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Se una ragazza si suicida perché è osteggiata e criticata dalla famiglia per la sua sessualità, il problema è della società non della famiglia e basta.

In una società giusta i diritti dell’individuo sarebbero rispettati. In una società illuminata e che ha cura dei suoi cittadini nessuno avrebbe paura di ricevere insulti e denigrazioni per colore pelle e orientamento sessuale. Una società dei diritti sembra ancora un’idea utopistica.

Dico utopistica perché ancora oggi ci sono persone che non possono vivere la propria sessualità come vogliono, per esempio. Nel corso del Novecento ci sono state innumerevoli battaglie, non ancora vinte, sui diritti delle donne e degli omosessuali, per citarne alcune. È evidente che serviranno ancora molte lotte. Lo affermo semplicemente guardando e ascoltando tutti i giorni  le persone. Insulti, pregiudizi, critiche a stili di vita. “Sei un frocio”: quando lo sentiamo ci irritiamo ma poi non facciamo molto. Pregiudizi sugli omosessuali: sono infedeli, fanno orgie, non possono diventare genitori per il loro stile di vita, sono pedofili. Potrei continuare a elencare pensieri e giudizi a cui ancora moltissime gente credono e pensano. Se uno cambia sesso diventa un lebbroso. I transessuali si prostituiscono tutti. Fanno schifo. Credo di aver sentito queste frasi e oscenità fin da quando ero ragazzina. Certo, non tutti sono fortunati ad avere avuti genitori che hanno avuto la bravura di educarmi al rispetto e a aiutarmi a formare una mentalità aperta e moderna. Questo però non giustifica altri. Negli ultimi anni i quotidiani e i mezzi di informazione hanno parlato sempre di più di adolescenti che si suicidano perché vessati per la loro sessualità. Ultimo caso quello di una ragazza americana, Leelah Alcorn, di soli 17 anni, che si è suicidata perché la famiglia non supportava la sua idea di voler cambiare sesso, che fosse transgender, e la portava a “christian therapy”, questi ritrovi cristiani dove insegnano agli omosessuali o transessuali a tornare “normali”. In molti stati americani queste terapie sono state messe fuori legge perchè considerate “dannose per la salute psichica” e “contro il rispetto umano”. Purtroppo in Ohio, stato dove abitava la ragazza, invece sono tollerati. La ragazza tornava da questi incontri sempre più depressa ed afflitta e alla fine, dopo aver scritto un messaggio su tumblr, si è suicidata. La madre, intervistata alla CNN, ha dichiarato che non sostenevano il cambio di sesso della figlia “perché non cristiano e poi perché Dio non sbaglia nella scelta del sesso” ma ha aggiunto che “la amavano moltissimo”.

Leelah subiva abusi. Quanti minorenni LBGTQ subiscono tutto questo nel mondo? Io credo moltissimi. Si allontanano i minori che vengono picchiati dalle famiglie ma anche se non si subiscono botte in questi casi devono essere tutelati e allontanati. I suicidi tra i transgender in america sono notevolmente aumentati. L’associazione PFLAG ha dichiarato che si potrebbero dare in affidamento a genitori omosessuali questi ragazzi che subiscono violenze psicologiche gravi nelle loro famiglie. La trovo un’ottima proposta. In America si sta discutendo di tutto quest inmaniera molto seria.

Ma quello che avviene in queste famiglie, che insultano e denigrano e obbligano i figli a essere cosa non sono, non è un problema che riguarda solo la famiglia, è un problema che riguarda tutti noi, la società.

È tempo di dare diritti a tutti. È tempo di riuscire a modificare i pregiudizi che la maggior parte della gente ha. È tempo di creare leggi che tutelino chi è omosessuale e transessuale, che si dia la possibilità di sposarsi, convivere, avere figli, che si dia la garanzia ai giovani di poter vivere la loro sessualità con calma e serenità senza paure, senza dover pensare a suicidarsi come unica via d’uscita.

Sto leggendo in questi giorni l’autobiografia delle scrittore David Plante “becoming a londiner” (non so se è stato tradotto e pubblicato in Italia, mi scuso): parla della sua omosessualità e della sua storia d’amore ma anche dei diritti degli omosessuali in Inghilterra. La paura che la polizia entrasse in casa e li arrestasse solo perché dormivano insieme o il timore di essere picchiati per strada e poi arrestati, questo alla fine degli anni’60. Passi da allora ne sono stati fatti ma c’è ancora da fare. È un libro molto bello e scritto in maniera appassionata e fa capire una cosa che è molto banale e che dovrebbero capire tutti: l’amore è uguale e le dinamiche dell’amore sono identiche indipendentemente dal tuo orientamento sessuale.

Che cosa spaventa? Perché si ha così paura di due uomini o di due donne che si baciano o che portano un figlio all’asilo? Di cosa ha paura la società? Non è semplicemente amore?

Da oggi non giriamo più la testa dall’altra parte e proviamo a cambiarla un po’ questa società, anche solo per il semplice fatto che ne facciamo parte.

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Gli amori del passato devono rimanere nel passato.

Non esiste periodo dell’anno, momento della propria vita, in cui non si pensi all’amore. Dalla storia più seria alla scopata di una sola serata, nessuno è immune da non tornarci sopra almeno una volta. Tutti parliamo con i nostri amici di chi ci piace, chi vogliamo, chi ora odiamo, anche di chi crediamo messo nel dimenticatoio e lo si tira fuori solo per fare un esempio o un paragone.

Ci rifletto spesso sopra: come mai gli amori passati non riescono a stare nel passato? Come mai saltano fuori all’improvviso scombussolando o soffocando il presente? C’è da dire che non viviamo in un film, dove il protagonista dimentica subito e felicemente il proprio amore nel giro di un paio di inquadrature. Nella vita vera non è possibile.

Ci sono ex che ti perseguitano e quindi non riesci serenamente a lasciarteli alle spalle. Ti ricordano ansie, paure, timori e influenzano qualsiasi rapporto tu stia avendo nel presente. Inoltre ricordare un ex significa che ricordi la fine, ricordi solo il dolore e il fastidio della fine di quella relazione. Anche se è stata la storia più importante della tua vita, e quindi ci sono momenti meravigliosi e condivisioni che al momento ti sembrano irripetibili, quando torna ecco che tutto è stato cancellato. E uno ha paura o non ha voglia di iniziare una nuova storia. Chi me lo fa fare? Ci si chiede.

Oppure i rapporti sono cordiali ma si abita nella stessa città, si hanno quasi tutti gli amici in comune e anche se si è sicuri che non si prova nulla ecco che non puoi andare avanti. Il tuo ex è sempre di fronte a te. E ciò rende difficile iniziare qualcosa di nuovo e stimolante perché si ha paura di ferire l’ex partner, si ha timore che possa scatenare reazioni che non si vogliono affrontare. E poi gli amici comuni. Quelli che magari sognano che voi torniate insieme e che quindi demoliscano la nuova relazione, sono ostili e parteggiano per l’ex, rendendo tutto ancora più difficile. Questi amici, nonostante l’enorme stima e amore che sicuramente provano per te, sono i peggiori: cosa ne sanno davvero della passata relazione? Cosa ne sanno della nuova? Nulla. Perché solo voi due sapete tutto, il resto del mondo no. Ma per quieto vivere non si inizia una nuova storia. Di nuovo la domanda: chi me lo fa fare?

I socialnè non aiutano nel dimenticare. Anche se non sono davvero il problema. Il fatto è che siamo noi che siamo prigionieri di castelli mentali e paure che ci fanno pensare di essere scrutati, che ci rendono sempre reperibili e vuoi essere scortese con chi una volta hai amato tanto? No, ovviamente. E giù un giro infernale e non ne esci più.

Invece il passato è passato. Bisogna farsene una ragione o non si vivrà mai il presente e si finirà per non crescere, stare bene, provare qualcosa di nuovo.

Io ho imparato a buttarmi ma sempre con un paracadute ben posizionato sulle spalle. Perché è vero che voglio che il passato resti dov’è ma deve essere come esempio per cosa non voglio ripetere e perché le nuove relazioni sono sempre un’incognita. Meglio partire con il freno a mano un po’ tirato per non prendere fregature e poi magari dopo lasciarsi andare.

Quello che vorrei ora è poter stare bene. Sono un femmina per cui mi piace vestirmi bene, prepararmi con gioia per un appuntamento. ma questo non vuol dire che uscire o andare a letto significa automaticamente avere una storia. Trovo che è sempre più difficile trovare qualcuno con cui condividere passione e passioni. Poter fare l’amore con serenità, senza dire “che pippe mentali si starà facendo?”, e poter invitarlo anche a bere o a una mostra senza sapere che lui va in ansia e si “senta già prigioniero”. Perché essere stati feriti in passato o aver ferito influenza troppo noi oggi. E questo è male. Vorrei ridere, scherzare, uscire, limonare, saltare ai concerti, dormire, fare l’amore con qualcuno che voglia stare bene ora, adesso, senza troppe paure se la storia diventerà seria o altro. Il tempo da sempre risposte, belle o brutte che siano.

Da quando si ha così paura del nuovo? E personalmente mi chiedo: da quando ho così paura? Quando ricomincerò a vivere il presente e stare bene? Spero presto. Perché il passato DEVE essere solo passato.

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