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La Scozia verso l’indipendenza da Londra?

Il 18 settembre 2014 gli Scozzesi voteranno il referendum per l’indipendenza nazionale. Dopo 307 anni Il Regno Unito potrebbe ridimensionarsi.

Per i sondaggisti gli Scozzesi voteranno per rimanere mentre il primo ministro scozzese, Alex Salmond, è assolutamente sicuro che la sua nazione uscirà dal “giogo londinese”. Se ciò dovesse avvenire sarebbe la seconda frattura più grande per il regno Unito dopo il 1922, quando nacque il libero Stato d’Irlanda.

I nazionalisti scozzesi sottolineano continuamente come con l’indipendenza il popolo sarà più ricco. La campagna per il “Yes” ha lavorato duramente per 18 mesi. Girando per Glasgow i quotidiani e telegiornali mostrano moltissimi manifesti e finestre con adesivi dove c’è scritto “Yes Scotland! No more Tory government ever!” e simili. Anche la campagna casa per casa è stata importante. Incredibile invece come la parte per il “No” abbia fatto poco o nulla. Mentre per il sì il partito che lo sostiene sia in maggioranza il SNP, per il no troviamo laburisti, liberal democratici e conservatori e c’è poca coordinazione tra di loro. Alistair Derling, capo della campagna, un laburista, ha dalla sua parte il mondo degli affari e ha ricevuto un assegno di un miolione di sterline da parte di J.K. Rowling, la creatrice di Harry Potter. Nonostante tutto questo fa davvero poco. Oltretutto gli unionisti non espongono argomenti chiari, semplicemente affermano che i separatisti dicono bugie e inesattezze. Tutto qui. Un po’ poco.

Attriti e guerre tra Scozzesi e Inglesi ci sono sempre stati. In questi mesi si sono ricordate le rivolte del 1320 e del 1745. Ma l’argomento politico e storico che fa più presa e che non è stato mai dimenticato è stata la politica della Thatcher e come ha distrutto l’economia del Nord. Tra il 1979 e il 1981 la Scozia perse un quinto della sua forza lavoro. Quegli anni terribili sono ancora impressi nella memoria. E anche se gli esperti hanno fatto notare che quella politica ha distrutto anche le città inglesi del nord, gli Scozzesi sottolineano come furono loro ad esserne le prime vittime. Da allora i Tories hanno ricevuto pochissimi voti, nel 2010 vinsero un solo seggio dalla Scozia.

Un altro tema forte per chi vuole l’indipendenza è il petrolio del mare del Nord. Dalla fine degli anni ’60, quando il petrolio fu trovato, nacquero dispute tra Edimburgo e Londra su chi doveva gestirlo. Finché nel 1974 Londra decise che era della Scozia, Aberdeen e la zona prosperarono e ancora oggi è la parte più ricca della nazione ma anche uno degli assi nella manica per chi vuole allontanarsi dall’Inghilterra.

Nel 1997, quando Tony Blair divenne primo ministro, diede la possibilità a una devolution scozzese. Ci fu un referendum e il 74% degli Scozzesi votò per un parlamento indipendente (legislazione su scuola, salute e in parte economia); il primo ministro fu Donald Dewar ( se posso dire un grande politico e uomo).

I quotidiani nazionali parlano del referendum quasi ogni giorno. Non è così sicura la vittoria dei no. La nazione è spaccata e sui social sono nate molte fazioni. L’Economist afferma che la Scozia nei primi anni diventerà più ricca per poi diventare fra le nazioni più povere.

Se la Scozia si separerà è probabile che anche Galles e Ulster vorranno un referendum e nel giro di pochi anni addio Regno Unito. Con l’attuale crisi economica non so se convenga alla Scozia questa separazione. Bisogna dire che Cameron, quindi Londra, non ha fatto nulla per convincere gli Scozzesi a rimanere. In ogni caso il 19 settembre sarà una giornata storica. Mi piacerebbe vedere la Scozia libera, non lo nego, ma siamo sicuri che poi la popolazione verrà tutelato davvero e non dovrà invece subire conseguenze nefaste? Manca poco alla risposta.

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