homepage&module=second-column-region&region=top-news&WT.nav=top-news&hp&_r=0

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Tolleranza zero contro l’omofobia nelle scuole. In Italia? No, nel Regno Unito.

Il rispetto verso gli altri inizia dalla scuola. Educare e ampliare gli orizzonti della mente è fondamentale per creare individui che rendano poi la società migliore. La situazione scolastica in Inghilterra non è delle più rosee: le scuole pubbliche (free school), non le private, sono sempre più affollate, edifici vecchi che hanno bisogno di ristrutturazioni, livello di istruzione sempre più basso, violenza sempre più alta. Nel Regno Unito si parla moltissimo del sistema scolastico perché è la chiave del successo per il futuro dei bambini: meglio scegli la scuola e con più fortuna potrai trovare un buon lavoro. Ma non solo l’istruzione, nel senso classico, è al centro dei dibattito ma anche quella che noi chiameranno educazione civica, per gli inglesi è molto importante.

Tristam Hunt, il ministro ombra laburista all’istruzione, ha dichiarato che uno dei punti principali del programma laburista per la scuola sarà creare corsi di aggiornamento per gli insegnanti per prevenire atti di bullismo omofobi e sarà obbligatorio per tutti gli insegnanti, vuol dire non solo per coloro che lavorano nelle scuole pubbliche ma anche in quelle private. Inoltre ci saranno corsi per gli studenti dove si affronterà apertamente e francamente il tema dell’omosessualità e di come non ci deve essere violenza e spregio contro chi è omosessuale. Perché essere omosessuali è una cosa normale. Non qualcosa che deve scatenare bullismo.

Il tema dell’omofobia sta diventando molto importante nell’isola britannica a causa di moltissimi episodi negativi riportati dai mezzi di informazione. È stato stimato che sono circa 215.000 gli studenti omosessuali e bisessuali. Inoltre i dati riportano che circa 52.000 studenti omosessuali e bisessuali si rifiutano di andare a scuola per paura, 37.000 cambiano i loro piani di studi per paura dell’omofobia e 70.000 soffrono in maniera grave per quello che subiscono.

I laburisti vogliono che gli insegnanti abbiano un training specifico per affrontare il problema e che se ne parli, molto. I rappresentati degli insegnanti si sono subito detti d’accordo e si sta lavorando ad un progetto per poter capire come fare per applicare il tutto e quando iniziare.

Il problema rimane ovviamente uno: i laburisti riusciranno a vincere le elezioni di maggio? Io ho profondi dubbi a riguardo. Credo però che sia un progetto davvero importante e che la società di oggi sente in modo particolare. C’è anche bisogno di una buona e dettagliata legislazione contro l’omofobia per poter tutelare la maggior parte di chi subisce violenze fisiche e psichiche. Il tema dovrebbe affrontato anche in tutti gli stati europei e a Bruxelles, all’europarlamento.

In Italia? Direi che qui siamo ancora al livello di un politico che urla ridendo e dando del culattone a uno studente, solo perché questo pone una legittima domanda a un convegno omofobo. Noi di strada dobbiamo ancora farne e tantissima.

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L’unica malattia è l’omofobia

Il 17 gennaio a Milano si terrà un convegno intitolato “Difendere la famiglia” e avrà luogo nel palazzo della Regione. L’organizzazione che ha promosso e creato l’evento è l’associazione ultra cattolica “Obiettivo Chaire”. Tra le varie voci del convegno si legge che l’omosessualità è una malattia che si può curare. Saranno presenti anche “Alleanza Cattolica”, altra organizzazione ultraconservatrice, Mario Adinolfi fondatore del quotidiano  cattolico La Croce ed ex deputato del PD, Costanza Miriano l’autrice del libro “Sposati e sii sottomessa” e Luigi Amicone che è il direttore del giornale ciellino Tempi. A conclusione della giornata parlerà Roberto Maroni, presidente della regione Lombardia. Già i temi proposti e la presenza di Maroni, in ruolo istituzionale, destano indignazione ma la questione, che ha davvero stupito, è stata la presenza del logo dell’Expo come patrocinio dell’evento.

Dopo due settimane dall’inizio della polemica, il logo non è ancora stato rimosso, anzi non verrà rimosso, nonostante il segretario generale del BIE (ente che sovrintende l’Expo) il signor Vicente Gonzales Lascertales, abbia dichiarato che il forum omofobo abusa del logo e che tutto il BIE è contrario. Gli organizzatori hanno invocato la democrazia e la libertà di parola, nascondendosi dietro queste bellissime parole e non capendo la gravità del loro agire e pensare.

Il fatto meraviglioso è stato vedere attivarsi subito singoli cittadini e i Giovani Democratici di Milano e il Partito Democratico, i quali hanno creato un evento per sabato 17 gennaio alle ore 14, fuori dal palazzo della Regione in Piazza Einaudi, per far vedere che c’è tantissima gente che dice no all’omofobia. Nel corso dei giorni, tantissime altre associazioni hanno aderito all’ottima iniziativa, da tutta Italia. Finora gli aderenti sono quasi 7000. Sarà un sit in importante per condannare una mentalità retrograda, il tutto in maniera pacifica.

Legger nel pamphlet di presentazione frasi del genere:” giovani e non giovani, feriti nella propria identità sessuale, in particolare per tendenza di natura omosessuale, fa credere di doversi impegnare nella ricerca delle cause che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata”, fa inorridere. Sono fuori senza logica e fuori dal nostro tempo. È importante esserci domani. In un momento in cui i  diritti per chi è omosessuale vengono calpestati o non ci sono. Chi è omosessuale non è malato, l’unica malattia è l’omofobia.

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Se una ragazza si suicida perché è osteggiata e criticata dalla famiglia per la sua sessualità, il problema è della società non della famiglia e basta.

In una società giusta i diritti dell’individuo sarebbero rispettati. In una società illuminata e che ha cura dei suoi cittadini nessuno avrebbe paura di ricevere insulti e denigrazioni per colore pelle e orientamento sessuale. Una società dei diritti sembra ancora un’idea utopistica.

Dico utopistica perché ancora oggi ci sono persone che non possono vivere la propria sessualità come vogliono, per esempio. Nel corso del Novecento ci sono state innumerevoli battaglie, non ancora vinte, sui diritti delle donne e degli omosessuali, per citarne alcune. È evidente che serviranno ancora molte lotte. Lo affermo semplicemente guardando e ascoltando tutti i giorni  le persone. Insulti, pregiudizi, critiche a stili di vita. “Sei un frocio”: quando lo sentiamo ci irritiamo ma poi non facciamo molto. Pregiudizi sugli omosessuali: sono infedeli, fanno orgie, non possono diventare genitori per il loro stile di vita, sono pedofili. Potrei continuare a elencare pensieri e giudizi a cui ancora moltissime gente credono e pensano. Se uno cambia sesso diventa un lebbroso. I transessuali si prostituiscono tutti. Fanno schifo. Credo di aver sentito queste frasi e oscenità fin da quando ero ragazzina. Certo, non tutti sono fortunati ad avere avuti genitori che hanno avuto la bravura di educarmi al rispetto e a aiutarmi a formare una mentalità aperta e moderna. Questo però non giustifica altri. Negli ultimi anni i quotidiani e i mezzi di informazione hanno parlato sempre di più di adolescenti che si suicidano perché vessati per la loro sessualità. Ultimo caso quello di una ragazza americana, Leelah Alcorn, di soli 17 anni, che si è suicidata perché la famiglia non supportava la sua idea di voler cambiare sesso, che fosse transgender, e la portava a “christian therapy”, questi ritrovi cristiani dove insegnano agli omosessuali o transessuali a tornare “normali”. In molti stati americani queste terapie sono state messe fuori legge perchè considerate “dannose per la salute psichica” e “contro il rispetto umano”. Purtroppo in Ohio, stato dove abitava la ragazza, invece sono tollerati. La ragazza tornava da questi incontri sempre più depressa ed afflitta e alla fine, dopo aver scritto un messaggio su tumblr, si è suicidata. La madre, intervistata alla CNN, ha dichiarato che non sostenevano il cambio di sesso della figlia “perché non cristiano e poi perché Dio non sbaglia nella scelta del sesso” ma ha aggiunto che “la amavano moltissimo”.

Leelah subiva abusi. Quanti minorenni LBGTQ subiscono tutto questo nel mondo? Io credo moltissimi. Si allontanano i minori che vengono picchiati dalle famiglie ma anche se non si subiscono botte in questi casi devono essere tutelati e allontanati. I suicidi tra i transgender in america sono notevolmente aumentati. L’associazione PFLAG ha dichiarato che si potrebbero dare in affidamento a genitori omosessuali questi ragazzi che subiscono violenze psicologiche gravi nelle loro famiglie. La trovo un’ottima proposta. In America si sta discutendo di tutto quest inmaniera molto seria.

Ma quello che avviene in queste famiglie, che insultano e denigrano e obbligano i figli a essere cosa non sono, non è un problema che riguarda solo la famiglia, è un problema che riguarda tutti noi, la società.

È tempo di dare diritti a tutti. È tempo di riuscire a modificare i pregiudizi che la maggior parte della gente ha. È tempo di creare leggi che tutelino chi è omosessuale e transessuale, che si dia la possibilità di sposarsi, convivere, avere figli, che si dia la garanzia ai giovani di poter vivere la loro sessualità con calma e serenità senza paure, senza dover pensare a suicidarsi come unica via d’uscita.

Sto leggendo in questi giorni l’autobiografia delle scrittore David Plante “becoming a londiner” (non so se è stato tradotto e pubblicato in Italia, mi scuso): parla della sua omosessualità e della sua storia d’amore ma anche dei diritti degli omosessuali in Inghilterra. La paura che la polizia entrasse in casa e li arrestasse solo perché dormivano insieme o il timore di essere picchiati per strada e poi arrestati, questo alla fine degli anni’60. Passi da allora ne sono stati fatti ma c’è ancora da fare. È un libro molto bello e scritto in maniera appassionata e fa capire una cosa che è molto banale e che dovrebbero capire tutti: l’amore è uguale e le dinamiche dell’amore sono identiche indipendentemente dal tuo orientamento sessuale.

Che cosa spaventa? Perché si ha così paura di due uomini o di due donne che si baciano o che portano un figlio all’asilo? Di cosa ha paura la società? Non è semplicemente amore?

Da oggi non giriamo più la testa dall’altra parte e proviamo a cambiarla un po’ questa società, anche solo per il semplice fatto che ne facciamo parte.

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Se ancora in 78 paesi nel mondo l’omosessualità è reato

Certi temi non cessano mai di essere importanti. Purtroppo possono diventare di moda per giornalisti e autori televisivi e per questo essere in qualche modo sviliti. In questi giorni si parla tanto della cena tra Berlusconi e Luxuria, i quali avrebbero parlato della legge sulle coppie di fatto, riconoscimento e altro ancora. Onestamente mi è sembrata tutta una baracconata mediatica, quanto si è parlato dei problemi di chi è omosessuale? Forse cinque minuti?  Perché il problema dell’omofobia e dei diritti di chi è omosessuale è un tema importante e che dovrebbe essere trattato con un po’ di informazione vera e di concretezza.

In 78 paesi essere omosessuali è reato.  Alcuni notano che si sono fatti passi da giganti nella maggior parte del mondo, specialmente in america latina, Stati Uniti d’America e in Cina. E’ vero. Ma c’è ancora moltissimo da fare. In Africa l’omosessualità è reato in 37 paesi su 54 e in questi ultimi la situazione non è delle migliori. Ancora in Europa si usano linguaggi omofobi preoccupanti. Pregiudizi stentano a crollare, chi dichiara la propria omosessualità non è ancora completamente accettato e deve subire ingiustizie velate o meno.

L’anno scorso in Inghilterra si è parlato della doppia discriminazione di chi è donna e lesbica. Grazie al progetto Everyday Sexism sono raccolti dati che lasciano a bocca aperta. E siamo solo all’inizio della ricerca sulla situazione reale. Grazie al progetto di Laura Bates lesbiche o transessuali hanno finalmente potuto raccontare le loro triste esperienze, alcuni subiscono insulti verbali ogni giorno, spesso anche sul luogo di lavoro. Nel Regno Unito molte persone LGBT ha avuto un’esperienza di assalto fisico violento, insulti verbali, tentativo di stupro basato unicamente sul loro orientamento sessuale. Secondo il NHS ( il sistema sanitario inglese) i transessuali sono quelli a maggior rischio di depressione e suicidio. L’88% dei transgender ha subito discriminazione a lavoro. potrei continuare ad elencare dati inquietanti. E questo solo in Inghilterra dove in linea teorica si è più tutelati dalle discriminazioni.

In Italia la situazione non è facile. Ricordo che non esiste una legge contro l’omofobia. Nel 2013 il deputato Ivan Scalfarotto ha presentato in parlamento una proposta di legge per estendere la legge Mancino ma è ancora ferma in Senato. Nelle prossime settimane il governo dovrebbe presentare un disegno di legge per consentire le unione tra persone dello stesso sesso e dare loro diritti che prima non avevano. la cosa è molto positiva nonostante ci siano ancora punti non chiarissimi e c’è una leggera sfiducia sula fatto che verrà approvata.

Concludo questo mio post trascrivendo parte di un articolo di Stefano Rodotà sulla questione dei diritti. Secondo me questo tema è molto importante e se ne dovrà parlare in futuro spesso, specie nel centro sinistra. “I diritti non invadono la democrazia, ma impongono di riflettere su come debba essere esercita la discrezione politica: proprio in tempi di risorse scarse, i criteri per la loro distribuzione debbono essere fondati sull’obbligo di renderne possibile l’attuazione. E, se è giusto rimettere al centro i diritti individuali per reagire alla spersonalizzazione della società, è altrettanto vero che questi diritti possono dispiegarsi solo in un contesto socialmente propizio e politicamente costruito. Qui trovano posto le riflessioni su un tempo in cui il problema concreto non è la dismisura dei diritti, ma la loro negazione quotidiana determinata dalle diseguaglianze, negando la dignità stessa della persona, contraddicono quella “politica dell’umanità” alla quale è legata la vicenda dei diritti”.

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