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Dieci anni senza Tiziano Terzani.

Il 28 luglio 2004 Tiziano Terzani ci lasciava. O come avrebbe preferito che fosse detto lasciava il suo corpo materiale.

All’epoca poco me ne importò. Chi era per me? Un uomo vestito di bianco che sembrava un po’ matto e che scriveva a volte per il Corriere della Sera. Avevo quasi 22 anni, molta arroganza, poco interesse per ciò che non concerneva i miei interessi, che mi sembravano superiori ed estremamente più importanti rispetto a tanti altri argomenti. In realtà ero ancora una ragazzina strafottente che non si decideva a diventare donna e si crogiolava nel dare colpe a parenti, a mio padre e ad amici di infanzia per le mie mancanze e il mio poco interesse per il mondo. Allora ero anche molto provinciale. Insomma, non ci avrei azzeccato niente con Terzani.

Mi sono avvicinata a questo che ora considero uno straordinario personaggio, tutt’ora non capito abbastanza in Italia, davvero casualmente, senza un progetto e un desiderio vero. Era il mio compleanno, il ragazzo con cui mi frequentavo era troppo pigro per farmi un regalo (o non aveva molta voglia), entrammo alla Feltrinelli di Vicenza e mi disse di scegliere qualsiasi libro. Potevo prendere un romanzo o un saggio e invece vidi che era stato appena pubblicato “Tiziano Terzani. Un mondo che non esiste più″ dalla Longanesi. Era la raccolta delle fotografie fatte da Terzani durante il girare l’Asia. Lo presi senza un vero perché: forse perché amo la fotografia, forse perché qualcosa mi spinse. ne rimasi folgorata: quelle immagini erano vere e meravigliose e allo stesso tempo era come se provenissero da un altro mondo. Ma ancora ero restia a saperne di più. Ecco come mi approcciai a Terzani: in maniera casuale e anche superficiale.

Finita, grazie al cielo, la storia con il ragazzo, ebbi un periodo di crisi. E in quella crisi iniziai a voler conoscere di più, ad avere altri interessi, ad essere meno provinciale, e così volli capire per davvero chi era Terzani, perché continuavo a volerlo leggere. Così comprai tutti i suoi libri e li lessi in ordine cronologico, da Pelle di leopardo a La fine è il mio inizio, e lessi anche i due stupendi diari della moglie, Angela Staude.

Le sue parole, la sua vita, il suo modo di ragionare mi hanno cambiata. Non esagero nel dirlo. L’ho incontrato al momento giusto: prima o non lo avrei capito o mi avrebbe solo annoiata. Anche le parole di Angela sono stati essenziali per me, a oggi sono ancora un balsamo per certe ferite, mi calmano, mi fanno riflettere, mi aiutano.

Non voglio qui scrivere sulla sua vita o parlare nello specifico dei suoi libri: troverete su internet tutto quello che c’è da sapere. O comprate i suoi libri, oppure andare in una biblioteca e chiedete l’edizioni dei Meridiani curata da Alan Loreti, troverete una cronologia completa e straordinaria.

Da qualche mese è uscito un libro dove vengono riportati stralci dei suoi diari. Ringrazio virtualmente Angela Staude per avere avuto l’intelligenza, ma anche la generosità, di presentarci una parte non conosciuta di Tiziano. Scopro ancora di più un’affinità di carattere e modo di ragionare che mi aiutano a capire cosa mi circonda. E anticipo che parlerò di certi argomenti in post specifici perché voglio approfondire e condividere ciò che ho letto.

Sono dieci che Terzani non scrive più, non ci racconta, non si racconta. Mi manca. A volte penso che potevo andare alle sue manifestazioni sulla pace ma non ci saremmo trovati, forse se ci fossimo incontrati lo avrei disprezzato o ci avrei litigato. E’ giusto così, è giusto averlo incontrato solo ora. Spesso, durante l’anno, quando ho momenti difficili o ho bisogno di una “guida” riprendo in mano i suoi libri. Trovo sempre risposte o consigli. E’ incredibile come avesse capito come si sarebbero svolte certe dinamiche mondiali. Ha purtroppo azzeccato tutto. E’ stata una Cassandra rispettata e stimata ma mai nessuno ha creduto alle sue parole. In questi giorni di commemorazione trovo molte falsità da parte di quei giornalisti e dirigenti di sinistra che un tempo lo snobbarono e ora lo incensano. Ora che è morto tutti possano dire quello che vogliono e come vogliono, perdendo un’occasione di dire verità. Nei ricordi c’è una veloce carrellata della sua attività in Asia (saltando le critiche alla sinistra, i giusti ragionamenti sul fallimento dei regime comunisti ecc), non si parla dell’anno in cui attraversò il mondo senza prendere un aereo perché così gli disse un indovino e il perché, a cosa lo condusse quest’esperienza, ma si arriva subito al suo cancro e alle sue attività sulla pace post 2001. Lo si raffigura come un santone, cosa che a lui non sarebbe garbato per niente. Non si parla poi del suo atteggiamento verso la morte, perché l’argomento è ancora tabù.

Cosa capisce chi non lo conosce? Poco o nulla. Per fortuna la moglie e i figli girano l’Italia parlando e aiutando a conoscerlo almeno un po’. Stasera a Firenze ci saranno concerti e discorsi in suo onore: non so se a lui piacerebbe ma almeno lo si onorerà.

Non sono mai felice di come scrivo. E ancora di più per questo post, visto che parlo di una persona che stimo immensamente. Così tanto da aver scritto una lettera alla moglie e essere in procinto di scriverle un’altra. Non per megalomania o per menarmela con gli amici ma perché c’è un filo che ci unisce e sento di essere capita e guidata e che posso avere un confronto con Angela.

Parlerò ancora di lui qui. Spero di riuscirci degnamente e spero che lui che ora è aria in giro per il mondo legga queste mie povere parole e sia contento e si faccia una risata d’allegria.

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