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“Quale memoria per quale società?” Interrogativi per il futuro

Interrogarsi per migliorare il nostro futuro. Interrogarsi per capire che visione, che progetto, si vuole avere per la nostra società. Non è facile porsi domande, mettersi in discussione, mettere in discussione. Specialmente oggigiorno, dove si vuole essere ciechi, sordi e muti.  Ci vuole coraggio e costanza.

Per questo ho trovato importante esserci al convegno svoltosi martedì 14 aprile scorso, a Palazzo Montecitorio, organizzato dall’associazione Hans Jonas e dedicato principalmente al museo della Shoah a Roma ma non solo. La domanda che gli organizzatori si sono posti, “Quale memoria per quale società?”, è una domanda molto ampia e che ingloba molti altri temi. Per questo ho sentito l’evento come utile per un momento di riflessione.

Ha avuto luogo nella sala della Regina, vicino al famoso corridoio dei busti. Come sempre l’organizzazione degli addetti alla Camera dei Deputati è stata impeccabile ed è stato suggestivo aspettare nella sala, che accoglie importanti arazzi, e vedere come a poco a poco si riempiva di gente curiosa e non solo della comunità romana.

Il convegno si è aperto con il saluto della Presidentessa della Camera, l’On. Laura Boldrini, la quale ha auspicato che ci sia presto un museo sulla Shoah per potersi confrontare con il proprio passato. Aggiunge che un dialogo tra i discendenti dei persecutori e dei perseguitati è importante affinché certe tragedie non accadano mai più. Ha confermato che è iniziato l’iter istituzionale per la legge che condanni il negazionismo. Di seguito è intervenuta la Ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, e il saluto del Presidente delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna.

Il convegno è entrato subito nel vivo con una bellissima lectio magistralis del Professore Marcello Flores D’Arcais. Quindici anni fa è stata istituita la Giornata della Memoria ma accanto a questa giornata sono stati pubblicati nuovi studi sulle neuroscienze che ci hanno offerto una nuova visione della memoria. La ricostruzione del passato non è qualcosa di statico ma si rinnova ogni volta, i ricordi e la attività del ricordare si uniscono, andando contro la vecchia credenza che la memoria sia qualcosa di immobile e sedimentato. Brauming ha dimostrato che molte vittime della Shoah hanno sovrapposto ricordi e immagini viste decenni dopo. Ma non per questo la loro memoria è meno vera. Flores D’Arcais poi si chiede chi sono i costruttori di memoria di oggi: un Museo; gli storici; i monumenti; i racconti dei media (i quali sono diventati molto importanti); i processi. E quali sono i rischi della memoria? Per il Professore sono due: la sacralizzazione  e la banalizzazione. Inoltre si deve notare come le vittime non hanno parlato subito ma hanno preferito parlare ai nipoti piuttosto che ai figli. Questo è avvenuto anche per il genocidio degli Armeni. Ricordare deriva dal latino recordor (tornare indietro, ristabilire) e reminisco (collegamento con il proprio passato) e questo dovrebbero fare i musei della Shoah, ristabilire un contatto con il proprio passato.

Dopo la Lectio, coordinati da Saul Meghnagi, ci sono stati gli interventi di Corrado Augias, Piero Angela e Micaela Procaccia: molto belli e sentiti, pieni di ricordi e riflessioni per il futuro. L’architetto Luca Zevi ha mostrato il progetto del Museo, il quale sarà a Villa Torlonia. Sono stati mostrati prima i musei sull’Olocausto e il giudaismo di Washington, Gerusalemme (Yad Vashem) e quello di Berlino (ricorso che a Monaco di Baviera vi è un altro Museo inaugurato nel 2007, io lo visitai e devo dire che aiuta molto a capire la storia della comunità ebraica in Baviera e quello che subirono, inoltre la sua forma a “cubo” ben si adatta alla piazza dove è situato e non passa inosservato). Anche il Museo che verrà costruito a Roma avrà una sua architettura particolare ma che ben si ingloberà con gli spazi vicini. Ci sarà anche un percorso dei Giusti. (Il giorno dopo ho letto che per il Museo verranno stanziati 16 milioni, ho anche letto la polemica per il prezzo elevato secondo alcuni. Ricordo, per esempio, che il Museo di Monaco costò 13 milioni circa e fu il Comune a volerlo e a pagare).

Nella terza parte del convegno, moderato dalla Professoressa Anna Foa, hanno parlato Luigi Manconi, Gabriele Nissim, Franco Lorenzoni e Giovanni Maria Flick. Gli ultimi due interventi, Lorenzoni e Flick, davvero belli e “sentiti”.

È stato un convegno importante e spero il primo di una lunga serie per poter parlare in maniera più approfondita su questo argomento.

Io credo fermamente che in Italia non ci siano gli anticorpi per combattere l’antisemitismo. Anzi. Sento che da noi, come nel resto d’Europa, il disprezzo verso chi è di religione ebraica sia in aumento. Dunque mi chiedo: vogliamo una società che sia sempre più intollerante, antisemita? Trovo incredibile che nel 2015 ci sia chi ancora vede in maniera negativa chi è ebreo, come se fosse un corpo estraneo alla nostra società. Mentre ci poniamo interrogativi per capire quale strada la nostra società consiglio di leggere libri di storia e conoscere chi ha una cultura e una background storico diverso dalla maggioranza, per capire che nessuno è diverso.

Complimenti ancora alla associazione Hans Jonas. (Per chi non sapesse chi sia Hans Jonas: fu un importantissimo intellettuale e uomo di cultura, nato in Germania nel 1903, morì in America nel 1993. Si interrogò tutta la vita sulla laicità nella società, e altri temi sociali e non. Il suo libro più famoso, e forse significativo, è “Il concetto di Dio dopo Auschwitz”)

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