Category Archives: immigrazione

L’arte di indignarsi non basta più

Siamo un popolo che si indigna con un certa facilità. Dobbiamo far vedere che riusciamo a gonfiare il petto ed avere uno sguardo sdegnato quando succede qualcosa che non va bene. Non importa di che partito politico uno sia o in cosa creda, siamo in questo tutti uguali. L’uso di termini fascisti è scontato spesso da chi è di sinistra: “da prendere a sprangate”, “la polizia doveva menarli”, “rossobruni” e via dicendo, ovviamente chi scrive queste cose sottolinea che lui fascista non è ma bisogna comunque ricorrere alla violenza a volte.

I fatti delle barricate in provincia di Ferrara contro 11 donne e un bambino fanno inorridire.  Questo è ovvio e banale. Notare come lo Stato si è subito piegato alla volontà di quelle barricate lascia basiti. Pessimo precedente per future barricate.

Però non basta mettersi dietro una tastiera e dire quanto si è indignati, questo è talmente logico che non ci aspetta altro pensiero. È però un modo di ragionare  a squadre. Quei cittadini che alzano le barricate sono i nostri avversari, nessuna pietà. Chi si occupa di politica non è da meno dei propri militanti. Il che è completamente sbagliato e dannoso.

L’Emilia vive da più di un decennio un cambiamento forte della popolazione. In realtà tutto il territorio italiano ma prendo ad esempio il territorio delle terre rosse, storicamente molto aperte di mente, accoglienti, luoghi di grandi lavoratori. Eppure nonostante tutte queste qualità non c’è stata integrazione. Gli immigrati, regolari e non, sono arrivati a piccoli gruppi. Non ci sono stati spostamenti di massa così imponenti da creare forti squilibri. Le giunte di sinistra hanno fallito. Tutta la sinistra, lustro dopo lustro, sta fallendo nell’integrazione. Noi (dico noi perché anch’io sono una militante del centro sinistra) non siamo mai riusciti ad integrare o a trovare soluzioni socialiste che aiutassero chi arriva a entrare nel tessuto sociale e chi apriva le proprie porte a capire chi erano questi immigrati.

Sono tantissimi anni che periodicamente vediamo queste barricate, questi scontri. Le periferie romane? Ce ne siamo già dimenticati? Non solo. Più banalmente anche i benestanti della sinistra come scorsa estate caso Capalbio. Ogni volta, con o senza social, ci siamo indignati. I miei primi ricordi delle varie indignazioni della sinistra risalgono al 1995. Così per sottolineare come è tutto ciclico e uguale. Dunque. Cosa facciamo noi della sinistra, paladini della giustizia?

Voglio provocare: vediamo immigrati o chi è finalmente italiano nei quadri di partito? Vediamo gente integrata nei circoli? Chi arriva magari è analfabeta o non è scolarizzato o non ha una mentalità europea, qualcuno può affermare. Dopo dieci anni quindi chi è qui non è riuscito a imparare nulla. Colpa solo dell’immigrato? Non credo. In Inghilterra o in Francia, nazioni in presa anche loro a paure e con una maggiore immigrazione da decenni rispetto a noi, ci sono impiegati/insegnanti/giornalisti ecc di origine straniera ma ben integrati; in quei paesi verso anni novanta si è smesso di integrare ma da loro il problema è più differenza religione (musulmani si integrano meno) e paura legata alla perdita di lavoro, i partiti socialisti hanno per anni cavalcato la paura fallendo su temi populisti e quindi non aiutando né la popolazione né chi arrivava. Da noi è ancora peggio. Non ci sono proprio giornalisti, impiegati, poliziotti ecc. L’immigrato per quanto riguarda lavoro non illegale cosa fa? Badante, fattorino, butta fuori nei grandi centri commerciali e negozi di lusso, autista. Lavori che non consideriamo davvero lavori. Dovremmo, scusate termine, renderli borghesi.

L’ho ripetuto spesso in questo blog quando mi sono occupata di letteratura africana: abbiamo amici stranieri? Nei nostri circoli di lavoro e amicizia vediamo integrazione? Non sono da considerare momenti su immigrazione politici. Parlo della vita di tutti i giorni. La risposta è no. Io conoscerò una decina di donne nord africane, sottolineo che nessuno di loro è velata, sono di origine straniere ma sono più italiane di me, perfettamente indipendenti. Ma sulla percentuale di persone che conosco è nulla.

Chi ha paura. La maggior parte della popolazione italiana ha paura. Lasciata da anni da sola, questo è il dato di fatto, impaurita da giornalisti che non riescono a riportare la realtà ma a sensozionalizzare tutto e basta. Noi, della sinistra…i paladini della giustizia, dovremmo analizzare, territorio per territorio, i problemi e i perché. Andare a parlare! Ad ascoltare! Anche se questo significa in un primo momento insulti e termini fascisti. È normale all’inizio una fase di rabbia. I circoli sul territorio dovrebbero tonare ad essere luoghi di aggregazione e confronto, seppur duro. Non dico che debbano essere stanza in scantinati come negli anni ’70, possono essere anche 2.0 (termine che tanto piace negli ultimi anni). Bisogna portare italiani, nuovi italiani, futuri italiani. Tutti. Ovvio chi non è di fede di sinistra non verrà mai.

Trovo che questa sia una fase storica di grande frattura e cambiamento. O ci rialziamo o affondiamo. E credo che noi del Pd e tutte le altre forza di sinistra possiamo farcela. Torniamo ad analizzare, parlare, ascoltare, confrontarci. Usciamo dalla malattia dell’urlarci contro. Delle squadre avversarie. Torniamo a sporcarci le mani non solo con chi entra di sua spontanea volontà in un circolo o in un’assemblea ma soprattutto con chi ci snobba o odia.

Inutile scrivere mille post indignati. Facendo solo questo siamo allo stesso livello di chi chiamiamo razzisti.

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Ghetto di Stato

Il giornalista Fabrizio Gatti non è nuovo, per le sue inchieste, a indossare una maschera e un costume per mimetizzare e potere vedere la realtà dell’oggetto sul quale sta portando avanti la sua ricerca. Fece finta di essere un immigrato che partiva dalle coste africane o un barbone che aspetta alle porte delle chiese di Roma. Nella inchiesta uscita l’undici settembre sull’Espresso, Gatti si è inventato immigrato nel centro d’accoglienza dei richiedenti asili a Cara in provincia di Foggia. Definisce Cara, come gli altri centri d’accoglienza sparsi per il Paese, “ghetti di Stato”.

Ad agosto, come ho scritto nel post precedente, si è diffusa la notizia di un altro ghetto di Stato, quello di Nauru, isola dello stato australiano. La notizia ha interessato il mondo anglo sassone, America e Inghilterra, ma non molto resto del mondo ed è passata praticamente inosservata in Italia. Quando invece avrebbe dovuto interessarci e molto.

Leggendo l’inchiesta ho trovato enormi affinità con la situazione del campo profughi sulle isole greche degli scorsi mesi. Mi sono informata attraverso il Guardian. Il giornalista che si trovava in Grecia registra il formarsi di bande mafiosi di siriani o afgani, prostituzione, lavoro minorile, assenza di igiene, nessuna sorveglianza. A Cara, seppur con le dovute differenze, è lo stesso.

Esiste una mafia interna, la più forte è quella dei nigeriani, i quali prendono le ragazzine connazionali e le fanno prostituire tutte le notti, anche con poliziotti italiani. La maggior dei residenti, gli uomini in forze, lavorano dalle tre del mattino alle dieci di sera nei campi pugliesi, non si sa se e quanto vengano pagati, di sicuro i braccianti non passano assolutamente nulla, neanche l’acqua. Le violenze sono quotidiane. I soprusi pure. Mancanza di igiene, anche nelle docce, è totale. Decine e decine di cani girano per il campo. Sporcizia ovunque. Una moschea abusiva tiene svegli tutta la notte per colpa delle preghiere, è gestita da afgani, i quali non dicono perché sono lì e da dove vengano.

Fabrizio Gatti afferma che lo Stato, la polizia, lì non ci sono. Non se ne curano. Gli appalti che vengono fatti per la gestione del centro, che cadono puntualmente in mano o alle Coop o alle associazioni cattoliche, servono solo a dare soldi. Soldi che è evidente non vengono utilizzati per dare dignità agli immigrati. Il giornalista nell’articolo sottolinea come in Germania nel primo anno gli immigrati sono obbligati a fare un corso per imparare il tedesco, riescono così non solo a integrarsi ma conoscono anche com’è la vita in Germania. Qui da noi, dichiara Gatti, sanno a malapena l’italiano, non sanno nulla di cosa significa vivere in Italia. Rimangono, dopo lo sbarco, analfabeti o ignoranti, maltratti, sfruttati. Questo è un dato importante che sottolinea la nostra miopia sul futuro loro e del nostro Paese. Si parla di integrazione, che dovrebbero integrarsi, ma come possono farlo se lo Stato fallisce miseramente nel dare strumenti e aiuto?

Mi chiedo se siano davvero utili le varie missioni umanitarie, fatte da tante associazioni, soprattutto cattoliche, in medioriente o in Africa. Spesso si mandano uomini e donne che non fanno assolutamente nulla di concreto o utile, e conoscendo il mondo cattolico si mandano e si fanno lavorano nelle associazioni raccomandati. Il vero bisogno primario è qui, in Italia e ci vorrebbe personale almeno un minimo qualificato. E immagino in Francia lo sia a Calais, in Spagna nei vari centri e così via. Anche oggi il Guardian pubblica un articolo di approfondimento sugli immigrati sbarcati sulle coste italiane. Storie atroci. Essere umani che hanno vissuto l’inferno e poi qui abbandonati a loro stessi. L’articolo del Guardian potrebbe essere completato da quello di Gatti.

L’inchiesta di Fabrizio Gatti è solo la punta dell’iceberg di un inferno che non potrà che peggiorare. Incredibile come di fronte a queste inchieste, esattamente come per Nauru, ci sia l’indignazione di un giorno e poi il silenzio più pericoloso.

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Nauru. 20.000 files sull’orrore del centro detenzione immigrati australiano

Nauru è una piccola isola a nord est delle isole della Papua Nuova Guinea e fa parte della giurisdizione australiana. Su quell’isola si trova il centro di detenzione per immigrati. Vi vengono mandati tutti coloro che arrivano illegalmente in territorio australiano.  La durata di detenzione varia ma i tempi sono estremamente lunghi.

Da circa un paio d’anni, se non di più, arrivano storie agghiaccianti sulla situazione igienico sanitaria dell’isola e sulle condizioni degli ospiti ma è sempre stato messo tutto a tacere. Nell’aprile 2015 il ministro dell’immigrazione, Paul Detton, a causa delle accuse sempre più insistenti, fece una conferenza stampa dove affermava che le condizioni del centro erano eccellenti e non c’era motivo di intervenire.

Il centro di detenzione costa ai cittadini australiani 1,2 miliardi di dollari australiani all’anno.

A inizio agosto di quest’anno il Guardian esce con una serie di articoli allarmanti, parla dei “Nauru files”. Ventimila files dove vengono raccontate atrocità oltre l’inimmaginabile. Violenze e abusi feroci specie su donne e bambini, di qualsiasi età. Anzi. Sono i bambini tra i 3 e i 13 anni, a subire le peggiori violenze. Solo i racconti sui bambini transitati tra il 2014 e il 2015 sono 8000 pagine. Gli abusi sessuali, le sevizie, le torture (psicologiche e fisiche) sono descritti nei minimi particolari. Leggerli, il Guardian ne ha riportati alcuni e meno pesanti, fa venire la nausea. Sia uomini e donne che si occupano del campo ricattano sessualmente, violentano, picchiano i bambini, le ragazze  e le donne. Gli aguzzini sono personale pagato dai contribuenti australiani e non si fanno scrupoli,

Alcuni bambini arrivati in Australia hanno raccontato alcuni episodi. Altri per il semplice bisogno di dover andare in bagno credevano che bisogna accoppiarsi con il maestro o la maestra, solo per andare in bagno. Tutto questo e le conseguenti denunce da parte di molti insegnanti hanno portato l’attenzione su questi files.

Non solo. Le condizioni igienico sanitarie sono così pessime che ogni detenuto ha almeno una malattia. E non vengono curati. Ci sono i medici. Ma non lavorano, non visitano i detenuti, non li curano. Eppure vengono pagati. Ovviamente non denunciano. Sono moltissimi i casi di detenuti che impazziscono o che desiderano suicidarsi. I bambini costantemente abusati soffrono di gravi allucinazioni.

Gli stupri sulle donne sono la norma. Una donna che denunciò a un volontario l’assalto subito venne mandata via e le fu raccontato che in Australia lo stupro è una pratica comune e che non si viene puniti!

Il governo australiano ha sempre saputo tutto questo perché dall’ottobre 2013 riceve i files ( i quali sono compilati dagli stessi operatori che lavorano nel campo). Eppure i ministri e i portavoce hanno sempre negato.

Il Guardian ha alzato il velo e mostrato al mondo un pezzo di inferno in terra. Dopo la grande attenzione suscitata appena gli articoli vennero pubblicati, è calato di nuovo il silenzio. Ed è passato appena un mese. Se si vanno a leggere i quotidiani australiani se n’è parlato appena.

Il tema immigrazione ormai è un tema che riguarda quotidianamente il nostro presente. È un tema che va affrontato con lucidità e umanità. Gente che scappa da fame, dittature, guerre e viene accolto come una bestia. Medici, operatori culturali e sociali, guardie che abusano tutti dei detenuti. È forse possibile tollerare tutto questo? Eppure non ho sentito un solo richiamo al governo australiano, che anzi sembra lavarsi le mani e negare come un asino di fronte all’evidenza. È accettabile? Possiamo accettarlo?

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Schiavitù moderna

Una delle piaghe che ancora affliggono l’umanità è la schiavitù. Pensiamo che in epoca post colonialistica sia impossibile trovare traccia di schiavi. Invece leggendo semplicemente i giornali veniamo a conoscenza di ingiustizie insormontabili. In Arabia Saudita vengono sequestrati i passaporti e uomini attirati con false promesse i quali poi si ritrovano a essere pagati magari una miseria, lavorano ore interminabili in condizioni impossibili, senza alcun diritto. Come in molti paesi asiatici. Nelle miniere africane. E senza andare oltre i nostri confini, per esempio nei campi a raccogliere pomodori nel nostro Meridione. Al mondo ci sono ancora milioni di schiavi e, come è sempre stato, gli schiavi sono invisibili ai nostri occhi.

Forse una delle forme di schiavismo meno invisibili è la prostituzione. Quello che viene definito, definizione per me nata dagli uomini e non delle donne, il lavoro più antico del mondo è una delle più grandi forme di schiavitù a cui parte dell’umanità non sembra voler porre fine.

Disgraziatamente con conflitti e guerre la prostituzione aumenta e le vittime cadono in questa tortura senza poter far nulla. Qualche giorno fa ho letto sul Guardian di quello che da poco è stato scoperto in Libano. Donne siriane che scappavano dalla guerra, purtroppo la maggior parte senza la famiglia o un uomo accanto, sono state obbligate in Libano a prostituirsi in condizioni disumane e atroci. Sono state trovate in una periferia di una città libanese 75 donne ma si pensa che le vittime siano in questi due anni di guerra molte di più. Venivano tenute in casa al buio, torturate, obbligate ad avere almeno dieci clienti al giorno e fatte uscire solo per cure mediche e aborti, i quali in un anno sono stati 200. Duecento aborti in un anno. Il comandante della polizia libanese che ha liberato le donne ha parlato di vera e propria schiavitù. La rete di traffico umano era, ed è, molto vasta e articolata. A imbrogliare le donne siriane erano i loro stessi connazionali, i quali promettevano lavori in bar o ristoranti come cameriere. Sceglievano le donne senza famiglia che potesse interessarsi a loro o senza un uomo accanto.

Grazie al coraggio di otto donne che sono riuscite a fuggire, la polizia ha potuto liberare le altre. Alcune erano rinchiuse da circa due – tre anni. In Libano ora si parla molto di questo caso. Purtroppo con la guerra in Siria ancora in corso la situazione non sembra migliorare.

Quando leggevo la notizia provava rabbia e frustrazione. Pensavo a queste donne che scappavano dalla guerra e dall’ Isis e invece approdavano comunque all’inferno. Il pensiero andava poi alle donne che aspettano di attraversare il Mediterraneo e nell’attesa purtroppo subiscono violenze. Pensavo a tutte le atrocità che in realtà ogni giorno leggiamo.

Nel 2016 non siamo ancora capaci non solo di affrontare queste migrazione e non siamo capaci di porre termine a conflitti sia in medio oriente che in africa., ma ancora non sappiamo trovare una soluzione a questo schiavismo 2.0 che però ha tutto il retrogusto amaro dell’antichità. Dopo la Rivoluzione Francese e la nascita dei diritti dell’uomo, dopo la creazione dell’Onu, dopo la fine del colonialismo sembra che non abbiamo imparato poi molto. Anzi davvero poco.

Chiudo ricordando che i due terzi di chi scappa o è scappato dalla Siria è costituito da donne e bambini. Donne e bambini. Ricordo anche che le donne e i bambini sono coloro che meglio si integrano in una nuova società. Forse bisognerebbe iniziare a fare un minimo di ragionamento serio su quello che sta accadendo e quello che bisogna fare.

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Sulle aggressioni contro le donne a Colonia a capodanno

Credo che molti avranno letto la terribile e scioccante notizia di un centinaio di donne ( e forse più) assalite, toccate, insultate e derubate la notte di capodanno a Colonia in Germania da parte di mille e più uomini di origine araba e nordafricana. Con il passare dei giorni si è scoperto che episodi simili sono avvenuti anche ad Amburgo, in Finlandia e in Svezia.

Questo pomeriggio si è dimesso il capo della polizia di Colonia a causa dell’inadeguatezza del suo compito quella notte e nei giorni successivi. Politici e poliziotti brancolano nel buio. La sindaca di Colonia si è coperta di ridicolo suggerendo alle donne di stare vicino al muro, andare in giro con un uomo, non essere isolate e avere uno “spazio di protezione che misura un braccio”. Ma che consigli sono?  Quando decine di uomini formano un cerchio intono a te e ti toccano che tipo di spazio di protezione puoi avere?

I due problemi enormi sono: 1) immigrazione 2) violenza contro le donne.

1) In Germania sono arrivati un milione di profughi. Io penso e credo che però il problema immigrazione qui c’entri poco. Noi europei facciamo bene ad accogliere i rifugiati. Vorrei che la gente si informasse bene su cosa sta avvenendo in medio oriente. Questo però non giustifica minimamente cosa è venuto. E che, come riportano molti quotidiani, le vittime si sono sentite dire dai loro aguzzini che erano siriani ma qui il problema è un altro. Altre venivano chiamate puttane ecc in tedesco. Dubito che i siriani sappiano tutti il tedesco. Evidentemente erano arabi già da tempo in Germania. Quindi era un mix tra nuovi arrivati e chi è già residente. Questo mi porta al secondo problema, per me quello principale e vero.

2) Questo caso della notte di capodanno fa emergere come la violenza contro noi donne sia ormai un problema che deve essere affrontato una volta per tutte. Chi è musulmano viene da una cultura fortemente sessuofoba e misogina. Con l’alcol e con una libertà impensabile nei loro paesi, i maschi di fede musulmano fanno quello che farebbero nei loro paesi se potessero (non li sto giustificando). Perché le donne musulmane anche se portano il velo vengono molestate! Le femministe di fede musulmana spiegano come una donna può essere molestata anche a La Mecca, per fare un esempio.

I nostri uomini però non sono santi e lo sappiamo benissimo. Basta leggere i dati sulle violenze contro le donne. Vedere gli insulti e i comportamenti che fanno per strada. Qui in Europa non viviamo in paradiso. Anche nelle più civili nazioni come Germania o paesi scandinavi le donne vengono picchiate e/o violentate, specialmente dai compagni. Unica differenza hanno una legislazione più seria e una maggiore educazione civica rispetto a noi.

Ora le donne europee dovranno affrontare violenza privata e una violenza di tipo nuovo in strada. La quale però non è così nuova perché, come ne ho già parlato nel vecchio blog e qui, in Inghilterra, da quindici anni circa, esistono purtroppo gruppi di pakistani/asiatici del sud est che a gruppi violentano sistematicamente donne giovani e inglesi. Negli scorsi anni questi gruppi andavano nei centri per adolescenti con problemi. Siccome la sorveglianza, si è scoperto, è quasi inesistente riuscivano a convincere giovani ragazze a seguirli. Le tenevano prigioniere per alcune settimane e le facevano prostituire in appartamenti. Qui erano costrette ad avere rapporti con 50/60 uomini al giorno. Poi le riportavano nei centri. Si è scoperto questo orribile giro di prostituzione grazie alla denuncia di alcuni assistenti sociali (quelli che ancora sanno fare il loro lavoro). Al processo gli aguzzini si giustificavano dicendo che non si sentivano in colpa in quanto erano donne non musulmane e quindi senza valore.

Ecco. C’è qualcosa di perverso e malvagio in tutto questo. Credo che siamo di fronte a un nuovo tipo di violenza. Questo problema però non deve cadere nelle mani dei razzisti e della destra. Chi è di sinistra deve finalmente capire che ci vuole più giustizia e salvaguardia per noi donne. Abbiamo il diritto di camminare tranquille per strade, come un uomo, e poter dormire tranquille anche a casa. Per chi viene da una cultura fortemente misogina fare subito dei corsi di integrazione seri! A cui devono partecipare soprattutto gli uomini ma anche le donne e i bambini per capire i loro diritti, non deve esserci nessun tipo di ghettizzazione.

Infine mi ripeto. Non si può dire a noi donne di coprirci di più o non camminare da sole. Il medioevo è finito da tempo. Si deve aprire un dibattito veloce e serio e trovare subito formule pratiche da applicare. Specialmente qui in Italia. Ma ammetto di essere molto sconfortata in quanto vedo che siamo più interessati a una bestemmia vista in televisione e ai guadagni di un film.

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L’assordante rumore delle parole. Un breve pensiero su quello che è successo in Francia.

La morte non fa rumore. La morte è qualcosa di atroce ma normale che entra come un pugno nello stomaco nella vita. La morte porta via o conduce da qualche altra parte senza troppo caos. Il contorno no, il contorno è quello che fa rumore.

Sulla morte delle vittime del giornale satirico Charlie Hebdo e sugli ostaggi del negozio kasher si sta dicendo davvero di tutto. Il rumore delle parole in questi giorni è così assordante che non riesco a  formulare un mio personale pensiero. Il bisogno quasi compulsivo di dover dare opinioni, litigare su il perché e per come della vicenda, dover dire e dire e dire qualsiasi cosa ci passa per la mente in questi giorni è davvero incredibile.

La vicenda ha poi portato alla ribalta tantissimi argomenti tutti importanti e di cui bisognerà davvero parlare e confrontarsi: il terrorismo (anche di radice islamica), la libertà di pensiero e di satira, l’integrazione, l’antisemitismo sempre più dilagante ma che si nega che esista, la politica internazionale e quello che si sta facendo in medio oriente. La violenza, l’orrore, di quello che è avvenuto ci porta per forza a riflettere su tutto questo e ci fa capire l’urgenza, specialemente all’interno della sinistra europea di dover capire e agire su tutti questi aspetti.

Io non so bene che dire. Sia mentre vedevo i notiziari su Charlie Hebdo e sia ieri mentre vedevo i due blitz a Parigi provavo solo angoscia e orrore. Pietà per i terroristi (vittime anche loro), preoccupazione per gli ostaggi. Pensavo anche ai nigeriani, duemila persone, massacrati a casa loro e mi chiedevo come mai noi non ci interessiamo davvero a questi attentati terroristici in Africa.

Quello che mi auguro è che non si fomenti l’odio, specialmente quello religioso. Che tutti collaborino per far vedere che noi siamo più forti e potenti rispetto a coloro che ci vogliono mettere paura.

Trovo importanti tutte le manifestazioni di solidarietà che si terranno tra oggi e domani. La gente normale e che ama la pace va in piazza e dimostra che tutti uniti possiamo essere fortissimi.

Ora che i tre terroristi sono morti però non dobbiamo dimenticare, come spesso succede, tutti i proclami per la libertà di satira e di parola, non dobbiamo di nuovo rinchiuderci nei nostri recinti provinciali ricominciando a fregarcene e usando come paravento il rumore assordante di mille parole dette in maniera vuota. Dobbiamo agire.

Agire in maniera pacifica e concreta, magari parlando di meno ma ragionando di più. Il terrore non vincerà.

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Perché chi si sente escluso non se la prende con chi lo pone in quella condizione?

A Tor Sapienza, quartiere di Roma, il malcontento non è sentimento nato da pochi anni ma è presente da molto tempo. La mancanza di infrastrutture, uffici, negozi di alimentari, pochi mezzi pubblici hanno esasperato gli abitanti del quartiere. Il tutto enfatizzato dalla crisi economica che maggiormente ha colpito chi vive in zone periferiche. I problemi ci sono eccome, se la gente si lamenta su certi argomenti ha ragione. La latitanza della politica non ha certamente aiutato. I rappresentati sia di destra che di sinistra poco sono andati in quella zona. Questo non spiega le violenze e le ingiurie razziste che alcuni abitanti hanno manifestato nei confronti di immigrati minorenni, i quali sono spesso lasciati a loro stessi, con pochissimi aiuti. Quello che alcuni giornalisti hanno notato e su cui anch’io ho riflettuto sopra è il perché non ci siano rivolte popolari, specie di quelle così abbandonate, contro chi ha portato il degrado. La malavita, che colore della pelle non ha, e il racket. Perché non si lanciano pietre contro le case dei mafiosi, di coloro che portano lo spaccio in quei quartiere, contro chi obbliga le persone a vivere nel degrado, a chi si sostituisce allo Stato con illegalità? Perché la malavita è il vero problema. Ma sembra che ci sia una sudditanza psicologica di abita in queste zone verso chi porta il malessere. E lo Stato, invece di andare a parlare nei vari talk show, dovrebbe stanziare fondi per aiutare la popolazione ed essere presente sul serio sul territorio e far capire che non sono dei minorenni impauriti che sono il problema ma chi pone povero contro povero.

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Immigrazione. Pietismo e xenofobia: due facce della stessa medaglia.

E’ da metà degli anni ’90 che si parla in continuazione del tema immigrazione e come arginare queste onde umane che si infrangono sulle nostre coste. In ormai vent’anni e passa il problema non è mai stato affrontato in maniera concreta. Molti ci hanno provato, annegando nell’immobilismo della politica italiana, nel suo voler procrastinare. Si sono poi create due facce della stessa medaglia: un ipocrita pietismo e un feroce e sordo xenofobismo. Entrambi non aiutano né chi arriva né chi deve accogliere. Il livello di immigrazione è diventato alto e difficile da gestire, inutile negarlo. Dover accettare tutti e subito non è possibile (il pietismo di certa sinistra che non capisce minimamente che non ci sono strutture ecc è pazzesco, il dover dire che sono tutti santi e buoni e unire vari gruppi di immigrati è stupido), dover dire “non voglio nessuno” è assolutamente idiota e anacronistico (il razzista che dice questo non ricorda la storia italiana, solo per dirne una).

Vedendo quello che sta avvenendo in queste ultime settimane a Milano, per quanto riguarda i profughi siriani, ci deve far capire che devono partire progetti concreti e celeri per aiutare chi arrivare. Inoltre bisogna assimilare assolutamente l’idea che nessuna grande immigrazione è stata mai respinta, basta leggere dei libri di storia. Il popolo che si muove ha motivazioni più urgenti e potenti di chi cerca di arginarli. Dobbiamo attrezzarci, far capire a chi arriva che integrarsi con le nostre leggi e la nostra cultura non significa perdere la propria ma favorisce una pacifica convivenza. Eliminare la retorica pietista che danneggia enormemente tutti perché impedisce da creare cose concrete. E infine non bisogna che la gente si faccia prendere dalla paura, anzi cercare di combatterla.  Integrare con intelligenza: è questo che bisognerebbe fare subito.

(So perfettamente che dovrei parlare dei centri d’accoglienza, dell’Unione Europa su cosa fa e cosa non fa ecc. ma mi pare che mettere così tanti temi in un unico topic sia esagerato e contro producente nell’introdurre l’argomento).

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