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See Around: una tinyletter settimanale!

Carissimi lettori,

avevo scritto un post tempo dove vi informavo che avrei ogni mese raccontato le gallerie o mostre che avrei visitato. E così sono ancora intenzionata a fare. Credo che però debba usare un’altra formula. Per cui ho deciso di iniziare a utilizzare Tinyletter. È una newsletter ma io la vedo più come una pagina di diario che viene spedita ad amici e a tutti coloro che sono interessati a leggere quello che voglio raccontare. Una forma diversa dal blog. Ovviamente continuerò a scrivere di arte su questo blog e lo continuerò ad usare!

Per cui vi invito a iscrivervi a SeeAround ma la mia Tinyletter!

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Fango

Viviamo in una società dove gettare fango sugli altri è ormai diventata consuetudine. Anzi. Spesso lo si fa per noia. Certi giorni è sopportabile, altri non se ne può più. Alcuni dicono che purtroppo è un male necessario, altri che bisogna essere superiori. Per quanto tempo si può sopportare?

Quelli che gettano fango senza aver MAI  parlato una sola volta con la loro vittima preferita delle loro sparlate. Quelli che poi avvisano ogni loro contatto di stare attenti, spesso hanno si e no intravisto quella persona un paio di volte ma si credono esperti nel suggerire di non parlarci o darci confidenza. Quelli che siccome all’amico sta sul cazzo allora per forza bisogna gettare fango. Quelli che per ferire un ex amico allora fanno circolare voci infondate.

Certi giorni quando leggo veri e propri resoconti sulla vita degli altri o sulla mia, seppur più raramente, mi sale un tale schifo che non so trattenerlo. La rabbia, l’esasperazione, il non capire. Il dover portare per forza pazienza. Il constatare in particolare che spesso le più cattive sono le donne, quelle che si definiscono femministe ma poi massacrano le altre. L’arroganza di aver il diritto di poter dire la propria opinione ma se uno vuole replicare no, non può. Perché? Un bullismo immotivato.

Spesso chi getta così tanta merda addosso agli altri, e per così tanto tempo, in realtà è una persona molto problematizzata. Una persona che si vende a chi sta vicino come equilibrata ma che in realtà nasconde insicurezze e paure così grandi che l’unica soluzione che trova è rovinare i rapporti sociali ad altri. Ne provo profonda pietà ma allo stesso tempo profondo disprezzo. Disprezzo allo stesso modo chi crede ciecamente alle calunnie. Onestamente se vedo che una persona a me cara sparla sempre male di qualcuno che non conosco, non credo ciecamente a quello che dice ma mi preoccupo, mi chiedo cos’è successo e suggerisco di pensare di me a quella persona. Non alimento e certamente non mi metto a odiarla.

Ci sono certi giorni in cui è davvero difficile sopportare. Forse per i toni esasperati che ci sono ormai su facebook o twitter, almeno nel privato si vorrebbe un po’ meno ipocrisia e un po’ più serenità. Non nego di essere cascata anch’io a volte in certi meccanismi, per fortuna poi ho riflettuto.

È molto facile gettare fango. È veloce, gratuito, fa stare meglio – immagino. Meno facile poi è guardarsi allo specchio.

 

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Malinconia di Agosto

Tra le varie regole che ci siamo auto imposti di seguire per poter essere socialmente accettati c’è il fare qualcosa ad agosto, ribaltare i propri ritmi e stili di vita. Io non amo agosto. Io amo avere il mio ritmo sicuro e rassicurante che ho durante il resto dell’anno. Ad agosto hai tanto tempo per riflettere e pensare. E quel pensare diventa spesso rimugginare su cose che nel tran tran della vita di sempre a cui non dedicheresti un solo secondo. Ma è così. Lasciare la città, ritrovarsi tutti nello stesso luogo di mare o villeggiatura pretendendo di essere qualcosa di diverso per quei giorni.

Io sono arrivata ad agosto stanca, sfibrata, da un anno che è stato intenso ma mi ha cambiato per un’ennesima volta. C’è poi questa malinconia pavesiana nell’aria che rende il respiro ancora più pesante, come se questo caldo non bastasse a complicare ulteriormente tutto. Ieri sera mi ha scritto un ragazzo che la tenerezza è importante. Così. Non c’è stata spiegazione. Ultimamente gli uomini che attraversano la mia vita non si degnano di dare spiegazioni, evidentemente pensano che noi donne grazie al nostro intuito femminile possiamo leggere nella mente. Poveri sciocchi. Ebbene in questo agosto per me insopportabile provo ad essere gentile, a provare a capire gli altri, ad essere tenera. Inutilmente. Sembra anzi che io sbagli in tutto. E che venga costantemente respinta. Qualsiasi azione uguale sbaglio. Perfetto.

Odio andare al mare eppure ci andrò. Spero di ricompormi un attimo per poi ributtarmi in quello che sarà politica, lavoro, un master da ottobre e viaggi per lavoro e non. Ma questa malinconia resta. Come i pensieri e i dubbi che non vogliono lasciaremi stare. Chissà quanti di voi che mi leggono hanno questi dubbi o ansie eppure siete bravi perché li mascherate molto bene. Io no, io non ho voglia, mi mostro come sono. Mi comporto a volte con controllo, a volte seguendo l’istinto.

La brezza marina da domani mi porterà sollievo e risposte? Oppure dovrò aspettare il vento deciso di inizio autunno per poter di nuovo respirare? Questa malinconia agostana tornerà a rinchiudersi dentro le pagine di un romanzo di Pavese oppure dovrò portarmela come un fardello per settimane ancora?

 

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Perché chi si sente escluso non se la prende con chi lo pone in quella condizione?

A Tor Sapienza, quartiere di Roma, il malcontento non è sentimento nato da pochi anni ma è presente da molto tempo. La mancanza di infrastrutture, uffici, negozi di alimentari, pochi mezzi pubblici hanno esasperato gli abitanti del quartiere. Il tutto enfatizzato dalla crisi economica che maggiormente ha colpito chi vive in zone periferiche. I problemi ci sono eccome, se la gente si lamenta su certi argomenti ha ragione. La latitanza della politica non ha certamente aiutato. I rappresentati sia di destra che di sinistra poco sono andati in quella zona. Questo non spiega le violenze e le ingiurie razziste che alcuni abitanti hanno manifestato nei confronti di immigrati minorenni, i quali sono spesso lasciati a loro stessi, con pochissimi aiuti. Quello che alcuni giornalisti hanno notato e su cui anch’io ho riflettuto sopra è il perché non ci siano rivolte popolari, specie di quelle così abbandonate, contro chi ha portato il degrado. La malavita, che colore della pelle non ha, e il racket. Perché non si lanciano pietre contro le case dei mafiosi, di coloro che portano lo spaccio in quei quartiere, contro chi obbliga le persone a vivere nel degrado, a chi si sostituisce allo Stato con illegalità? Perché la malavita è il vero problema. Ma sembra che ci sia una sudditanza psicologica di abita in queste zone verso chi porta il malessere. E lo Stato, invece di andare a parlare nei vari talk show, dovrebbe stanziare fondi per aiutare la popolazione ed essere presente sul serio sul territorio e far capire che non sono dei minorenni impauriti che sono il problema ma chi pone povero contro povero.

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Incontro fugace, immaginarsi la storia di uno sconosciuto.

A Milano oggi c’è il sole ma fa freddo. Si sente nelle ossa perché l’umidità, tipica della pianura padana e di questo periodo dell’anno, lo fa penetrare fin sotto gli indumenti. Mi sistemo al meglio la sciarpa mentre aspetto il tram, il 23. Quand’ero bambina mi divertiva prenderlo perché guardavo i tanti adulti, a me sconosciuti, e immaginavo le loro storie o brevi episodi della loro vita di quel giorno, poi li raccontavo a mia madre; prendevo sempre con lei il 23, invece l’automobile era il mezzo a cui associavo mio padre. Da anni e anni però non immagino più storie altrui, non lo faccio più: la maggior parte della gente mi pare o insignificante o irritante. O forse sono io che ho poca fantasia ora che sono adulta.

Tra un alzarsi di foglie secche e gialle e un odore pungente di asparagi proveniente dal borsone di una signora cinese accanto a me, finalmente arriva il 23. Salgo e mi metto in fondo vicino al finestrino, così il sole mi scalda un po’. Mentre con faccia inespressiva guardo fuori, ecco che vedo una signora sulla quarantina in bici. Sta piangendo. Non a dirotto ma si vede che piange: si asciuga le lacrime, ha gli angoli della bocca in giù, come la maschera drammatica del teatro greco, la fronte è corrugata. Mi colpiscono i suoi occhi, molto tristi. Senza volerlo a volte supera il tram, poi di nuovo il tram supera lei. Io continuo a guardarla. La osserverò fino alla mia fermata dove devo scendere e poi la perderò di vista. Non è da me guardare così tanto gli altri, anzi. Tendo sempre a non dare fastidio e a farmi i fatti miei, a meno che non ci sia un figo ma sono comunque discreta. Ma questa signora, così ben vestita ma con uno stile tutto personale, che con dignità e un’infinita tristezza piange mentre pedala mi colpisce. Mi chiedo: “Piange per una storia d’amore finita?”, “Ha avuto una brutta notizia?”, “E se sì, cosa le è stato detto?”. Mi immagino cento situazioni in pochi minuti. Scesa dal tram, avrei voluto fermarla per dirle una bella parola o offrirle un caffè. Ovviamente questo nella mia mente, perché nella realtà chi ferma uno sconosciuto così? Nessuno. E’ stato un incontro momentaneo. Fugace, passeggero. Eppure ho sentito un’empatia fortissima per questa donna. Non la rivedrò mai più, eppure le auguro di tornare a sorridere presto e di essere felice.

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Leggere dentro.

Ho sempre creduto che avere una certa sensibilità, avere una certa empatia verso il prossimo, aiutasse nei rapporti. Essere troppo sensibili può diventare svantaggioso ma non è una caratteristica negativa.

Stamane ho ricevuto un’ email da una persona con cui il rapporto personale si è concluso. Non mi ha scritto cattiverie o insulti, mi ha scritto spiegandomi cosa non sopportava più di me e ci teneva a farmelo sapere. Mi ha scritto una predica, non capisco da che pulpito. Ecco. Anche l’irruenza nel voler esprimere il proprio pensiero e farlo arrivare è qualcosa di positivo ma bisogna vedere chi si ha davanti perché allora diventa distruttivo. Ma comunque. Una delle cose che non sopportava di me era il fatto che io sapessi sempre leggergli dentro. Un post, un video, uno status, un sms, l’intonazione della voce: non poteva dirmi bugie e tergiversare su qualcosa che non andava perché io lo correggevo, gli “imponevo” (davvero?) di dirmi cosa non andasse, perché fosse incazzato, triste, pensieroso, sfiduciato, allegro. Qualsiasi stato d’animo lo intuivo. Come immediatamente recepivo di chi parlava, o a chi pensava. Non lo sopportava. Ero troppo sensibile, ero troppo intuitiva. Lo spaventavo, lo capivo più io che amici di infanzia. Per questo si allontanava da me o mi respingeva o mi trattava male.

Una volta gli dissi che ad ascoltare un video che aveva postato avevo sentito tutto il suo dolore che voleva trasmettere con quel post e la cosa lo aveva sconvolto (quote) perché altri pensavano che aveva solo voglia di ascoltare quella canzone e basta. Lo intimorivo. Per non parlare, ha concluso, con il mio bisogno di confrontarmi, parlare, sapere come andava. E poi il mio leggere tanto, il mio avere mille interessi, il mio essere amica di tanti senza chiedere niente indietro, il mio essere indipendente, il mio capire e interessarmi davvero alla politica. Troppo per lui.

L’email finisce augurandomi ogni bene e chiedendomi il perché invece di leggere dentro gli altri non mi basti essere una “ragazza come tutte”, forse troverei il fidanzato. E’ stato parecchio una pugnalata. Non credo che merita risposta, visto che mi bloccò su ogni social. Ma chiedo: cosa significa essere come tutte le ragazze? Fare sesso e andare d’accordo rende implicito che una vuole stare per forza insieme a qualcuno? Noi ragazze diamo la sensazione che cerchiamo sempre e costantemente un fidanzato?

Non credo di essere molto brava a leggere dentro qualcuno visto che non mi sono resa conto per mesi dell’atteggiamento provinciale, maschilista e miope di questa persona.

Credo che nessuno si debba giustificare o sentire in colpa se riesce a capirti meglio di altri. E’ vero: capita che a volte intuisco subito cosa succede, immagino con chi ha parlato, le angosce e le gioie. Non ho mai pensato che questo mio sesto senso, che hanno in tanti nel mondo, sia un problema. Anzi. I miei interessi, le mie passioni, le mi intuizioni sono parte di quello che sono. Eppure mi sembra di essere comunque una persona mediocre, vorrei fare di più, sapere di più. Vorrei sapere davvero leggere dentro l’anima della gente, mi aiuterebbe un sacco. In questo periodo sto conoscendo gente nuova, c’è un ragazzo che mi incuriosisce molto, non solo perché carino, ma perché da molto ed esprime molto, molto probabilmente senza accorgersi di quanto sia interessante, eppure non lo riesco a inquadrare, non riesco a sapere cosa gli passa per la testa. Mi rode un po’ questa cosa.

La percezione che ognuno ha degli altri è estremamente labile e oggettiva. Sarebbe bene però non scrivere giudizi affrettati e ferire così chi abbiamo davanti ma provare ad essere più intuitivi, meno egoisti, meno superficiali e provare a leggere dentro realmente. Non credo che bisogna essere un genio per saperlo fare se si tiene davvero a chi ci sta di fronte.

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La guerra privata per un tazza di caffè su instagram e tumblr.

Sfondo bianco. Una tazza di ceramica, spesso bianca, spesso di Zara Home. Un piattino con sopra un qualche dolce. A volte un libro aperto accanto. Tra blog, tumblr (piattaforma microblogging) e instagram questi elementi sono protagonisti di moltissime foto. Può cambiare l’angolazione, può cambiare a volte la luce (alcune preferiscono quella naturale che filtra dalle finestre), più essere aggiunto qualche altro elemento ma sostanzialmente l’iconografia della fotografia è questa.

Mi diverte voler trattare di un argomento davvero frivolo. Mi diverte leggere alcune blogger, che a differenza mia prendono estremamente sul serio il loro sito e si credono portatrici della fiaccola di qualcosa di estremamente nuovo e molto “out of mainstream” (quote) (sic), discutere fra di loro o le loro fan su chi è stata la prima rivoluzionaria ad inventare quel genere di foto.

Si può discutere su un argomento simile? Certo! Dimostrazione di quanto internet faccia sentire importanti e di quanto noi italiani siamo provinciali. Un giorno, un bel giorno di giugno, leggo di una ragazza che si lamenta, con tono ovviamente superiore, che le sue foto tazza-brioches-libro-mattino vengono ormai spesso copiate “MMMh, che ci posso fare?” (in sottofondo si sentiva anche un leggero sbuffo, indiscusso segno di superiorità e rassegnazione per essere la migliore). I commenti sotto delle grandi ammiratrici erano indignati e la incoraggiavano ad andare avanti e a non lasciarsi abbattere. Da cosa purtroppo non l’ho mai capito.

Durante questa piovosa estate altre hanno rivendicato la loro grande intuizione. Interessante è stato oggi da Pavè ascoltare, per colpa di un tono di voce leggermente alto, due blogger, nel loro campo parecchio “famose” e vestite come il pagliaccio Baraldino, che discutevano di Tizia o Caia. Argomento? Ancora le foto del mattino con tazza e brioches e. Sono riuscita a non scoppiare a ridere.

Volevo suggerire a uno delle due di scrivere un articolo di protesta per quello che sta avvenendo e pubblicarlo magari su Wu Magazine. Urlare all’oltraggio e chiedere una legge per la tutela dell’invenzione.

Che dire allora di quelle che leggono di un tuo progetto e te lo copiano passo dopo passo e che riescono a realizzarlo grazie alla amicizie che tu non hai? Tu non puoi dire nulla. Come fai a dimostrare che quell’idea era di tua proprietà e che ti è stata rubata?

Nel mondo dei blogger c’è sempre qualcuno che ruba un’idea, un’intuizione ad un altro. Pazienza. Non c’è una legge dell’onestà intellettuale. Bisognerebbe prendersi meno sul serio e vedere i blog per quello che sono: un mezzo veloce per comunicare con il maggior numero di persone ma questo mezzo non ti rende figo o dio.

Ma ho parlato di provincialismo… Mi piacerebbe discutere di questa malattia tutta italiana che è il provincialismo ma non è il post adatto. Comunque foto di tazze di ceramiche, con a volte accanto cibo o altro, vengono pubblicate e postate dal metà degli anni ’00, cioè da quando è nata la piattaforma di microblogging Tumblr (all’incirca nel 2006). In America, Inghilterra, Australia e così via è una delle foto più ricorrenti da sempre. Continua ad avere molto successo e nessuno litiga su chi sia stata la prima ad idearlo. Esattamente come da noi, no?

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PD città mondo: un dibattito per confrontarsi sul futuro milanese

Ieri sera al teatro Franco Parenti il nuovo circolo PD Città Mondo ha proposto un interessante dibattito su come potrà essere il futuro di Milano, dal punto di vista politico e culturale. Protagonisti del confronto sono stati l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino e Stefano Boeri. Si è provato a ragionare su quali obiettivi si dovrà puntare per poter continuare ad amministrare Milano, cosa finora non si è fatto o si è sbagliato. A moderare il giornalista Fabio Massa, de Affari Italiani. E’ stato un incontro utile per poter conoscere vari punti di vista. Quando Boeri ha ringraziato Majorino per essere presente all’evento, l’assessore si è detto stupito “sorpreso della sorpresa” perché non bisogna sfuggire dal confronto anche non se la pensi nella stessa maniera e che bisogna diffidare quando si va ad assemblee dove tutti pensano uguale. Aggiunge che è assurdo governare una città senza confronto. Si è parlato di quello che non va finora qui a Milano. Per Boeri i punti su cui bisognerebbe ragionare sono: lavoro (interessarsi di più al manifatturiero e alla cultura), partecipazione (“un’occasione persa”) e infine l’Expo ( “visto come un disastro che si è provato ad arginare. Nessuno saprà cosa avrebbe potuto essere”). Majorino si dice non completamente d’accordo sulle opinioni dell’ex assessore alla cultura e da qui è partito uno stimolante dibattito. Entrambi sono concordano che c’è ancora molto da fare. Giustamente Majorino spiega che le comunali del 2016 non si vinceranno andando a volantinare per i mercati dicendo che gli altri candidati sono peggio del nostro. Bisogna stare sul territorio e valorizzare quello che si sta facendo.

La conclusione a cui si è giunti in questo incontro è il dover confrontarsi sempre di più, anche e soprattutto, con chi non ragiona in maniera uguale e coinvolgere molto di più la cittadinanza. Non si è parlato di primarie milanesi, se ci saranno oppure no. Sembra che il candidato sarà solo Pisapia. Majorino dice che se ci dovessero essere primarie non ci sarebbero problemi e che la posizione di Pisapia ne uscirebbe più rafforzata ma non si è davvero dibattuto sul problema. Immagino che ci saranno altre occasioni.

Il pubblico che ha partecipato era abbastanza numeroso e dismogeneo e questo era molto interessante: c’erano sia militanti del partito che semplici cittadini curiosi di sentire qualcosa di nuovo. E di nuovo c’era di sicuro la creazione di questo nuovo circolo on line, dal nome Città Mondo. Un circolo che si propone di poter coinvolgere i cittadini, il mondo della cultura e dell’imprenditoria. Poterli ascoltare e dare loro voce. E quale forma migliore per poter unire tante la realtà? Certamente la rete, che riesce a raggiungere chiunque in qualsiasi momento. La piacevole serata di ieri si è conclusa con la presentazione della nuova piattaforma web del circolo.

Vedremo quali proposte ed eventi verranno presentati ai cittadini, nel frattempo vi consiglio di andare a visitare il sito http://www.pdcittamondo.it/

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Ritorno

Incredibile come il tempo abbia varie velocità che sfuggano dalla razionalità delle lancette dell’orologio, che precise fanno il loro lavoro.

Con l’arrivo di settembre c’è quel senso di inizio anno nuovo e si scopre come molte cose in un anno siano completamente cambiate e come ci sia evolvendo, in meglio si spera. Ora il ritmo comincerà a cambiare: dalla lentezza e piacevolezza di poltrire all’aperto dell’estate, si passerà a un ritmo un po’ più frenetico, si avrà voglia di fare molto di più. Incredibile come pochi giorni di ferie possano rigenerare. Non riesco a soccombere alla malinconia che prende molti, come si fa a deprimersi?

Per me settembre è un mese fantastico, percepisco che tutto potrebbe cambiare senza che questo mi spaventi, ho più speranza e voglia e non ho paura al ritorno alle classiche abitudini. Il ritorno alla pasticceria dove vai sempre a fare colazione. Ritornare a cenare con le amiche in quelle trattorie/osterie che sanno di vissuto e dove il cibo è squisito. Ritornare nei luoghi così familiari che a luglio però ti sembravano così noiosi e ora li adori di nuovi. Come siamo facilmente influenzabili a seconda di che periodo dell’anno stiamo vivendo. E’ un qualcosa che mi fa sempre molto sorridere.

Ora ritorno  a bere del caffè, che è un piccolo gesto che ciclicamente da gioia e energia. Buon settembre a tutti.

colazione a letto

macaron sotto la pioggia

atrice francese, firenze

enoteca usa

 

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Troppo difficile adattarsi e sorridere, signora mia!

Nell’Amaca Michela Serra parla ai lettori del quotidiano Repubblica che non riusciamo più ad adattarci al tempo, inteso come meteo. Ha perfettamente ragione. Anch’io in questi mesi estivi così piovosi, umidi e freschi mi sono lamentata o fatto battute sarcastiche a riguardo. Non ho voluto notare il lato positivo e divertente della vicenda. Parlare del tempo poi è diventata quasi un’ossessione, un tema obbligatorio, durante le uscite per socializzare. Un argomento con cui si prendevano in giro gli inglesi o si usava quando non si aveva confidenza con chi ci stava di fronte. Invece oggi ne parliamo in continuazione, senza che ce ne accorgiamo, come se un problema importantissimo: o ne parliamo così tanto perché non abbiamo altri pensieri che ci frullano per la testa o perché vogliamo nascondere di più serio. Lamentarsi e non riuscire ad adattarsi a cambiamenti: sembrano diventati due difetti cronici della nostra società. Su un blog che seguo, l’autrice, toscana doc, ha scritto “perché ci lamentiamo? E’ acqua mica cacca!”. Ecco, ha colto nel segno usando un francesismo. Mi impongo in queste vacanze che si avvicinano sempre di più non solo di staccarmi dal cellulare ma anche di non seccarmi e rovinarmi la giornata per quelle che sono piccolezze. Inutile prendersela! Si dovrebbe sorridere un po’ di più su queste cose, i problemi che incupiscono purtroppo sono altri.

 

due sedie al molo

 

fiori e bici

 

 

gambe nude e stola

 

sotto ombrello trasparente

 

 

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