Category Archives: sessismo

Aggiornare la Legge

Nel nostro Paese capitano periodi in cui i vari mezzi di informazione ci parlano di violenza sulle donne, ingiustizie e femminicidi. Il tutto quando sale alla ribalta qualche caso di particolare gravità. Poi non ce se ne occupa più, come se il problema poi scomparisse. Si fanno spesso paragoni con altri stati europei, si dice che la situazione all’estero è migliore. Davvero? Io credo che la situazione sia più o meno tragica in tutta Europa ( e non parlo di India o di paesi africani perché è ovvio che in certi parti del mondo la condizione della donna è davvero a livello medievale).

Prenderò come esempio la Francia. Ogni anni nel paese d’Oltralpe 223.000 donne subiscono abusi fisici e/o psicologici da parte del partner. Solo nel 2014 sono morte 314 donne. Muriel Salmona, psichiatra specializzata in traumi, afferma che le donne abusate per anni arrivano a un “breaking point” e quindi reagiscono. È stato questo il caso della signora Sauvage. La signora ha subito abusi dal marito ed è stata isolata da quando si sposò a 18 anni. Ha reagito a 65 anni. Mentre stava riposando il marito la svegliò e le tirò un pugno perché non aveva iniziato a preparare la cena. Era l’ennesimo abuso. La Sauvage si alzò, andò in cucina e uccise il marito. Poi chiamò le figlie e la polizia. Ora rischia dieci anni di galera. Il marito abusò per anni fisicamente e psicologicamente anche delle tre figlie (da ragazzine fino ai loro 20 anni, finché non riuscirono ad andarsene da casa). La signora Sauvage non aveva amici, tentò il suicidio.

Catherine Le Magueresse, ricercatrice specializzata contro la violenza, sottolinea come lo stato francese non riesca a proteggere le donne abusate. Anche le leggi sono arretrate. Solo nel 1992 c’è stato il primo riconoscimento per abusi domestici nel codice penale francese. Dal 2013 si fanno corsi speciali per i poliziotti quando si trovano di fronte a casi come questo. Davvero molto poco. Ma non vi ricorda un po’ la situazione italiana?

Ora l’opinione pubblica, indignata per la vicenda personale della signora Sauvage, vorrebbe influenzare la corte e non farla finire in galera. Ma la legge dice che se ammazzi un uomo e vieni riconosciuto colpevole devi andare in galera. C’è giustizia? Il giudice applicherà la legge. Forse è tempo di pensare a leggi che seguano il nostro tempo meno omertoso su certi temi.

 

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Sulle aggressioni contro le donne a Colonia a capodanno

Credo che molti avranno letto la terribile e scioccante notizia di un centinaio di donne ( e forse più) assalite, toccate, insultate e derubate la notte di capodanno a Colonia in Germania da parte di mille e più uomini di origine araba e nordafricana. Con il passare dei giorni si è scoperto che episodi simili sono avvenuti anche ad Amburgo, in Finlandia e in Svezia.

Questo pomeriggio si è dimesso il capo della polizia di Colonia a causa dell’inadeguatezza del suo compito quella notte e nei giorni successivi. Politici e poliziotti brancolano nel buio. La sindaca di Colonia si è coperta di ridicolo suggerendo alle donne di stare vicino al muro, andare in giro con un uomo, non essere isolate e avere uno “spazio di protezione che misura un braccio”. Ma che consigli sono?  Quando decine di uomini formano un cerchio intono a te e ti toccano che tipo di spazio di protezione puoi avere?

I due problemi enormi sono: 1) immigrazione 2) violenza contro le donne.

1) In Germania sono arrivati un milione di profughi. Io penso e credo che però il problema immigrazione qui c’entri poco. Noi europei facciamo bene ad accogliere i rifugiati. Vorrei che la gente si informasse bene su cosa sta avvenendo in medio oriente. Questo però non giustifica minimamente cosa è venuto. E che, come riportano molti quotidiani, le vittime si sono sentite dire dai loro aguzzini che erano siriani ma qui il problema è un altro. Altre venivano chiamate puttane ecc in tedesco. Dubito che i siriani sappiano tutti il tedesco. Evidentemente erano arabi già da tempo in Germania. Quindi era un mix tra nuovi arrivati e chi è già residente. Questo mi porta al secondo problema, per me quello principale e vero.

2) Questo caso della notte di capodanno fa emergere come la violenza contro noi donne sia ormai un problema che deve essere affrontato una volta per tutte. Chi è musulmano viene da una cultura fortemente sessuofoba e misogina. Con l’alcol e con una libertà impensabile nei loro paesi, i maschi di fede musulmano fanno quello che farebbero nei loro paesi se potessero (non li sto giustificando). Perché le donne musulmane anche se portano il velo vengono molestate! Le femministe di fede musulmana spiegano come una donna può essere molestata anche a La Mecca, per fare un esempio.

I nostri uomini però non sono santi e lo sappiamo benissimo. Basta leggere i dati sulle violenze contro le donne. Vedere gli insulti e i comportamenti che fanno per strada. Qui in Europa non viviamo in paradiso. Anche nelle più civili nazioni come Germania o paesi scandinavi le donne vengono picchiate e/o violentate, specialmente dai compagni. Unica differenza hanno una legislazione più seria e una maggiore educazione civica rispetto a noi.

Ora le donne europee dovranno affrontare violenza privata e una violenza di tipo nuovo in strada. La quale però non è così nuova perché, come ne ho già parlato nel vecchio blog e qui, in Inghilterra, da quindici anni circa, esistono purtroppo gruppi di pakistani/asiatici del sud est che a gruppi violentano sistematicamente donne giovani e inglesi. Negli scorsi anni questi gruppi andavano nei centri per adolescenti con problemi. Siccome la sorveglianza, si è scoperto, è quasi inesistente riuscivano a convincere giovani ragazze a seguirli. Le tenevano prigioniere per alcune settimane e le facevano prostituire in appartamenti. Qui erano costrette ad avere rapporti con 50/60 uomini al giorno. Poi le riportavano nei centri. Si è scoperto questo orribile giro di prostituzione grazie alla denuncia di alcuni assistenti sociali (quelli che ancora sanno fare il loro lavoro). Al processo gli aguzzini si giustificavano dicendo che non si sentivano in colpa in quanto erano donne non musulmane e quindi senza valore.

Ecco. C’è qualcosa di perverso e malvagio in tutto questo. Credo che siamo di fronte a un nuovo tipo di violenza. Questo problema però non deve cadere nelle mani dei razzisti e della destra. Chi è di sinistra deve finalmente capire che ci vuole più giustizia e salvaguardia per noi donne. Abbiamo il diritto di camminare tranquille per strade, come un uomo, e poter dormire tranquille anche a casa. Per chi viene da una cultura fortemente misogina fare subito dei corsi di integrazione seri! A cui devono partecipare soprattutto gli uomini ma anche le donne e i bambini per capire i loro diritti, non deve esserci nessun tipo di ghettizzazione.

Infine mi ripeto. Non si può dire a noi donne di coprirci di più o non camminare da sole. Il medioevo è finito da tempo. Si deve aprire un dibattito veloce e serio e trovare subito formule pratiche da applicare. Specialmente qui in Italia. Ma ammetto di essere molto sconfortata in quanto vedo che siamo più interessati a una bestemmia vista in televisione e ai guadagni di un film.

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C’è ancora un senso nel festeggiare l’otto marzo?

La festa della donna. L’otto marzo. Mimose. Colori. Eventi per sensibilizzare sul tema della condizione della donna oggi.

Ha senso festeggiare tutto questo? Me lo chiedo ogni anno. Non ho una risposta. Mi dico sì perché noi donne siamo ancora considerate essere inferiori e ogni occasione è buona per parlarne; mi dico no perché in verità passi avanti nei decenni ci sono stati ma oggi sembra che tutto stia peggiorando e quindi OGNI giorno dovrebbe essere la festa della donna.

Su Repubblica di ieri leggevo un breve articolo di Natalia Aspesi, la quale affermava che la vera conquista sarebbe arrivata quando fosse arrivata l’uguaglianza tra i sessi anche dentro le mura domestiche. Vero. Quando andai alla manifestazione, anni fa ormai, di “Se non ora quando” in piazza Castello a Milano, mi chiedevo quante donne e uomini avessero recepito il messaggio, cioè mi chiedevo “ora, a casa, ci sarà una rivoluzione? Il marito farà i lavori domestici o altre mansioni viste come femminili?”. Sia ben chiaro che non credo che se un uomo lava i piatti ecco che il femminismo ha vinto, credo che se un uomo lava i piatti 1) senza sentirsi in dovere 2) con naturalezza 3) alternandosi (senza essersi messi d’accordo) con la compagna sia davvero un segno importante e i figli (se ci sono figli) avranno un esempio naturale di uguaglianza tra i sessi. Infiniti gesti banali e quotidiani possono già fare molto.

E poi ovviamente c’è il grande tema della violenza sulle donne, violenza sia fisica che psicologica. Nel mondo bianco e istruito tutti si indignano per violenze sessuali, uomini che picchiano donne e via dicendo. Ma se ci si informa questa “indignazione” non porta conseguenze. Secondo il primo rapporto sulle violenze sulle donne, creato e redatto dall’Unione Europea, in tutti gli stati europei le leggi che tutelano le donne sono poche e fatte male. Il numero delle donne che ha subito violenza (da un avances pesante allo stupro) è altissimo. Da noi. Pensate in tutti gli altri paesi del mondo dove a volte non ci sono neanche leggi che ci tutelino.

In questi giorni leggo del documentario sulle violenze sessuali in India, in particolare incentrato sullo stupro di gruppo di tre anni dove morì una giovane donna, che è stato bannato dal parlamento indiano. Verrà trasmesso dalla BBC domani, otto marzo, ma in India non si potrà vedere. Tra i vari motivi si legge perché “denigra l’immagine dell’India”. Nell’intervista all’interno del documentario uno dei carnefici dello stupro del dicembre 2012 dichiara non solo che non si è pentito ma che una brava ragazza non esce la sera, se non si fosse ribellata l’avrebbero solo violentata e picchiato il suo ragazzo. Non trovo parole che possano spiegare lo schifo che ho provato leggendo queste frasi. Ma non stupiamoci. Questa mentalità orribile non è sconosciuta a moltissimi uomini bianchi europei o americani.

Credo che non si affronti mai davvero il tema donna. Non solo perché noi donne non riusciamo a trovare un modo per renderlo importante ma anche perché è un tema che non lascia zone d’ombra, tu maschio devi esporti. Temi come la prostituzione, le violenze sessuali e non, mutilazione dei genitali, salari e comportamenti sui luoghi di lavoro e via dicendo, per molti sono o inutili (che bisogno c’è di parlarne?) o stressanti (che palle). In un mondo di uomini, di maschi, questi temi non vanno bene, ancora oggi loro sono dominanti e noi siamo inferiori. C’è poco da festeggiare. Domani gli uomini saranno più gentili, più premurosi, con sorrisi condiscendenti (non tutti, alcuni saranno pure merde come sempre, alcuni saranno invece sinceri), ma allo scoccare della mezzanotte tutto ritornerà come prima.

Il problema non è festeggiare o meno l’otto marzo, il problema è come “riusciamo durante gli altri 364 giorni dell’anno a ottenere vittorie e diventare uguali a loro nella mente degli uomini?” Questa è la sfida e non potremo farlo da sole, avremo di bisogno di chi ci vede uguali, degli uomini che ci amano e rispettano per davvero.

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Se questa è una donna

L’aria dentro vecchie capanne di legno e mattoni è secca e fredda. D’inverno entra poco sole e molto umido. Dover stare in molti dentro uno spazio angusto non aiuta a non poter sentire i propri problemi. Stare tutto il giorno dentro una vecchia capanna senza sapere che ore sono, quando i propri aguzzini arriveranno, è un qualcosa che aumenta la paura, si sa solo che quando arriverà la notte, inizierà il proprio girone all’inferno. I buoi, le capre o qualsiasi altro animale che sta dentro un capannone non ha molta paura e se c’è freddo si riscaldano gli uni con gli altri stando vicini e grazie alla condensa calda dei loro fiati. In questo caso poco servirebbe.

Le “capre” dovevano aspettare dentro vecchie capanne. Le “Capre” erano 28 ragazze rumene che di notte erano obbligate a prostituirsi in vari punti di Milano, tra cui via Ripamonti. I loro aguzzini, le vere bestie in questa orribile e ripetitiva storia, le chiamavano così. Le poverette venivano comprate in Romania, venivano trovate in quelle aree più depresse e povere della regione in modo tale che non si potevano rifiutare 3000/5000/7000 euro. Appena arrivavano in Italia venivano violentate brutalmente da tutto il clan, per più giorni. Chi decideva di prostituirsi subito veniva risparmiata. Botte, violenze di ogni tipo, sia fisica che psicologica, erano all’ordine del giorno. Dovevano “lavorare” in qualsiasi condizioni, anche con la febbre o stordite dalle botte. Vendute da un clan all’altro, a seconda del prezzo e della rendita, anche a italiani senza scrupoli pure loro. Perché gli aguzzini potevano essere di qualsiasi nazionalità o età ma la violenza e le umiliazioni non cambiavano. Poi di giorno venivano rinchiuse dentro capanne. Prima della prima guerra mondiale i padroni dei terreni in Emilia, Toscana, Lombardia, Triveneto e Piemonte chiudevano gli uomini e le donne dentro le corti dove abitavano, come le bestie appunto. Chiudevano loro i portoni e li serravano per la notte. Non per protezione ma per far capire che erano sì preziosi ma erano allo stesso livello dei buoi e delle galline che dormivano con loro. Certe mentalità non cambiano.

Queste prostitute non sono essere umani, non sono donne ma bestie. Leggendo la cronaca ci indigniamo. Ovviamente. Chi non lo farebbe. Scorrendo le righe e soffermandoci sui particolari ci si intenerisce: le ragazze si aiutavano e supportavano tra loro. Grazie alla denuncia di un cliente che si era invaghito di una di loro, ecco che scatta l’operazione e vengono salvate. Domani ce ne saremo già dimenticati. Le 28 ragazze sono ancora bestie. Perché quante notizie simili sentiamo da sempre? Che noia, vero?

Essere una prostituta significa essere de umanizzata. Non hai gli stessi diritti che ha un normale essere umano. Puoi essere umiliata, picchiata, violentata in qualsiasi modo che tanto è normale, bestia tu sei. Quante volte guardiamo con disprezzo le prostitute? Quante volte si sarà abbassato lo sguardo per non guardarle? Da fastidio vederle lì per strada vero? Si vorrebbe multare le prostitute o tassarle. Come se fossero contente di prendere decine di cazzi ogni notte. Ci stanno, lo vogliono. Si ammalano? Ce ne sono tante altre.

Credo che il tema della prostituzione debba interessare ogni donna. È tempo che questo racket venga spezzato, che si aiutino tutte le vittime e ci sia una campagna per far capire agli uomini che comprare una donna non è da uomo. Mi immagino quanti maschi rideranno, specie quelli vecchi e coi capelli bianchi, ma non mi importa.

Noi tutte abbiamo molti diritti. Siamo più libere rispetto solo a pochi decenni fa. Ma sempre fino a poco tempo fa ogni donna, anche non prostituta, era considerato qualcosa al di sotto dell’uomo. Se si potesse leggere nel cervello di molti maschi si potrebbe vedere che ancora oggi siamo un po’ più inferiori a loro, per alcuni siamo allo stesso livello del loro gatto di casa, per altri siamo meno di bestie.

Non dovremmo parlarne? Non dovremmo fare eventi e smuovere in maniera violenta le acque?

Quelle ragazze che subisco l’inferno hanno diritto a tornare ad essere considerate donne. Ditemi voi se questa è una donna che deve subire cose che forse neanche una capra subisce in tutta la sua vita.

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La banalità di voler dare un sesso ai libri.

Tra le varie banalità che spesso si leggono, oggi mi è caduto l’occhio su un articolo e un approfondimento su Repubblica sulla notizia che le donne comprano libri scritti da donne mentre gli uomini comprano libri scritti da uomini. Gabriele Romagnoli nel suo commento alla notizia racconta come Liminov di Carrère può essere solo letto da uomo mentre un libro della Ferrante solo da una donna. Ho trovato tutto questo assurdo. Per esempio: io ho letto e amato moltissimo Liminov, ho trovato insulsa la Ferrante. Miei gusti, ovviamente. Leggo davvero moltissimo e non solo romanzi ma anche saggistica, poesia, racconti e altri generi. Se non esperta, mi posso considerare una grande appassionata e credo che non ci possa essere una divisione, a meno che non si aprla di quel genere denominato in maniera orribile “romanzo rosa”.

Un altro dato: sono le donne che leggono e comprano più libri degli uomini, almeno in Italia. Non mi pare che nelle classifiche ci siano solo autrice, anzi.

Romagnoli però ha ragione su un punto: fin da bambini vediamo che tutto viene diviso e classificato per sesso. Questo è per i maschi, questo per le femmine. Solo chi ha avuto un’educazione intelligente ed è cresciuto in una famiglia con una mentalità non chiusa o provinciale, per non parlare poi crescendo aver avuto l’intelligenza di intuire che niente è solo per maschi o solo per femmine, può capire che questa ricerca e questi articoli sono pieni zeppi di stupidaggini e servono per riempire i quotidiani. Solo chi è cresciuto così può apprezzare un libro indipendentemente dal sesso dell’autore.

La letteratura non ha sesso, certi generi o autori non sono solo per un sesso e per l’altro no. È vero che nel presentare e voler vendere un prodotto, in questo caso un libro, si cadono in pregiudizi e preconcetti tali che poi chi non è acquirente abitudinario cade in queste divisioni.

Questa ricerca rimarca il solito dato e cioè che, finché non si cambierà il modo di pensare della società, non ci sarà nessun cambiamento vero. Si continuerà a vedere come una cosa è solo per maschi o un’altra sminuisce il fatto di essere maschio e via dicendo.

Se il cambiamento non inizia all’interno delle famiglie, delle scuole, della società e della politica non solo non ci sarà un’evoluzione del nostro modo di vivere ma dovremmo leggere ancora per molto tempo articoli così stupidi.

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La crudeltà dei dati riguardo alla violenza sulle donne.

Oggi 25 novembre è stata la giornata contro la violenza sulle donne. Una giornata per sensibilizzare, parlarne, discuterne. Ne parlo quando ormai è sera e i telegiornali e altri mezzi di comunicazioni hanno iniziato a trattare un tema più semplice e per molti più interessante: la politica. Infatti questo pomeriggio si è votato alla Camera il Jobsact e i tuttologi ora potranno parlare di chi è contro chi, chi ha votato e chi no. Non fraintendetemi! Anch’io mi appassiono e amo sapere e vedere cosa succede nel nostro parlamento ma diciamoci la verità: parlare di violenza sulle donne non frega a molti e poi è un tema delicato. Facile quando bisogno indignarsi per uno stupro o una donna uccisa, come è facile poi dimenticare il servizio o l’articolo che ne parlava.

Credo che non c’è mese, settimana o giorno dell’anno che non pensi a quest’argomento. Perché la violenza contro le donne non solo è la violenza sessuale o il pugno ma anche le parole, gli atteggiamenti, il mobbing sociale. Non so quanti post su questo o il vecchio blog avrò scritto sull’argomento: sono sempre stati i  meno letti. Colpa ovviamente mia in primis, io sono un nessuno, una cittadina fra milioni che  come molte centinaia di persone ha un blog e scrive cosa le frulla per la testa. Ma è un dato: sono sempre i meno letti. Nonostante ciò continuerò a parlarne, continuerò a scriverne.

In primavera andai sul sito dell’European Union Agency for Fundamental Rights. Era stato appena pubblicato un dossier sulle violenza contro le donne nei 28 Stati membri dell’Unione Europea. 193 corpose pagine con dentro per la prima volta (come sottolineano nella stessa introduzione) i dati su cosa subiscono le donne in Europa. I dati sono agghiaccianti non solo per violenze sessuali o donne picchiate dai propri partner o ex ma anche per stalking, insulti in luoghi pubblici o luogo di lavoro e via dicendo. Ovviamente l’inchiesta è molto limitata perché è limitata all’Europa e sottolinea come alcuni Paesi, come Italia/Spagna/paesi dell’est, non siano riusciti a fornire tutti i dati necessari. Anche se non sapete l’inglese consiglio vivamente di andarlo a leggere. Conclude affermando che le leggi in TUTTI e 28 i Paesi sono scarse e hanno lacune. Le donne NON sono tutelate e non hanno giustizia in nessun ambiente sia privato che pubblico. Non oso immaginare cosa debbano subire le donne in cui non esistono del tutto leggi e tutele. A questo dossier importantissimo, consiglio come faccio da mesi e mesi la lettura di Everyday Sexism della giornalista inglese Laura Bates. Durante la lettura alcune si incazzeranno, avrete mille emozioni e rabbia: leggetelo, è importante. E’ un crudo e oggettivo sguardo sul sessismo e la violenza in Inghilterra. C’è da avere paura.

Mi ripeto per l’ennesima volta sul web: queste giornate e le varie iniziative sono sì importanti ma fino a che punto? Perché il cambiamento deve venire dalla scuola, dalla famiglia, dalla società. Deve cambiare la mentalità e l’approccio e visione che si ha della donna e tutti questi sforzi saranno totalmente inutili. C’è poco da dire. Ma c’è molto da fare. Studiare i dati, parlarne, creare così tanti eventi anche piccoli a livello locale da far capire che si cambiare. Andare nelle scuole, parlare coi giovani fin da bambini. Sembra impossibile ma si può fare. E soprattutto dire no alle violenze e chi le vede non chiudere gli occhi.

ecco i link utili:

http://fra.europa.eu/en

http://everydaysexism.com/

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Ritornando un attimo sul sessismo e odio verso le donne.

Sul Corriere di oggi c’è un articolo in cui si riporta la notizia che una ventenne è stata insultata durante corteo sindacato da parte di compagni uomini. Ha scritto una lettera aperta rivolta alla Cgil su zic.it. Riporto alcuni estratti: “mi fischiavano dietro, mi fissavano il corpo e, assicurandosi che io potessi sentirli, si dispiacevano ad alta voce di quanto fosse un peccato che la mia gonna fosse larga e non potessero vedere la forma del fondoschiena”; “uno che portava la bandiera rossa mi ha fatto togliere le cuffie e mi ha chiesto se la scelta del colore verde per i miei capelli stesse ad indicare che la via era libera e potevano passare tutti”; ” un compagno spalleggiato da altri compagni, dall’alto della sua stazza da operaio e dei suoi cinquant’anni si è sentito in diritto di dire a una ragazza poco più che ventenne che è meglio che non si faccia i capelli rossi perché poi attirerebbe troppi tori ed è ancora piccola per gestire la cosa”.

Il problema non è che è una cosa successa in un corteo sindacalista. Il problema che è così dappertutto, come dicevo nel post di ieri. La notizia ha avuto risalto solo perché siamo in periodo “autunno caldo”, niente di più. Molti penseranno “sono degli idioti; qualche pirla; non sono tutti così”, altri che dicevano goliardate. Molte donne alzeranno le spalle e non diranno niente oppure diranno che il mondo va così, altre ancora penseranno “beate voi che siete giovani e avete attenzioni” perché è così che molte donne ragionano. Pensano di essere libere e adulte invece sono succubi in maniera totali degli uomini. Della notizia in sè e del disagio della ragazza non fregherà niente a nessuno.

Queste frasi, questi atteggiamenti denunciano il fatto che noi donne nel 2014 ancora non siamo considerate essere umani con diritti, essere umani uguali in  tutto ai maschi ma essere umani di serie b. Si dovrebbe fare una riflessione sociale e pubblica a riguardo.

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L’odio verso le donne non è una questione religiosa o di provenienza.

Stamattina sui quotidiani leggo articoli di accompagnamento alle vicende mediorientali dove si parla del fatto che in Iran ci sono stati almeno tredici casi di lancio di acido contro donne perché non perfettamente velate. Il gruppo parlamentare più progressista ha aperto un’inchiesta sulla vicenda. Anche in Afghanistan e in Pakistan ci sono stati casi di lancio di acido contro il volto delle donne, specialmente quelle che guidano. Uno dei consigli che le autorità danno è di viaggiare con i vetri della macchina alzati. Alcuni potranno dire “eh, certo. Ma si sa che nei paesi musulmani è così”. Ieri mentre guardavo Gazebo, programma su raitre, ho visto quello che Salvini, segretario Lega Nord, ha detto durante il comizio di sabato sera: che chi non rispetta l’uguaglianza uomo e donna deve tornarsene a casa sua, a fare la moschee e via dicendo. Quindi stamane mi sono chiesta “e i casi numerosi di uomini che hanno lanciato acido contro le loro ex?” mi pare, e non sbaglio, che non fossero musulmani o stranieri queste bestie ma fossero italiani-bianchi-cattolici. Evidentemente dev’essere una moda dei maschilisti per tenere in uno stato di perenne paura noi donne. E tutto il mondo è paese.

Potrei elencare tantissimi altri esempi di oscenità e odio nei confronti di noi donne e vedremmo che sono identici in tutto il mondo, senza distinzione di religione/colore della pelle/classe sociale. Gli uomini che ci odiano, e sono tanti, sono tutti uguali. Anche tra i ricchi e chi ha cultura ci sono uomini che ci disprezzano. Sono dappertutto. Quando succedono certi episodi in determinati paesi ci indigniamo come non mai, vedi India. Quando succedono violenze a casa nostra stiamo zitti e zitte, vedi le torture che devono subire giovani ragazza rumene come il settimanale L’Espresso ci ha fatto conoscere. Si è parlato di cosa subiscono queste poverine per uno o due giorni e poi basta.

Il fatto è che nel 2014 ci sono ancora troppi tabù da affrontare. La società bianca è indietro come tutte le altre. La libertà, non totale, di noi donne non è ancora accettata. La politica e le istituzioni non aiutano perché sono un covo di uomini che hanno profondi pregiudizi verso il nostro sesso. Anche nella sinistra italiana ed europea. E so che ci saranno maschi che quando leggeranno questa affermazione scuoteranno la testa ma è un dato di fatto. Noi donne, lo ripeto spesso, poi non ci aiutiamo. Rimango sempre basita da quanto maschilismo sia insito in molte di noi. Queste violenze quotidiane che i giornali ci riportano sono colpa di tutti. Perché è un tema scomodo, difficile, complesso.

E’ tempo di non dare più la colpa alle religioni, anche se ricordo che tutte e tre le religioni monoteiste sono religioni estremamente maschiliste e retrograde, non è più tempo di dare la colpa al paese di provenienza. C’è un’emergenza mondiale di odio nei confronti delle donne a cui onestamente non si da la giusta attenzione perché il realtà 1) non frega niente a nessuno, neanche alle Nazioni Unite 2) si pensa sempre che sarà per sempre così.

Concludo dicendo che è dai gesti piccoli e quotidiani che si può cambiare qualcosa. Io vengo costantemente insultata, anche pesantemente a volte, da quando ho 18 anni. Non sempre ma spesso durante l’anno mi capita. Forse perché ho capelli rossi, non so, non so darmi una risposta visto che mi vesto il più possibile e in maniera semplice per non dare nell’occhio quando sono in Italia. Ho raccontato spesso il mio disagio o le mie ansie: NON MI HA MAI CREDUTO NESSUNO. Alcuni mi dicono non è vero, anche e soprattutto tipe, altri mi dicono che purtroppo è così, è un argomento che annoia e da fastidio. Quando vengo insultata la mia giornata diventa più difficile, mi abbatto, mi intristisco. Grazie ad alcuni studi inglesi (meno male che qualcuno fa studi del genere) ho scoperto che la mia reazione è normale. Ringrazio sempre Laura Bates per aver fondato il progetto Everyday Sexism e pubblicato il libro dove ha reso noto la sua ricerca. Ho scoperto di non essere l’unica a ricevere insulti quasi ogni giorno. L’ultimo che ho ricevuto? Stamane presto. Sono andata come al solito a comprare quotidiani e a fare colazione. Tornando a casa, vestita in maniera semplicissima, senza filo trucco e con occhiali, due signori della mia via hanno urlato a pochi metri da me e guardandomi in faccia “questa fa la battona. la battona che legge i giornali” ero l’unica donna in strada. Non ho reagito, come al solito, e mentre entravo nel portone del mio condominio li sentivo ridere come se avessero detto chissà che barzelletta. Chi mi conosce sa che spesso ho subito episodi del genere, anche altre ragazza della zona ( abito in centro a Milano). Nessuna reagisce, nessuna dice niente per non avere ulteriori problemi. Quando una volta mio padre chiese in giro come mai fossero così volgari (uso eufemismo) un signore gli rispose che vedendoci (noi ragazze) spesso in giro/no orari ufficio/vestite bene intuivano che ci mantenevamo facendo le prostitute. E’ ovvio che non tutti la pensano e dicono queste cose ma c’è un forte numero.

Quello che ho raccontato sopra non è finzione, è realtà. Leggendola sembra assurda ma è così, nuda e cruda. Non ricevo insulti tutti i giorni ma ci sono stati mesi a inizio anno molto difficili. Credo che non ci sia una soluzione, almeno per me. Mi impegnerò però a lottare perché almeno le bambine che stanno nascendo adesso non debbano ricevere acido in faccia da adulte e possano camminare per strada senza dover ricevere delle battone solo perché non fanno orari da ufficio.

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Buone notizie #1 Una donna sindaco a Marrakech.

Credo che bisogna iniziare la settimana sempre con una buona notizia. Quindi sono contenta di riportarvi la storia di madame Mansouri, primo sindaco donna a Marrakech, Marocco.  L’immagine ultra maschilista dell’islam spesso ci fa credere che le donne siano purtroppo recluse in maniera totale in tutti quegli stati di fede musulmana. Per fortuna ci sono dell’eccezioni che aiutano anche a una migliore convivenza con altri paesi e ad abbattere pregiudizi.

Ho scoperto che è sindaco dal 2009. Avvocato, ha fatto una campagna elettorale andando a piedi in giro per la città per parlare con la gente. Fa parte del partito Pam: partito dell’autenticità e della modernità. Finora ha risanato il bilancio, che era in forte perdita, bloccato la speculazione edilizia e la corruzione sempre nel settore edilizio. Siccome uno dei grandi problemi è la mancanza d’acqua ha bloccato altri progetti per costruire campi da golf in modo tale da non togliere altra acqua ai cittadini. Ha affrontato le polemiche del 2012 per l’aumento del costo dell’elettricità, programmando di portare questo servizio anche nei quartieri dove manca ancora oggi.

E’ una donna energica, che non accetta compromessi e ha dimostrato come la popolazione non sia per forza bigotta: infatti è stata eletta anche se donna divorziata e che non indossa mai il velo. Mi piace molto la sua fermezza e l’esempio che da: una donna può guidare una metropoli (Marrakech è abitata da un milione di persone) come un uomo, forse anche meglio. Devolve il suo stipendio, 480 euro!, al Comune. Riportando il bilancio in attivo ora può ricostruire 20.000 case dove mancano servizi igienici ed elettricità. Punta alla costruzione di piste ciclabili, campi sportivi per i giovani e biblioteche pubbliche. Ha creato una polizia per aiutare i turisti in caso di difficoltà e nel souk, un labirinto di circa 2 km, non si trovano più mendicanti.

Trovo che sia un esempio importante per tutte le giovani donne marocchine , e in generale di tutte le donne musulmane: una donna libera e può fare quello che fanno gli uomini, senza problemi. A pensarci bene è un esempio anche per noi donne europee che pensiamo di avere stessi diritti e possibilità degli uomini ma abbiamo tanti soffitti di cristallo e pregiudizi da rompere.

 

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Avere il colore della pelle diverso. Sessismo e razzismo, ciò che molte donne in Europa devono subire.

Il sessismo in Italia è ben radicato ed accettato.  Non solo dagli uomini ma anche dalle donne. Spesso siamo proprio noi done a sminuire certi episodi, a dare per scontati certi atteggiamenti volgari e pesanti e a catalogarli come “normali”. Siamo sottomesse a regole che la nostra società ci impone. Tra gli anni ’70 e ’80 ci sono state molte vittorie che a oggi ci rendono la vita più facile rispetto a un tempo, ma ancora c’è molto da fare perché i processi storici sono lunghi e prima che un’idea o un nuovo modo di vivere sia completamente assimilato e digerito dalla società ce ne vuole.

Oggi però vorrei parlare di un sessismo che non posso conoscere in prima persona: il doppio sessismo che subiscono le donne di colore. Ne voglio parlare perché mi accorgo che interessa davvero poco. Infatti dati in Italia a riguardo non esistono. Ci sono pochi dati per vari motivi: 1) sono donne senza documenti e qui illegalmente per cui hanno paura anche solo a parlare, 2) anche se hanno documenti sono magari segregate in casa dalla famiglia, 3) anche se con documenti e “libere” si vergognano a denunciare ecc e quindi non si sa molto comunque. Il sessismo di cui parlo non è legato solo a violenze fisiche ma anche alla difficoltà nel trovare un lavoro, anche se si è cittadine italiane al 100%.

Questo problema non è solo italiano, è europeo. Ma anche in Europa i dati sono scarsi. Ne ho trovato uno che riguarda però solo il Regno Unito: almeno 1 donna su 5 (nera, pakistana, da Bangladesh) è senza lavoro, a differenza delle donne bianche il cui rapporto è 1 su 14 per quanto riguarda disoccupazione. Ci sono testimonianze di pregiudizi subiti all’università o durante un colloquio di lavoro ma non so se sono poi usate per fare statistiche o ricerche sul problema.

La scrittrice Reni Eddo-Lodge spiega in un’intervista rilasciata alla bravissima giornalista Laura Bates che molte donne britanniche di colore subiscono sexual harassment sia per 1) l’”esotificazione” del corpo delle donne di colore, idea che proviene dal colonialismo, 2) come viene presentato il corpo delle donne di colore nei video musicali ecc, sempre a disposizioni e sempre “caldi”. La femminista inglese Ikamara Larasi dichiara che spesso la gente le parla con toni piccanti e allusioni sessuali a causa dell’ “hyper-sexalized image” che molti hanno.

Mi chiedo: se in Inghilterra, paese che ha una società multi-culturale da molto tempo, il problema è ancora così presente, qui in Italia qual’è la vera situazione? Credo che si diano spesso per scontato molte cose: che se una è africana allora è una prostituta, che se una donna è con il velo allora è scema e sottomessa e via così. Questo dare per scontato chi abbiamo davanti non aiuta nessuno, nemmeno noi. Sessismo e razzismo insieme: è questo che moltissime donne in Italia devono subire ogni giorno. Bisogna cercare di sensibilizzare la gente sull’argomento, bisogna andare a parlare con chi non vuole parlare per paura o vergogna o rassegnazione, bisogna integrare.

Concludo domandandomi: da un punto di vista femminista, se partiamo dall’idea che le donne sono state storicamente oppresse anche perché diverse dall’uomo, come possiamo batterci e protestare per avere più diritti e rispetto mentre escludiamo dalla nostra lotta altre donne perché diverse da noi? Credo che per sensibilizzare e per cercare di debellare almeno un po’ il sessismo dobbiamo unirci tutte, perché nessuna è diversa, siamo davvero tutte uguali.

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