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Un po’ di poesia. Itaca di Costantino Kavafis

Nel mio vecchio blog ero solita trascrivere moltissime poesie. In questo non lo faccio perché sono cambiata e perché il taglio che do a questo blog è completamente diverso dall’altro. Anche se poi si tratta sempre di esprimere e condividere i propri pensieri.

Sto attraversando un momento, che so che sarà solo un momento, non facile. Incredibile come parole che trovo in romanzi, saggi,  poesie mi aiutano a riflettere e a volte a rasserenarmi. Credo che i migliori amici della mia vita da figlia unica ed egoista siano i libri che però hanno una vita loro e sono pieni di energia. Stasera mi è tornata in mente questa famosissima (almeno per me) poesia del grande Kavafis, che però qui in Italia non è molto conosciuto. Allora ho deciso di riportarla qui, perché anche se Istantanee Variabili non ha niente a che vedere con Elisabetta is not an angel parlo comunque di me.

Consiglio prima della lettura della poesia: so che comprare libri di poesia sembra inutile ma fatelo. la lettura è più lenta, più riflessiva ma stupenda seppur diversa.

ITACA

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,

fa voti che ti sia lunga la via,

e colma di vicende e conoscenze.

Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi

o Poseidone incollerito: mai

troverai tali mostri sulla via,

se resta il tuo pensiero alto, e squisita

è l’emozione che ti tocca il cuore

e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi

né Poseidone asprigno incontrerai,

se non li rechi dentro, nel tuo cuore,

se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.

E siano tanti i mattini d’estate

che ti vedano entrare (e con che gioia

allegra!) in porti sconosciuti prima.

Fa scalo negli empori dei Fenici

per acquistare bella mercanzia,

madrepore e coralli, ebani e ambre,

voluttuosi aromi d’ogni sorta,

quanti più puoi voluttuosi aromi.

Rècati in molte città dell’Egitto,

a imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.

La tua sorte ti segna quell’approdo.

Ma non precipitare il tuo viaggio.

Meglio che duri molti anni, che vecchio

tu finalmente attracchi all’isoletta,

ricco di quanto guadagnasti in via,

senza aspettare che ti dia ricchezza

Itaca t’ha donato il bel viaggio.

Senza di lei non ti mettevi in via.

Nulla ha da darti più.

E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso.

Reduce così saggio, così esperto,

avrai capito che vuol dire un’Itaca.

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Correre dietro a se stessi.

In giornate in cui non so bene dove sto andando, mi torna in mente il video dei Radiohead quello di No Suprises, dove il cantante passa tutto il video con la testa dentro una boccia per pesci rossi che a poco a poco si riempe d’acqua. Faccio similitudini e ho ricordi molto 90′s, lo so. Il problema è che mi sono accorta che sono mesi che non ho una bussola regolata sul nord. Mi perdo per un nonnulla, faccio e dico e scrivo cose che non mi rispecchiano per niente, eppure insisto. Ormai è diventata una mia droga, devo avere la mia dose quotidiana di comportamenti che non sono da me, altrimenti le ore del giorno mi sembrano andate perse. Mi costruisco un’immagine di me per chi viene dall’esterno che è falsa al 90%, non dico bugie ma ho comportamenti non miei. Non con tutti ma con parecchi mostro questo. Forse è la mia armatura, forse è un modo in età adulta per poter a un certo punto “ok, ora che ho rotto posso andarmene e lasciami da sola per favore”. Questo mio atteggiamento mi ha un po’ stufato, anche se ora sono così non è per niente colpa mia. Sono esperienze umane orribili che mi hanno per ora trasformata come sono in questo periodo della mia vita.

Non so se vi capita mai quando siete in giro di innervosirvi moltissimo senza motivo, io non ho patente ma voi forse voi sì e allora non vi capita di bestemmiare o più educatamente suonare senza motivo al prossimo quando siete in macchina? Oppure non vi capita di avere sempre un passo super accelerato, correre sempre da qualche parte senza motivo e pur sapendo che non c’è bisogno di correre che si può essere più tranquilli? Sono momenti in cui mi sembra di avere la testa dentro una boccia d’acqua per pesci rossi. E non trovo soluzioni. In realtà credo che tutta questa fretta, questa ansia, questo coprirsi con un’altra immagine non sia altro che un modo di correre dietro noi stessi. Al nostro vero io che ci aspetta fiducioso da qualche parte e che sa che stiamo prendendo vie lunghissime e contorte, quando invece sarebbe tutto più facile.

Ma onestamente, diciamocelo: a chi piace la via facile? O a chi piace mostrare davvero com’è? Non a molti. Vedo teste che scuotono ma fatevi un cacchio di esame di coscienza. Appena mi interessa una nuova persona, amica o conoscente o salcazzo, ecco che dopo un certo periodo mi trasformo e lo allontano in tutti i modi. Non posso perdere tempo a relazionarmi e mostrarmi così come sono ma devo perdere tempo a correre dietro a me stessa e sentirmi male e scegliere la strada più difficile. Che poi con gli amici di lunga data o fidati non faccio così e allora da cosa mi proteggo? Di cosa ho paura così tanto da farmi mancare l’aria?

Non ho risposte perché ora come ora sono così e non vedo ancora vie d’uscite. Però prima o poi smetterò di correre, di camminare veloce con la scusa che fa stare in forma, ricomincerò ad avere pazienza e a voler ascoltare e conoscere davvero chi mi sta di fronte e non solo a essere una stronza egoista.

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Memorie digitali che svaniscono

Ammetto con molta franchezza che non è un periodo molto positivo. Inizio a risentire di un anno non negativo o orribile ma pesante. Avrei bisogno di ricaricare le batterie del cervello e dell’anima. Ma tempo non ce n’è. Vorrei almeno che entro dicembre accadesse qualcosa di estremamente positivo o che mi ridia un po’ di fiducia. Ma ragionando mi accorgo di quanto sono fortunata a conoscere gente nuove, provare ad avere fiducia negli altri, credere in qualcosa. Non tutti hanno questa fortuna e la forza di rimettersi sempre in gioco. Sono giorni in cui lo stress per certe situazioni si fa sentire enormemente e ci sono ore di sconforto in cui mi piacerebbe almeno piangere. Ma non riesco a fare neanche quello. Non sento la necessità ora di farmi prendere dallo sconforto. Non credo di meritarmi persone che feriscono e sentimenti ostili. Non voglio provare tristezza, malinconia, sintomi da depressioni. Mi piacerebbe invece combattere per essere un po’ felice.

Certo da ieri corro un po’ dovunque perché sono successi alcuni fatti seri e anche quando mi siedo un attimo la testa continua a frullare continuamente, non mi riposo. Quindi ho avuto cinque minuti di sclero quando stamane presto il mio fedele cellulare ha deciso di prendere la strada del pre pensionamento. Maledizione! mi son detta, ora non ci voleva. Ho considerato il fatto di cambiarlo subito in quanto era già da mesi che volevo comprarne uno nuovo ma diciamo la verità: rispetto ad altro per me un cellulare conta poco o nulla e quindi procrastinavo la nuova spesa tecnologica. Vado in un negozio dove la gentilezza non esiste ma trovo il nuovo cellulare a un prezzo super scontato, sono contenta. Poi tornata a casa e cambiata sim mi è salita un po’ di malinconia. Dannazione.

Tutti gli sms, le conversazioni di whatsapp e le foto che si trovavano nel vecchio cellulare sono rimasti nel vecchio cellulare. I numero di telefono rimasti erano una manciata. La mia memoria digitale di tre anni e mezzo è scomparsa. Avevo provato settimana scorsa a scaricare almeno le immagini ma non c’ero riuscita. Impedita che sono. Mi era già successo nel 2011 di perdere tutto…poco mi importò all’epoca non so perché. Ma oggi il non ritrovare nulla mi ha sconfortata. Non che ci fossero scritte chissà che storie, che avventure, che parole. Però mi è dispiaciuto e mi ha fatto rivalutare il fatto che scrivo ogni giorno un diario, non come quello delle medie, scrivo idee, opinioni, recensioni di persone/libri/cose che ho visto e via dicendo. Registro quello che penso e che vivo come si faceva un tempo. E mi sentivo obsoleta. Invece qualcosa rimane. Perché mi butti così giù per delle stupide foto non so. Mi sento molto sciocca, specialmente in questo periodo dove le priorità e i problemi sono ben altri. Forse la delusione anche di vedere come la tecnologia non ti protegga sempre dalla perdita. Come tutto possa sfuggirti via in un attimo. Da domani farò altre foto, scriverò altre conversazioni, farò altro. Ma saprò che verrà registrato su questo nuovo smartphone solo per una frazione minima della mia vita. Dovrò imparare a ricordare col cuore. Non ci sono più scuse.

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Stare accanto.

Stamane volevo scrivere delle sentinelle in piedi, delle tessere del PD. E invece scriverò su uno dei lati dell’amicizia: l’esserci l’uno per l’altro.

Non è sempre facile stare vicino a qualcuno. Un compagno, un amico, un conoscente a cui si è già affezionati, un parente. A volte si crede di conoscere molto bene la persona che ci è accanto, di sentirla nostra, saper anticipare le sue azioni, che non ci si rende conto che o si sta sbagliando qualcosa o non si sta cogliendo messaggi indiretti.

Nell’epoca dei social network può capitare che una frase, un commento, un messaggio vengano fraintesi oppure si pensa che i social siano perfetti per tenere in piedi un’amicizia o un rapporto di qualsiasi natura, senza doversi mai vedere. Non è così.  Il vedersi, l’interagire fisicamente è ancora importante, se non basilare. E bisogna sempre cercare di essere il più chiari possibile quando si scrive. Certo, facebook e twitter diventano strumenti utili quando hai voglia di sentire qualcuno senza però vederlo per paure/incertezze/pigrizia. Oppure puoi tenere in piedi mille conversazioni e rapporti virtuali senza prendere responsabilità fisiche ma allo stesso tempo sei contento perché hai la percezione, che però è illusoria, di essere circondato da una quantità infinita di amici, puoi avere tutte le attenzioni che il tuo ego vuole…tutti quei like e commenti e messaggi in privato: tanto amore virtuale senza dover dare niente in cambio. Ma è stare accanto? E’ avere qualcuno accanto?

E’ difficile stare vicino a qualcuno. Specie se in passato hai dato tanto e sei stato ferito. C’è chi corre a perdifiato dietro a tutti, pensando che è giusto così o che se non sei tu gli altri non si faranno sentire o per tutta una serie di motivi. Corri, corri, corri. Ma poi ti devi fermare, anche solo per te stesso e poter riprendere fiato, e guardare se all’altro davvero interessi come persona, se c’è la stessa attenzione seppur dimostrata in maniera diversa. Non basta il messaggio di whatsapp o la faccina via facebook per stare accanto.

Personalmente ho sempre molto paura di essere fregata, di nuovo. Non in amore, dove sono arrivata a una certa rassegnazione e dove ho notato che tanto, prima o poi, ti riprendi, ma in amicizia. Do sempre molto. A chiunque. Non importa chi ho davanti, se decido che quello è un mio amico, non ho più problemi. E provo a stare accanto e dimostrare a chi do le mie attenzioni che non è solo, che può contare su di me. Ovviamente non sono l’unica che fa così.

Ho notato però che le mie energie diminuiscono sempre di più col passare degli anni e delle delusioni. Possibile che chi da tanto è poi chi non riceve niente indietro? Non un “com’è andata ieri” o ” come stai” domande banali che però sono indice che sei nei pensieri di qualcuno, che ti vuole bene, che è tuo amico. Evidentemente più dai meno meriti, così la penso nei momenti di sconforto.

Poi ci sono casi particolari e che giustifichi molto. L’amico che è in crisi (e che magari non riesce a capire da solo quanto sta male o quanto “non c’è”). Che non riesce a vedere oltre il suo naso, che si rinchiude in se stesso e non vuole nessuno ma non lo dice ma se sei bravo lo intuisci. Quell’amico che vedi sui social che si rende un po’ ridicolo e ti chiedi perché faccia così, che cosa vuole dimostrare e sai che ha bisogno del tuo aiuto ma non forse non ha voglia. Forse ha voglia di avere cento amici superficiali che gli danno più emozioni ma senza dover dare niente in cambio. E loro sono meglio di te perché tu amico che lo capisci e gli stai accanto chiedi qualcosa comunque indietro e spesso la gente non ha voglia di mostrarti niente. Mi chiedo: chi sta male, chi affronta un periodo super stressante, si accorge che ferisce chi ha davanti? Per alcune mie amiche no, chi sta male sta male, non ha certe percezioni, punto. Io non sono d’accordo. Mi è capitato un periodo no ed ero molto frustrata e me la sono presa con un’amica: dopo dieci minuti mi sono accorta che l’avevo ferita deliberatamente e me ne sono vergognata e poi mi sono scusata. Tu sai quando ferisci, lo sai sempre.

E’ facile, non richiede impegno, essere egoisti, stronzi, avere rapporti virtuali. Attenzioni a costo zero. Ma poi? Si è davvero soddisfatti?

E’ difficile a volte stare accanto a qualcuno. Eppure siamo essere umani e i rapporti con gli altri sono essenziali. Siamo animali sociali. Io ci provo a dare il meglio di me ma sono sempre più stanca. Ho sempre più paura di non riuscire più a costruire rapporti sinceri e duraturi, ho paura di essere messa da parte per cazzate o momentanee paure. Come si fa a stare accanto, ad essere amica, pensando queste cose? Come si fa ad non influenzare negativamente il rapporto. E poi: è da egoisti chiedere qualcosa in cambio?

Si parla dell’amicizia, del rapporti degli altri fin dagli antichi greci. Credo che instaurare un rapporto, specie in età adulta, sia sempre bello e stimolante. Su quale la soluzione per fare funzionare tutto penso che non ci sia risposta, neanche nei libri classici troviamo risposta. Forse l’unica è volere stare accanto in due, perché volerlo da solo non porta a nulla.

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Momenti frenetici, momenti calmi.

La domenica è quel giorno in cui cerco di organizzare la mia agenda, decidere cosa farò in settimana, con chi ho voglia di vedermi, cosa devo visitare, fare, scrivere. Puntualmente i programmi saltano come cavallette. La mia agenda rossa mi guarda con aria di rimprovero per tutti gli scarabocchi e le cancellature con cui la insozzo. Ma cosa ci posso fare? E’ un periodo fluido: tutto può accadere ed essere troppo rigida non è mai stato un lato del mio carattere.

Così questa settimana invece di avere un andamento regolare e sereno è stato intervallato da momenti così frenetici da non riuscire quasi a respirare a momenti di quieta assoluta, così calmi che quasi rasentavano la noia.

Eppure nel caos più totale qualcosa si sta muovendo e credo che l’autunno poterà qualche sorpresa e almeno una certezza!

E in questo istante, mentre scrivo in mezzo ad altri blogger o pseudo qualcosa scrittori, mentre ci sono gli Smiths in sottofondo, in uno dei posti più cool di Milano, Open (viale Montenero 6, vicino a Porta Romana per chi è di Milano), sto già pensando al weekend. Alla voglia di mettermi qualche vestito allegro, fare fotografia il più possibile e andare alla ricerca di una bicicletta (sarebbe davvero ora) e perdermi dentro a qualche libreria. Sapendo che domenica, in ogni caso, prenderò in mano la mia agenda rossa, che assomiglia molto al libretto rosso della rivoluzione culturale maoista, e inizierò a programmare un’altra settimana. Ma tra le varie pensate e decisioni voglio scrivere “momento di caffè da sola al sole pensando un po’ a me e a volermi un po’ bene”, spero di tenere fede a questo proposito!

Buon week end a tutti! (prometto che scriverò un pochino di più settimana prossima :D )

 

borsa con 1000 cose

 

tipa che salta

tipa su bici che fa foto

art books con tipa

 

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Benvenuti in Istantanee Variabili!

Il desiderio di esprimersi, di raccontare, di mostrare qualcosa sia con le parole che con le immagini. Molti di noi hanno questo desiderio ma spesso non abbiamo la voglia di farlo, di metterci in gioco, di scoprirci. Io voglio provarci, di nuovo. In passato ho già tenuto un blog. Era più un diario on line che un vero e proprio progetto. Era desiderio di sfogo più che voglia di raccontare quello che mi circondava. Alla fine ho deciso di chiuderlo perché ero cambiata e non mi riconoscevo più.

Ci riprovo su una nuova piattaforma, wordpress, che sto lentamente imparando ad usare, con una grafica un po’ di diversa che prometto verrà migliorata appena possibile. I temi. Di cosa scriverò? Quali saranno le tematiche che cercherò di portare avanti e farvi appassionare? Scriverò di ciò che amo e che sento importante parlare.  Arte, fotografia, cinema, teatro, libri. Ma anche violenza sulle donne, cosa succede nel mondo, politica. Tanti argomenti ma le mie passioni sono tante e ho voglia di spaziare da un tema all’altro senza troppi pensieri o preoccupazioni.

Spero che mi seguirete in questa nuova avventura “virtuale” e che potemmo confrontarci.

Vi ringrazio e benvenuti su Istantanee Variabili!

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