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19 aprile 1943: insurrezione ghetto Varsavia. Non dimentichiamo questi eroi

Come ricordare degli eroi? Come parlarne? Non credo di avere questa capacità ma ci provo. Scrivere per non dimenticare.

Il fascismo e il nazismo sono stati sconfitti come regimi, non c’è dubbio. Dopo il 1945 però si è voluto subito dimenticare e quando negli anni ’50 e ’60 si ritrovavano tra giudici, polizia, militari, dottori, insegnanti coloro che furono nazisti e fascisti, si chiudevano gli occhi, si voleva andare avanti e non pensare più a quello che fu il più grande orrore d’Europa, a quello che alcuni erano stati capaci.

Oggi si paragona l’olocausto a mille ingiustizie del mondo ma purtroppo come l’olocausto c’è stato solo l’olocausto. Si tende a dimenticare anche questo.

Allora mi sembra doveroso oggi ricordare gli ebrei che lottarono contro i nazisti dal 19 aprile al 9 maggio 1943 nel ghetto di Varsavia.

Una delle maggior testimonianze ci è data dal libro di Marek Edelman “Il ghetto di Varsavia lotta” scritto appena finita la guerra. È un libricino che si legge come un soffio ed è una testimonianza senza mitizzazioni o aggiunte gradevoli per il lettore ma usa parole dure e vere, per spiegare quello che avveniva nel ghetto, di come venne prosciugato e di come in pochi provarono ad organizzarsi e a ribellarsi. Eroi pronti al sacrificio contro il Male.

Eroi che non dobbiamo assolutamente dimenticare. I 220 ragazze e ragazzi del ZOB (organizzazione di combattimento). Il 9 maggio Edelman insieme a 40 compagni nuotò nella fogna per trovare la libertà. Egli faceva parte da anni del Bund (lega generale dei lavoratori ebrei che acque nel 1897 a Vilna) ed è grazie  a quella struttura politica se durante gli anni nel ghetto ci fu una certa resistenza organizzata e poi ci fu la possibilità di far fronte ai nazisti.

Alcuni snobbano il testo di Edelman ma bisogna ricordarsi che nel 1945 era un giovane di appena 26 anni che aveva conosciuto l’orrore e sentiva l’urgenza di raccontare e di non dimenticare i compagni morti, i familiari mandati nei campi di concentramento. Non esisteva ancora la cosiddetta” letteratura della Shoah”, anzi non esisteva neanche la parola Shoah. A volte ci sono delle incertezze o delle sbavature ma sono poca cosa, usa un linguaggio socialista da anni Trenta e Quaranta, ma poco importa, è un testo importante.

Il libro si conclude così: “ Il 10 maggio 1943 finisce il primo periodo della storia insanguinata degli ebrei di Varsavia, il primo periodo della nostra storia insanguinata. Il luogo in cui una volta sorgeva il ghetto diventa una montagna di macerie alta due piani. Coloro che sono caduti hanno compiuto il loro dovere fino in fondo, fino all’ultima goccia di sangue. Sangue che è stato assorbito dal selciato del ghetto di Varsavia. Noi, i salvati, lasciamo a voi il compito di non far morire la loro memoria”.

Io non voglio che far morire la memoria, spero che anche voi non vogliate far morire la memoria.

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Anime baltiche, un pezzo di storia d’Europa che non c’è più

Jan Brokken è un giornalista e romanziere olandese, pubblicato in italiana dalla casa editrice Iperborea.

Molto conosciuto e apprezzato in tutto il nord Europa, qui in Italia sta iniziando ad essere conosciuto solo ora, specialmente grazie al bel romanzo “Il giardino dei cosacchi”. Anime Baltiche l’ho letto subito dopo il romanzo su amicizia tra Alexander von Wrangel e Fëdor Dostoevskij. Eppure le due opere sono strettamente collegate e non solo perché autore è lo stesso.

Anime baltiche è indagine giornalistica e romanzo in stile verismo messi insieme. Non lo trovo un controsenso. Per anni l’autore viaggerà tra Estonia, Lettonia e Lituania. Cosa lo spinge? Ci riporta voci e storie di chi non c’è più, vite stravolte dalla rivoluzione d’ottobre e dalla seconda guerra mondiale.

Arriva spesso alla conclusione che camminando per Vilnius e molte altre città di questi Stati manchi qualcosa, manchi una parte delle loro anime ed è per questo che, nonostante la ricostruzione specie negli anni dopo caduta muro di Berlino, le città non stanno tornando alla loro origine, perché manca qualcosa. Cosa manca, cos’è questa mancanza che si sente così forte? La comunità ebraica. Una comunità perfettamente integrata ma spazzata completamente via sia dai pogrom (leggere dei pogrom  del 1905, di cui avevo già letto molti anni fa nella biografia su Irene Nemirovsky, è qualcosa che toglie il fiato) e poi dal nazismo. Quest’ultimo aiutato dal fortissimo antisemitismo che era presente in tutte le popolazioni del nord europea (anche nei polacchi ed ucraini).

Non solo. Brokken ci parla di quella nobiltà terriera di origine tedesca che mai sarà amata dai lituani o dai lettoni e che vedrà la propria cambiata per sempre quando dovrà per forza andare a vivere in Germania, una Germania che se ne fregherà di loro e conosceranno stenti e umiliazioni.

Il giornalista olandese ci racconta di Eizenstein, Romain Gary, Rothko, della moglie di Tomasi di Lampedusa (lei discendente dei baroni baltici e prima psicanalista donna in Italia). È un viaggio doloroso attraverso l’Europa del XX secolo che a causa della violenza e dell’ignoranza cambierà per sempre e mondi diversi che in qualche mondo avevano convissuto verranno spazzati via in maniera inesorabile.

Si arriva al terz’ultimo capitolo e biografia e si scopre il perché Brokken decise di intraprendere questo viaggio e questa ricerca. Parla di Anna Liselotte, madre di una sua amica. Personalità dell’editoria olandese di cui si sa poco. L’amica del giornalsista scopre che la madre era di Tallin prima della seconda guerra, una famiglia di baroni baltici quindi tedeschi. Durante la seconda guerra mondiale scapperanno e la madre da sola arriverà in Olanda. Qui ritroverà solo un fratello. Non parleranno mai del passato. La figlia però decide di portare la madre e lo zio a inizio anni zero del 2000 di nuovo a Tallin e in particolare dove avevano la loro casa. Di nascosto li sentirà ridere e parlare una lingua a lei sconosciuta:l’estone. La madre aveva talmente imparato bene l’olandese che non sembrava neanche straniera.

Il cognome di Anna Liselotte era Von Wrangel ed era la discendente diretta di Alexander Von Wrangel, l’amico di Dostoevskij e protagonista del successivo libro di Brokken.

Vi consiglio di cuore di comprare entrambi i libri, editi da Iperborea.

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