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Nauru. 20.000 files sull’orrore del centro detenzione immigrati australiano

Nauru è una piccola isola a nord est delle isole della Papua Nuova Guinea e fa parte della giurisdizione australiana. Su quell’isola si trova il centro di detenzione per immigrati. Vi vengono mandati tutti coloro che arrivano illegalmente in territorio australiano.  La durata di detenzione varia ma i tempi sono estremamente lunghi.

Da circa un paio d’anni, se non di più, arrivano storie agghiaccianti sulla situazione igienico sanitaria dell’isola e sulle condizioni degli ospiti ma è sempre stato messo tutto a tacere. Nell’aprile 2015 il ministro dell’immigrazione, Paul Detton, a causa delle accuse sempre più insistenti, fece una conferenza stampa dove affermava che le condizioni del centro erano eccellenti e non c’era motivo di intervenire.

Il centro di detenzione costa ai cittadini australiani 1,2 miliardi di dollari australiani all’anno.

A inizio agosto di quest’anno il Guardian esce con una serie di articoli allarmanti, parla dei “Nauru files”. Ventimila files dove vengono raccontate atrocità oltre l’inimmaginabile. Violenze e abusi feroci specie su donne e bambini, di qualsiasi età. Anzi. Sono i bambini tra i 3 e i 13 anni, a subire le peggiori violenze. Solo i racconti sui bambini transitati tra il 2014 e il 2015 sono 8000 pagine. Gli abusi sessuali, le sevizie, le torture (psicologiche e fisiche) sono descritti nei minimi particolari. Leggerli, il Guardian ne ha riportati alcuni e meno pesanti, fa venire la nausea. Sia uomini e donne che si occupano del campo ricattano sessualmente, violentano, picchiano i bambini, le ragazze  e le donne. Gli aguzzini sono personale pagato dai contribuenti australiani e non si fanno scrupoli,

Alcuni bambini arrivati in Australia hanno raccontato alcuni episodi. Altri per il semplice bisogno di dover andare in bagno credevano che bisogna accoppiarsi con il maestro o la maestra, solo per andare in bagno. Tutto questo e le conseguenti denunce da parte di molti insegnanti hanno portato l’attenzione su questi files.

Non solo. Le condizioni igienico sanitarie sono così pessime che ogni detenuto ha almeno una malattia. E non vengono curati. Ci sono i medici. Ma non lavorano, non visitano i detenuti, non li curano. Eppure vengono pagati. Ovviamente non denunciano. Sono moltissimi i casi di detenuti che impazziscono o che desiderano suicidarsi. I bambini costantemente abusati soffrono di gravi allucinazioni.

Gli stupri sulle donne sono la norma. Una donna che denunciò a un volontario l’assalto subito venne mandata via e le fu raccontato che in Australia lo stupro è una pratica comune e che non si viene puniti!

Il governo australiano ha sempre saputo tutto questo perché dall’ottobre 2013 riceve i files ( i quali sono compilati dagli stessi operatori che lavorano nel campo). Eppure i ministri e i portavoce hanno sempre negato.

Il Guardian ha alzato il velo e mostrato al mondo un pezzo di inferno in terra. Dopo la grande attenzione suscitata appena gli articoli vennero pubblicati, è calato di nuovo il silenzio. Ed è passato appena un mese. Se si vanno a leggere i quotidiani australiani se n’è parlato appena.

Il tema immigrazione ormai è un tema che riguarda quotidianamente il nostro presente. È un tema che va affrontato con lucidità e umanità. Gente che scappa da fame, dittature, guerre e viene accolto come una bestia. Medici, operatori culturali e sociali, guardie che abusano tutti dei detenuti. È forse possibile tollerare tutto questo? Eppure non ho sentito un solo richiamo al governo australiano, che anzi sembra lavarsi le mani e negare come un asino di fronte all’evidenza. È accettabile? Possiamo accettarlo?

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