Category Archives: Roma

Perché chi si sente escluso non se la prende con chi lo pone in quella condizione?

A Tor Sapienza, quartiere di Roma, il malcontento non è sentimento nato da pochi anni ma è presente da molto tempo. La mancanza di infrastrutture, uffici, negozi di alimentari, pochi mezzi pubblici hanno esasperato gli abitanti del quartiere. Il tutto enfatizzato dalla crisi economica che maggiormente ha colpito chi vive in zone periferiche. I problemi ci sono eccome, se la gente si lamenta su certi argomenti ha ragione. La latitanza della politica non ha certamente aiutato. I rappresentati sia di destra che di sinistra poco sono andati in quella zona. Questo non spiega le violenze e le ingiurie razziste che alcuni abitanti hanno manifestato nei confronti di immigrati minorenni, i quali sono spesso lasciati a loro stessi, con pochissimi aiuti. Quello che alcuni giornalisti hanno notato e su cui anch’io ho riflettuto sopra è il perché non ci siano rivolte popolari, specie di quelle così abbandonate, contro chi ha portato il degrado. La malavita, che colore della pelle non ha, e il racket. Perché non si lanciano pietre contro le case dei mafiosi, di coloro che portano lo spaccio in quei quartiere, contro chi obbliga le persone a vivere nel degrado, a chi si sostituisce allo Stato con illegalità? Perché la malavita è il vero problema. Ma sembra che ci sia una sudditanza psicologica di abita in queste zone verso chi porta il malessere. E lo Stato, invece di andare a parlare nei vari talk show, dovrebbe stanziare fondi per aiutare la popolazione ed essere presente sul serio sul territorio e far capire che non sono dei minorenni impauriti che sono il problema ma chi pone povero contro povero.

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Addio Monti e Class. Due libri per parlare di giovani trentenni.

Usciti entrambi nel 2014 i romanzi “Addio Monti” di Michele Masneri, edito da Minimum Fax e “Class” di Francesco Pacifico, edito da Mondadori, sembrano, ad una prima lettura, due libri speculari. Entrambi ci raccontano di un gruppo di persone che abitano a Roma, o che da Roma si sono trasferiti a New York, sui trent’anni, che si fanno mantenere senza preoccupazioni o pensieri dai genitori e che conosco personalità del giornalismo, della cultura e della finanza nelle feste che danno o a cui sono invitati.

Una generazione di mantenuti e privilegiati, che abitano in una bolla vacua fatta di sentimenti non molto profondi o forse inesistenti. Pacifico parte da una giovane coppia che decide di andare a vivere a New York per inseguire il sogno di lui, diventare un regista di cortometraggi. L’autore si perde in dettagli specifici di vie di Roma e di New York. Non lesina dettagli su quanto i genitori diano in mancette annuali (per esempio 10.000 dollari annui) ai vari personaggi. C’è una descrizione dettagliata di chi sono gli hipster e come vivono, come non-lavorano, c’è molto disprezzo nella descrizione. I rapporti fra fidanzati, genitori-figli, amici sono vuoti. Il denaro e l’apparenza la fanno da padroni. Per Pacifico  chi scrivere di musica su Rockstar o il Mucchio, prendendo 250 euro a pezzo, è sinonimo di mantenuto/arrivista/indifferente in realtà alla musica/un hobby. Quasi tutti i personaggi sono mitomani: si credono importanti, fighi, col giro giusto, si inventano nella loro mente una ipotetica futura autobiografia da far stampare e pubblicare, si considerano importanti. Pacifico odia i suoi personaggi. (l’autore mi lascia un po’ perplessa in un’intervista ha dichiarato “invece di fare l’hipster, fai il mecenate, apri una casa editrice che vende cento copie a libro. la cultura non può produrre reddito. renzi ha torto”, forse l’autore si rispecchia nei suoi personaggi?)

Il libro di Masneri parla anche lui di una certa cerchia di persone che vivono a Roma. Il suo romanzo si svolge interamente alla SMA di via dell’Amba Aradam, il protagonista narra varie vicende ad una sua amica in crisi sentimentale e su che cibi biologici prendere. Anche Masneri parla degli hipster, di chi compra solo MicroMega/Internazione/LImes. Di chi va esclusivamente al Salone del Libro di Torino, al Maxxi e in altri posti considerati cool. Non mancano anche qui dettagli di come vestono tutti, marchi degli accessori e vestiti che servono ad identificare una persona. Sputtana senza alcun ritegno giornalisti, specialmente uno che scrive sul Corriere e che ha fatto carriera scrivendo marchette.

Entrambi gli autori parlano e raccontano persone che esistono davvero, se ne percepisce da come vengono riportati episodi o dialoghi. Provano a imitare nella scrittura autori come DeLillo , Wallace o Wolfe, evidentemente senza riuscirci. O sai scrivere in quella maniera o ne verrà fuori una triste imitazione… Wes Anderson, Woody Allen e altri sono presenti nell’immaginario di Pacifico e Masneri.

Quali sono allora le differenze? Perché i due romanzi parlano sì di un argomento in comune ma non sono per niente uguali. Pacifico, come ho già scritto, disprezza chi narra. Si ha la sensazione che abbia scritto questo libro per sputtanare qualcuno, per irridere persone che esistono davvero e che sa che leggeranno il libro. Non c’è una sola pagina dove non si senta acredine e rabbia e disprezzo. Nessuno si salva. Nel finale, scritto in maniera illeggibile, c’è un barlume di speranza ma sono convinta che sia stata un’idea dell’editor, per dare un po’ di respiro al libro. Non ho letto altri lavori di Pacifico, lo conosco solo come traduttore, e non mi dispiace, ma in questo suo romanzo credo non abbia avuto abbastanza serenità e lucidità durante la stesura.

A differenza di Pacifico, invece, Masneri sa scrivere. Il suo romanzo non è certo un capolavoro ma si legge con piacere. Si ride molto, forse perché ho riconosciuto certi personaggi descritti dall’autore bresciano. In Addio Monti il lettore viene preso per mano e gira in mezzo ai banchi dei surgelati e ai corridoi del supermercato insieme ai due protagonisti e ascolta le storie che essi stanno raccontando. C’è una bonaria presa in giro di alcune macchiette che si possono trovare tutti i giorni in giro per Roma ma ci apre anche una finestra su una certa tipologia di persone che scrivono per giornali o che frequentano determinati salotti mondani. Quando il lettore chiude il libro è soddisfatto.

Non invito certo a comprarli. Però se passate in librerie provate a sfogliarli e vedete che impressione vi fanno. Io li regalerei entrambi a determinati habituè di gallerie o Saloni o Biennali e anche a certi figli dei dirigenti del PD. Potrebbero finalmente leggersi e scoprire il loro essere vuoti e poco interessanti.

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